© AGENZIA ALDO LIVERANI SASAntonio Conte ha imboccato con decisione la strada del silenzio ad oltranza. Una scelta netta, quasi dogmatica, che ormai da mesi caratterizza l’approccio del tecnico salentino alla gestione mediatica del gruppo azzurro. L’ultimo intervento prepartita di don Antonio in conferenza stampa risale al 21 dicembre scorso, alla vigilia della finale di Supercoppa italiana contro il Bologna. In campionato, invece, il silenzio accompagna il Napoli dal 17 ottobre, prima della trasferta contro il Torino. Un’astinenza mediatica di quasi tre mesi, motivata da una precisa strategia: blindare l’ambiente squadra e convogliare ogni energia mentale e fisica esclusivamente sul rettangolo di gioco. Ma non c’è da escludere l’aspetto legato all’antica pretattica.
Conte, più di una partita
Quella di stasera contro l’Inter rappresenta per Conte molto più di una partita: è il crocevia di una rivalità personale e professionale che si trascina da mesi. Al centro c’è il rapporto mai idilliaco con Beppe Marotta, presidente dell’Inter, con il quale il tecnico ha ingaggiato una vera e propria partita a distanza fatta di repliche pungenti e stoccate mai troppo velate. Durante l’era Conte all’Inter (2019-2021), le divergenze su gestione tecnica e ambizioni societarie culminarono in una separazione burrascosa. Le scintille si sono riaccese dopo la vittoria del Napoli per 3-1 al Maradona sull’Inter, quando Marotta criticò aspramente un rigore concesso agli azzurri, definendolo «un episodio che ha condizionato la gara». Non meno significativo il clima di tensione con Lautaro Martinez.
