“Milan, prendi lui. Leao da tenere, Allegri il numero uno degli allenatori”

L’intervista al super procuratore Oscar Damiani: “Il polacco sarebbe un colpo alla Modric. Retegui, Castro? Buoni giocatori, ma non aiutano a cambiare la squadra”

La sessione estiva di mercato si avvicina e i tifosi del Milan sperano in grandi colpi per alzare l’asticella e puntare nella prossima stagione alla vittoria dello scudetto. Un tricolore in più in bacheca che permetterebbe al Diavolo anche di conquistare la tanto agognata Seconda Stella. Un contributo importante ai successi rossoneri degli ultimi trent’anni l’ha dato in qualità di agente Oscar Damiani che ha portato in maglia milanista campioni del calibro di George Weah, Jean-Pierre Papin e Andriy Shevchenko. Chi meglio di lui per analizzare le mosse del Milan per la campagna acquisti estiva e cosa dovrebbero fare i dirigenti del club di via Aldo Rossi per fare il definitivo salto di qualità.

Cosa manca ai rossoneri per tornare a vincere il campionato?
«Se lo sapessi lo direi subito ai dirigenti (ride, n.d.r.). Scherzi a parte, questo Milan è già una buona squadra, ma da secondo-terzo posto. Per trionfare, però, serve altro».

Entri pure nello specifico delle necessità rossonere…
«Servono almeno un paio di giocatori di grande personalità e carisma per trascinare i compagni, alzando il livello complessivo della squadra, che sembra perdersi sempre sul più bello. In alcune gare in cui il Milan poteva e doveva fare il salto di qualità ha steccato e si è avvertita la mancanza di un paio di big».

In che ruolo in particolare?
«Davanti soprattutto: nel reparto offensivo bisogna aggiungere un grande bomber, uno da 20 gol a stagione».

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Milan

Il bomber da prendere

Su chi punterebbe?
«Un altro Ibrahimovic sarebbe perfetto. Prenderei Robert Lewandowski, anche se ha una certa età. Il polacco può essere la soluzione migliore, seppur momentanea per sistemare l’attacco. Non rappresenterebbe un investimento per il futuro e tantomeno l’elemento su cui fondare il Milan che verrà, ma Lewa per dodici mesi farebbe ancora la differenza. Sarebbe un bel colpo come lo è stato Modric».

Si parla anche di Jackson, Retegui, Castro e Sortloth: c’è qualcuno di questi che la intriga maggiormente per l’attacco del Diavolo?
«Con tutto il rispetto: stiamo parlando di buoni giocatori, ma nessuno di loro ti cambia la squadra…».

In effetti siamo parecchio lontani dai top player offensivi, che erano arrivati a Milanello con la sua regia. Da Papin a Weah fino a Sheva: tutta gente che ha vinto il Pallone d’Oro…
«Bei tempi (sorride, n.d.r.)».

Quale è stato il colpo più difficile da realizzare?
«Nessuno in particolare. Tutti e tre volevano indossare la maglia del Milan e hanno spinto per il trasferimento in rossonero. Quando la volontà del giocatore è così netta, alla fine la soluzione si trova sempre. Sheva e Weah erano molti bravi, ma si sono consacrati a Milano come campionissimi; mentre Papin aveva già vinto il Pallone d’Oro l’anno prima. Per questo fu più difficile strapparlo al Marsiglia, che voleva vincere la Champions e non intendeva rinunciarvi. Alla fine trovammo l’accordo grazie a uno sforzo importante del presidente Silvio Berlusconi, che investì 14 miliardi di lire per accaparrasi JPP dall’OM».

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Il giudizio su Allegri

Torniamo al Milan di oggi. In molti hanno messo in discussione il gioco di Allegri: che ne pensa?
«Non sono d’accordo. Allegri è il numero uno tra gli allenatori. Resta l’uomo giusto per riportare il Milan alla vittoria dello scudetto. Quest’anno ha fatto un ottimo lavoro, mettendo le basi per arrivare in alto: adesso serve che questi presupposti siano elevati in realtà con innesti di qualità».

Magari sacrificando un big tra Pulisic e Leao per fare cassa, visto che stentano nel 3-5-2 allegriano.
«In coppia fanno fatica e non vanno bene con quel tipo di modulo; perché nessuno dei due può fare il centravanti. Sono perfetti entrambi come seconde punte al fianco di un centravanti d’area di rigore. Arrivasse Lewandowski, sia Pulisic sia Leao sarebbero l’ideale a fungere da spalla del polacco».

Lei orchestrò la cessione di Zizou Zidane al Real Madrid nel 2001 per 150 miliardi di lire. Con quei soldi la Juve rifece la squadra, tornando a vincere. Arrivassero 60 milioni per Leao, il Milan dovrebbe cederlo?
«Terrei Rafa. Oggi con 60 milioni compri poco; perciò a quel punto tanto vale tenerti chi hai, invece di prendere un altro che non è detto possa avere lo stesso rendimento in rossonero».

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La sessione estiva di mercato si avvicina e i tifosi del Milan sperano in grandi colpi per alzare l’asticella e puntare nella prossima stagione alla vittoria dello scudetto. Un tricolore in più in bacheca che permetterebbe al Diavolo anche di conquistare la tanto agognata Seconda Stella. Un contributo importante ai successi rossoneri degli ultimi trent’anni l’ha dato in qualità di agente Oscar Damiani che ha portato in maglia milanista campioni del calibro di George Weah, Jean-Pierre Papin e Andriy Shevchenko. Chi meglio di lui per analizzare le mosse del Milan per la campagna acquisti estiva e cosa dovrebbero fare i dirigenti del club di via Aldo Rossi per fare il definitivo salto di qualità.

Cosa manca ai rossoneri per tornare a vincere il campionato?
«Se lo sapessi lo direi subito ai dirigenti (ride, n.d.r.). Scherzi a parte, questo Milan è già una buona squadra, ma da secondo-terzo posto. Per trionfare, però, serve altro».

Entri pure nello specifico delle necessità rossonere…
«Servono almeno un paio di giocatori di grande personalità e carisma per trascinare i compagni, alzando il livello complessivo della squadra, che sembra perdersi sempre sul più bello. In alcune gare in cui il Milan poteva e doveva fare il salto di qualità ha steccato e si è avvertita la mancanza di un paio di big».

In che ruolo in particolare?
«Davanti soprattutto: nel reparto offensivo bisogna aggiungere un grande bomber, uno da 20 gol a stagione».

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