Scarpati: "La Roma non si discute, si ama"
Giocavi al pallone da ragazzino? “Certo, abitavo in centro e davo appuntamento ai miei amici per andare assieme al Pincio o a Villa Borghese. Come tutti i bambini giocavamo partite interminabili con frasche e rami o sassi a segnare le porte. Come diceva Pasolini, penso che per chi ama il calcio quelle giornate di sole o pioggia e vento dell’infanzia e della giovinezza restino scolpite nella memoria”. So che sei un appassionato tifoso della Roma… “Con mio fratello a scuola eravamo minoranza. Gli altri bambini tifavano Inter, Milan, Juventus. Quando la Roma vinceva, noi facevamo “l’alzabandiera”. La Roma “non si discute… si ama”. A quale di quelle scudettate che hai potuto vivere sei più legato? Quella di Di Bartolomei, Falcao, Conti e Pruzzo o a quella di Totti, Cafu, Montella? “Due squadre complete in ogni reparto. Da tifoso posso dire che erano entrambe meravigliose compagini con due grandi allenatori come il “Barone” e Capello. Difficile darti quota di una emozione che inevitabilmente fu diversa. Il primo scudetto fu inaspettato, sorprese la città: veniva dopo quaranta anni di digiuno. Il secondo avrebbe potuto essere bissato l’anno successivo e per alcune stagioni la Roma fu in lotta per il tricolore con la Juventus e le milanesi”.
Scarpati: "Gasp fantastico"
Trova una definizione per la Roma di Gasperini con Ranieri alla scrivania. “Gasp è fantastico, un professionista esemplare per intelligenza e applicazione. Ha una sua idea di calcio e sta facendo in modo di nascondere i limiti di questa squadra. Con l‘Atalanta ha fatto davvero cose straordinarie! Ranieri è di Testaccio e ho detto tutto!”. Guardiamo anche ad altri sport. Che cosa pensi del fenomeno Sinner? “È un genio della racchetta: dalle espressioni smarrite degli avversari si può comprendere il senso di impotenza che procurano le sue giocate a chi ha davanti. Se posso aggiungere una citazione di altro tempo, Panatta mi faceva impazzire, aveva un talento smisurato ma voleva vivere e godersi la sua bella gioventù”. E Giulio può dire aver goduto la sua gioventù? “Ma sì. Faccio il lavoro che ho desiderato fare e che ho cominciato a dodici anni un po’ per gioco, un po’ perché mi si offrì possibilità. Poi ho la famiglia, mia moglie, i figli”.

