Soulé sull'esperienza al Frosinone
Sul trasferimento al Frosinone in prestito: "Sì, dovevo andare via, non avevo spazio, c’era il Fideo (Di Maria, ndr). Ho giocato ma non molto, quindi ho scelto di andare via. Me ne sono andato per poter giocare, capito? Perché sapevo che se fossi rimasto magari avrei giocato, ma non quanto volevo. Allora ho detto: ‘Meglio se vado da qualche parte a giocare, ne ho bisogno’. E per fortuna è andata abbastanza bene, anche se è un peccato che siamo retrocessi proprio all’ultima giornata. Ci bastava un pareggio e invece abbiamo perso. Però tutto questo mi ha fatto crescere come calciatore, al punto che si è iniziato a parlare di me anche per la nazionale argentina, quella maggiore. Perché nel frattempo era uscita la notizia che la nazionale italiana voleva convocarmi".
Soulé: "Spalletti mi ha cercato per l'Italia"
Proprio sull'interesse della nazionale italiana: "Sì, me lo ricordo bene, ero a Frosinone. Il mio allenatore lì aveva un buon rapporto con Spalletti, e ricordo che proprio mentre ero a casa di Dybala a Roma, dove ero rimasto a dormire, mi arriva un messaggio: ‘Mati, tutto bene? Ti chiamerà il CT dell’Italia, vuole parlarti, magari convocarti. Ti mando poi il numero’. E mi ha chiamato: mi ha detto che voleva convocarmi, che stavo facendo bene, che sapeva che ho il passaporto italiano. Poi è venuto anche al centro sportivo dove ci allenavamo a Frosinone. È venuto lì di persona, mi ha detto le stesse cose. Mi ha detto che mi voleva, che dovevo prendere una decisione, che stavo andando bene, mi ha fatto i complimenti. Mi disse che c’era l’Europeo vicino e che cercavano un giocatore come me, uno che salta l’uomo. Ma io gli avevo già parlato prima, e quando è venuto gli ho detto che no, che mi dispiaceva ma avrei dato priorità all’Argentina, che volevo aspettare una chiamata dell’Argentina. E lui mi ha detto: ‘Sì, ti capisco’. Una proposta così importante, eppure… è venuto fin lì, di persona. Quando sono arrivato all’allenamento, i compagni già lo sapevano, era uscito sui giornali che mi voleva la nazionale italiana. E mi dicono: ‘Oh, c’è Spalletti qui’. Poi mi ha chiamato il preparatore e mi ha detto che voleva parlarmi. È difficile, sai? Ti senti voluto, da un lato hai l’Argentina, ma anche giocatori come Dybala a volte restano fuori. Quindi non stavo scegliendo la strada più sicura. La più sicura era l’Italia, era più facile giocare lì. Me l’ha detto anche lui: ‘L’Europeo è vicino, mancano pochi mesi’. Magari ci andavo e poi non giocavo, chi lo sa. Guarda Retegui per esempio. Ma io ho detto: ‘No, sento che il mio cuore è argentino, voglio aspettare la mia occasione’. E sì, ora quando esce la lista dei convocati, l’ansia è tanta. Ultimamente non ho giocato tanto, quindi capisco se non vengo convocato. Per essere lì devi rendere. E ci sono tanti ragazzi forti, che continuano a vincere. Però io ho sempre il sogno, il desiderio, e spero davvero di poter tornare".
