NAPOLI - È scattato l’allarme in casa Napoli e a suonare il campanello è stato Antonio Conte. Al termine della pesante debacle subita contro il Psv, le parole del tecnico sono state fin troppo chiare: "I napoletani non meritano di essere presi in giro. Bisogna fare un bagno d’umiltà". Che cosa voleva dire? A riferito il messaggio criptato? Di certo, la perdita dell’umiltà nel gruppo campione d’Italia in carica, ha avuto un peso importante nelle 4 sconfitte patite finora. Le assenze, pur significative, non possono costituire un alibi sufficiente a giustificare l’avvio di stagione travagliato e che ha messo a nudo fragilità inattese. Conte, che lo scorso anno aveva costruito il successo della sua squadra sulla solidità difensiva, ha individuato la causa di questa vulnerabilità nei "meccanismi ancora da oliare e nell’innesto di nuovi elementi": troppi a sua detta. Il Napoli, miglior difesa dello scorso campionato, ha incassato ben 16 gol nelle prime 10 partite tra Serie A e Champions League, un dato che rappresenta un record negativo storico. Un simile passivo difensivo, dal ritorno in Serie A, si era registrato solo 16 anni fa (stagione 2009-10), in tutte le altre annate i partenopei hanno fatto meglio. È il primo obiettivo cerchiato in rosso dal tecnico e dal suo staff: la riorganizzazione difensiva. "Bisogna ricreare l’alchimia - ha detto Conte - ed è sbagliato inserire così tanti giocatori dentro un gruppo. Ma non potevamo fare altrimenti”.
Napoli, i nuovi acquisti non incidono
Il contributo dei nuovi calciatori appare, al momento, tutt’altro che decisivo. De Bruyne, con 723 minuti in 10 partite da titolare, ha messo a segno 3 gol - tutti da palla inattiva - e 2 assist, numeri discreti ma non determinanti. Beukema, con 597 minuti in 7 gare, è rimasto in panchina in 3 occasioni. Milinkovic-Savic, 540 minuti in 6 incontri, ha perso il ballottaggio con Meret in 4 occasioni. Hojlund, 468 minuti in 6 partite, ha realizzato 4 gol, mentre Lucca, schierato titolare solo in 4 match su 10, è sempre subentrato al danese. Gutierrez, impiegato in 4 gare con una media di 53 minuti a partita, Elmas, utilizzato per circa 21 minuti a incontro, Marianucci escluso dalla lista Champions: nessuno di loro ha lasciato finora un’impronta significativa. Infine, Lang, unico tra i nuovi acquisti a non aver mai esordito da titolare, incarna il simbolo di un’integrazione ancora lontana dall’essere completata. Emblematico, in tal senso, il botta e risposta tra l’esterno olandese e il tecnico: Lang, ai microfoni di Ziggo Sport, ha affermato di aver parlato con Conte una sola volta, mentre il coach ha replicato duramente dicendo che "la titolarità si guadagna col lavoro, altrimenti si resta in panchina".
Il Napoli deve tornare al passato
Ci sarà bisogno di pazienza, ma don Antonio aspetta un’accelerata significativa da parte di tutti i nuovi. Un ulteriore nodo riguarda il sistema di gioco. Ma davvero si vuole insistere con l’attuale assetto tattico? L’inserimento dei cosiddetti “Fab4” – un soprannome che, al momento, ha di favoloso solo l’etichetta – non ha prodotto i risultati sperati. Sembra un paradosso eppure, nonostante il centrocampo sia stato rinforzato con l’aggiunta di un quarto interprete, è proprio questa la zona del campo più vulnerabile della squadra. "I veterani devono ritrovare lo smalto della passata stagione", ha avvertito Conte. Cosa è cambiato rispetto all’anno scorso? Forse è venuta meno quella verve che aveva caratterizzato il gruppo oppure sono tutti vittime di un senso di appagamento post-trionfo? Tante domande alle quali Conte vuole rispondere subito nell’unico modo che conosce: vincendo sabato contro l’Inter.
