Venditti, cuore Roma: “Vorrei incontrare Gasperini. Quella sera a cena con Sacchi…”

L'intervista al cantautore: "Amo i tecnici che hanno idee e le difendono sempre. Ranieri? Un maestro"
Venditti, cuore Roma: “Vorrei incontrare Gasperini. Quella sera a cena con Sacchi…”
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Ci sono presenze che attraversano l’arco della vita, con incontri che scandiscono una amicizia discreta, capace di legare le stagioni di una intera esistenza. Capita di trovarsi ragazzi a scuola, al lavoro, in palestra o su un campo di calcio e un tempo alla leva militare, per riscoprirsi più avanti adulti e maturi, come d’improvviso. Conobbi Antonello Venditti nel 1975: era l’anno di “Lilly”, ballata poetica e struggente sulla figura di una ragazza “schiava” dell’eroina. Ero adolescente e lui un giovane cantautore di successo. Allo Stadio Olimpico andavo a vedere la mia squadra del cuore, la Roma, in Curva Sud. Iniziato il liceo, scelsi di fare l’abbonamento in Tribuna Tevere “non numerata”. Antonello era da tempo abbonato in quel settore ed era proprio tre file più in alto, dietro di me. Quando lo vidi alla prima di campionato in casa e potei scambiare due parole con lui toccai il cielo con le dita. Lasciai il mio abbonamento allo stadio, durante una annata, il 1979, in cui pensai davvero poter fare il calciatore di professione, finendo, casualità del destino, sull’altra sponda del Tevere, quella dei cugini biancocelesti. Proposito che si disciolse in un brutto incidente di gioco a Perugia, con la selezione della “scolastica” allora allenata da Lupi. Antonello rimase comunque dentro quei giorni, giorni di adolescenza inquieta e di amori piu desiderati. Lo rividi occasionalmente a Roma, e lo frequentai assiduamente diciotto anni fa, quando Maurizio Costanzo mi chiamò a “Cinecittà Campus”. Avevamo aule di prove e formazione, accanto alla casa del Grande Fratello, con studi e un teatro tenda da cinquecento posti. Passavano da noi i ragazzi che l’anno prima erano del cast di “Amici”: erano quelli a cui in quel momento non erano toccate offerte di lavoro e Costanzo voleva che quella sorta di master li qualificasse ulteriormente. Antonello fu invitato a registrare un live dal titolo assonante all’iniziativa appunto “Campus”, concerto che ebbe molto successo.

La passione per la Roma

Così ci ritrovammo e non mancai, occasione la didattica (tra le studentesse ricordo bene Emma), di coinvolgere Antonello alle mie lezioni. Lui con la consueta generosità sedette accanto a me, parlando agli studenti di Storia contemporanea e letteratura, oltre naturalmente che di musica. Era un fiume in piena e gli studenti scoprirono il 1968 e i fatti di Valle Giulia, i referendum sul divorzio e sull’aborto, il 1977, il rapimento e l’uccisione di Moro e poi le stragi e molto altro ancora. Parlava, Antonello, “diretto” proprio come nelle sue canzoni. Ora è qui, davanti a me, con mio figlio Enea e suo nipote Tommaso, figlio di Francesco, che ebbi attore in un cortometraggio. Antonello, alla parola Roma, che si intenda città o squadra si infiamma, e vibra come un diapason. Città e squadra sono storia di famiglia. Ci racconta che suo nonno era tra i soci che nel 1927 favorirono la fusione tra i club che diedero vita a un club che non fosse la Lazio. Venditti è in tour per i quarant’anni di “Cuore”.

Antonello come fai a raccontare questa Italia che cambia, con lo stesso impegno e con lo stesso amore? "Quello è il segreto, restare te stesso anche quando ti senti travolto dalla politica,dalla crisi dei partiti, che poi finiscono per essere scomparsi agli occhi del cittadino - pensa alla astensione -, e poi gli scandali, la violenza per le strade, l’orrore delle guerre. Si tratta di mantenere la rotta e poi amare. Se lasci di amare sei perduto. E parlare con la gente, ascoltarla, questo sì... mi piace. 'Cuore' è un album concepito nel 1984 e uscito nel 1985, pare lontano anni luce e invece musica e parole traducono un sentimento che è anche di questo nostro tempo.Canzoni scritte sulla mia pelle e su quella della gente che ho incontrato, come “Piero e Cinzia”. Lui un ragazzo semplice che adorava la sua Cinzia ma che sbagliò e un anellino lo fece scoprire. Ero a San Siro al concerto di Bob Marley. Piero semplice, ignaro e sprovveduto, perse tra la folla Cinzia e voleva ritrovarla, lei aspettava un bimbo"Che accadde? "Si ritrovarono quella volta e poi si ritrovarono nel 2012 sul web. Fu Piero a rintracciarmi per dirmi che si erano separati: lui viveva all’estero e aveva sei figli e lei si era fatta un’altra vita a Macerata. Pensavo che prima o poi allo Sferisterio, dove sono stato tante volte, mi sarebbe apparsa davanti e invece nulla. Magari sarà andata dal mio amico De Gregori...".

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"Vorrei incontrare Gasperini"

La tua grande passione per il calcio e per la Roma: con Gasperini e la proprietà dei Friedkin si può sognare? "Credo sia giusto riconoscere a chi sa fare il proprio mestiere applicazione e vocazione. Io sono un buon intenditore di calcio, a me piace rompere il giocattolo per capire cosa c’è dentro. Il calcio sarà anche divenuto un gigantesco affare, ma è pur sempre il gioco più bello del mondo. Claudio (Ranieri, ndr) è davvero un amico, una persona splendida, romano e romanista. Il suo capolavoro lo ha fatto in Inghilterra, ma penso che ancora abbia molto da dare a questo progetto"Hai incontrato Gasperini? "No, e lo vorrei tanto, per parlare insieme di calcio, delle sue idee. Questa squadra ha una base buona: secondo me bastano pochi ritocchi"Tra gli allenatori chi ti piace in particolare? "Quelli che tirano diritto, che hanno una idea di calcio. Ancelotti, Sacchi, Capello, Ranieri, Gasperini appunto, Conte. Una sera ero a cena con Sacchi e gli parlai due ore per spiegargli l’essenza del suo gioco. Lui mi rispose candidamente che alcune delle cose che gli dicevo su uomini e moduli di gioco le stava scoprendo con me, che le aveva trovate per caso ma credo che sia così per tutte le grandi intuizioni umane: dalla scienza, alle discipline sportive". Suo nipote Tommaso versa due calici di rosso, e mancando un’oretta al concerto dico che è tempo di lasciarlo tranquillo. Antonello lo interrompe: "No, no restate ancora un po’…"In lui colgo amicizia e lo spirito dell’artista e, come dice Enea, l’essenza propria del grande spirito romano, di Belli, Pascarella, Petrolini e… Losi, antico eroico capitano di una Roma d’altri tempi. E poi Antonello chiosa con una battuta la serata: "Ugo, ma ce l’avete il biglietto?".

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Ci sono presenze che attraversano l’arco della vita, con incontri che scandiscono una amicizia discreta, capace di legare le stagioni di una intera esistenza. Capita di trovarsi ragazzi a scuola, al lavoro, in palestra o su un campo di calcio e un tempo alla leva militare, per riscoprirsi più avanti adulti e maturi, come d’improvviso. Conobbi Antonello Venditti nel 1975: era l’anno di “Lilly”, ballata poetica e struggente sulla figura di una ragazza “schiava” dell’eroina. Ero adolescente e lui un giovane cantautore di successo. Allo Stadio Olimpico andavo a vedere la mia squadra del cuore, la Roma, in Curva Sud. Iniziato il liceo, scelsi di fare l’abbonamento in Tribuna Tevere “non numerata”. Antonello era da tempo abbonato in quel settore ed era proprio tre file più in alto, dietro di me. Quando lo vidi alla prima di campionato in casa e potei scambiare due parole con lui toccai il cielo con le dita. Lasciai il mio abbonamento allo stadio, durante una annata, il 1979, in cui pensai davvero poter fare il calciatore di professione, finendo, casualità del destino, sull’altra sponda del Tevere, quella dei cugini biancocelesti. Proposito che si disciolse in un brutto incidente di gioco a Perugia, con la selezione della “scolastica” allora allenata da Lupi. Antonello rimase comunque dentro quei giorni, giorni di adolescenza inquieta e di amori piu desiderati. Lo rividi occasionalmente a Roma, e lo frequentai assiduamente diciotto anni fa, quando Maurizio Costanzo mi chiamò a “Cinecittà Campus”. Avevamo aule di prove e formazione, accanto alla casa del Grande Fratello, con studi e un teatro tenda da cinquecento posti. Passavano da noi i ragazzi che l’anno prima erano del cast di “Amici”: erano quelli a cui in quel momento non erano toccate offerte di lavoro e Costanzo voleva che quella sorta di master li qualificasse ulteriormente. Antonello fu invitato a registrare un live dal titolo assonante all’iniziativa appunto “Campus”, concerto che ebbe molto successo.

La passione per la Roma

Così ci ritrovammo e non mancai, occasione la didattica (tra le studentesse ricordo bene Emma), di coinvolgere Antonello alle mie lezioni. Lui con la consueta generosità sedette accanto a me, parlando agli studenti di Storia contemporanea e letteratura, oltre naturalmente che di musica. Era un fiume in piena e gli studenti scoprirono il 1968 e i fatti di Valle Giulia, i referendum sul divorzio e sull’aborto, il 1977, il rapimento e l’uccisione di Moro e poi le stragi e molto altro ancora. Parlava, Antonello, “diretto” proprio come nelle sue canzoni. Ora è qui, davanti a me, con mio figlio Enea e suo nipote Tommaso, figlio di Francesco, che ebbi attore in un cortometraggio. Antonello, alla parola Roma, che si intenda città o squadra si infiamma, e vibra come un diapason. Città e squadra sono storia di famiglia. Ci racconta che suo nonno era tra i soci che nel 1927 favorirono la fusione tra i club che diedero vita a un club che non fosse la Lazio. Venditti è in tour per i quarant’anni di “Cuore”.

Antonello come fai a raccontare questa Italia che cambia, con lo stesso impegno e con lo stesso amore? "Quello è il segreto, restare te stesso anche quando ti senti travolto dalla politica,dalla crisi dei partiti, che poi finiscono per essere scomparsi agli occhi del cittadino - pensa alla astensione -, e poi gli scandali, la violenza per le strade, l’orrore delle guerre. Si tratta di mantenere la rotta e poi amare. Se lasci di amare sei perduto. E parlare con la gente, ascoltarla, questo sì... mi piace. 'Cuore' è un album concepito nel 1984 e uscito nel 1985, pare lontano anni luce e invece musica e parole traducono un sentimento che è anche di questo nostro tempo.Canzoni scritte sulla mia pelle e su quella della gente che ho incontrato, come “Piero e Cinzia”. Lui un ragazzo semplice che adorava la sua Cinzia ma che sbagliò e un anellino lo fece scoprire. Ero a San Siro al concerto di Bob Marley. Piero semplice, ignaro e sprovveduto, perse tra la folla Cinzia e voleva ritrovarla, lei aspettava un bimbo"Che accadde? "Si ritrovarono quella volta e poi si ritrovarono nel 2012 sul web. Fu Piero a rintracciarmi per dirmi che si erano separati: lui viveva all’estero e aveva sei figli e lei si era fatta un’altra vita a Macerata. Pensavo che prima o poi allo Sferisterio, dove sono stato tante volte, mi sarebbe apparsa davanti e invece nulla. Magari sarà andata dal mio amico De Gregori...".

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