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De Rossi, stilettata a Pallotta: «In 10 mesi neanche una telefonata»
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De Rossi, stilettata a Pallotta: «In 10 mesi neanche una telefonata»

Durante la conferenza stampa in cui ha annunciato l'addio alla Roma, il centrocampista ha dichiarato: «Mi è stato detto ieri che non mi avrebbero rinnovato il contratto, ma non sono scemo. Lo avevo capito. Se nessuno ti chiama per un anno, la direzione è quella»

martedì 14 maggio 2019

ROMA - Daniele De Rossi saluta la Roma. Il centrocampista non rinnoverà con il club giallorosso e lo ha confermato in conferenza stampa a Trigoria. Il capitano della squadra di Claudio Ranieri ha dichiarato: "La notizia mi è stata detto ieri, ma non sono scemo. Ho 36 anni e conosco bene il mondo del calcio: lo avevo capito. Se nessuno ti chiama per un anno, la direzione è quella".

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ADDIO - "Non c’è stato un colloquio - prosegue De Rossi -, ne avevo parlato un paio di volte con Monchi e mi aveva rassicurato. L’ultima volta ho firmato due anni di contratto il giorno dopo che ha smesso Totti. Io ho sempre parlato poco perché non c’era niente da dire e non volevo creare rumore che potesse distrarre la squadra e tutti quanti".

FUTURO - De Rossi, però, non ha intenzione di appendere gli scarpini al chiodo: "Non ho cercato altre squadre, fino a Genova ero convinto della Champions e non volevo distrarre qualcuno. Mi sono arrivati 500 messaggi, ma non ho visto se ci sono offerte. Mi sento ancora calciatore ed ho voglia di continuare, mi farei un torto se smettessi ora. Italia o estero? Non lo so. Io il 27 maggio ho alle 15 un aereo e vado in vacanza. Ho bisogno di passare un po’ di tempo senza pensare al calcio, anche se poi dovrò trovare una squadra".

OFFERTA DA DIRIGENTE La decisione di non rinnovare il contratto, dunque, è stata presa dal club che però ha offerto un contratto da dirigente al centrocampista: "Io ringrazio Guido Fienga per l’offerta e per come mi ha trattato in questi mesi. Voglio ringraziare anche Massara. C’è grande stima reciproca e la sensazione era che potevamo andare avanti da calciatore. Fare il dirigente non mi attira particolarmente a 360°, ma qui a Roma poteva avere un senso diverso. Guardando chi mi ha preceduto, senza fare polemica, è che ho la sensazione che per ora si possa ancora incidere poco, si possa mettere poco mano in un mondo e un ambiente che noi conosciamo bene. Faccio fare il lavoro sporco a Totti".

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RAMMARICO - Di certo, l'addio di Daniele De Rossi lascia un po' l'amaro in bocca per come è arrivato a ciel sereno: "C’è una società che deve decidere se puoi o non puoi giocare. Secondo me sarei potuto essere importante per la squadra, anche facendo 5-10-20 presenze non lo so. Possiamo discuterne 10 ore. Penso di essere importante per loro. La decisione però la deve prendere la società, qualcuno un punto deve metterlo. Il mio rammarico non è quello ma il fatto che ci siamo parlati poco quest’anno, le modalità, un pochino mi è dispiaciuto. Le distanze a volte creano incomprensioni di questo genere e spero che la società migliori in questo perché sono un tifoso della Roma. La società decide chi gioca, l’allenatore decide chi vuole, non posso pretendere diversamente".

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NESSUN RANCORE - De Rossi, però, non porta rancore nei confronti di nessuno: "Parlerò col presidente Pallotta un giorno e con Franco Baldini, non ho problemi. Mi immaginavo zoppo con i cerotti e loro che mi chiedevano di continuare, non è andata così, ma devo accettarlo e vado avanti. Io bravo dirigente? Se fossi stato dall'altra parte ad un giocatore come me l’avrei rinnovato il contratto, potevo dare a livello tecnico, quando ho giocato ho fatto bene, nello spogliatoio risolvo problemi".

De Rossi

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