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Cairo: «Bello il Torino davanti alla Juve. Il Milan? Occhio alla squadra ferita»
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Cairo: «Bello il Torino davanti alla Juve. Il Milan? Occhio alla squadra ferita»

Il presidente granata a Il Giornale: «Da 14 anni non riusciamo a piegare il Milan? È vero, io non ho mai vinto e sono presidente da dieci anni. Speriamo sia la volta buona, ma non diciamolo molto forte perché delle squadre ferite bisogna temere la reazione. Galliani? Quando finiscono i grandi cicli di successi, e con loro smettono i grandi campioni, la ricostruzione è possibile solo attraverso due strade: o spendendo tantissimi soldi, ma nessuno dei big in circolazione è sul mercato, oppure aspettando che crescano i giovani talenti. Galliani è stato l'artefice del Milan stellare: prese Pirlo e Seedorf a zero, Kakà a due lire. Bisogna armarsi di santa pazienza. Anche la Juve, dopo Calciopoli, ha impiegato 5 anni per tornare a vincere»twitta

martedì 13 ottobre 2015

 Elvira Erbì

TORINO - Il presidente Urbano Cairo gioca d’anticipo Torino-Milan di sabato sera. Lo fa dalle colonne de Il Giornale: «Da 14 anni non riusciamo a piegare il Milan? È vero, io non ho mai vinto e sono presidente da dieci anni. Speriamo sia la volta buona, ma non diciamolo molto forte perché delle squadre ferite bisogna temere la reazione. Galliani? Quando finiscono i grandi cicli di successi, e con loro smettono i grandi campioni, la ricostruzione è possibile solo attraverso due strade: o spendendo tantissimi soldi, ma nessuno dei big in circolazione è sul mercato, oppure aspettando che crescano i giovani talenti. Galliani è stato l’artefice del Milan stellare: prese Pirlo e Seedorf a zero, Kakà a due lire. Bisogna armarsi di santa pazienza. Anche la Juve, dopo Calciopoli, ha impiegato 5 anni per tornare a vincere».

SU SILVIO - «Ero a fianco di Berlusconi quando comprò il Milan. Ricordo perfettamente la sua grande spinta innovativa: non ebbe paura di stravolgere i luoghi comuni che c’erano in quel calcio. E poi rammento i piani che Berlusconi esponeva ai suoi collaboratori disegnando sui fogli bianchi la formazione della squadra incompleta. “Ci mancano questo e questo”, spiegava. Parlo meno di lui alla squadra? Lo faccio solo quando c’è una necessità, magari reclamata dallo stesso allenatore cui riconosco il ruolo di comandante in campo. Lo spogliatoio dev’essere come una caserma».


SULLA JUVE - «Che bello poter guardare la Juventus dall’alto.  Mi fa un gran bell’effetto, glielo assicuro. Accompagnato dalla consapevolezza che siamo appena al settimo turno e che il campionato è cominciato da meno di due mesi effettivi. Lo considero la conseguenza virtuosa di un lavoro fatto bene, cominciato qualche anno prima, che ci ha portato a raggiungere piazzamenti onorevoli, un 7° e un 9° posto. Abbiamo tanti giocatori nel giro delle nazionali, dieci calcolando anche l’infortunato Maksimovic. Il mio Toro ha un quinto delle entrate dei bianconeri ma vuole stare tra le big. Ventura mai così a lungo su una panchina? Gli ho fatto tirare fuori il meglio. Alcuni errori sono stati commessi nei primi anni. Allora, invece di puntare su giovani dotati di talento e di avvenire, abbiamo scelto la strada dei bei nomi ma poco motivati. Poi è venuto il tempo della rivoluzione e abbiamo cambiato tutto puntando sulla continuità: ds e allenatore sempre gli stessi da 6 e 5 anni, i nuovi acquisti giovani, sotto i 23 anni se possibile, e gli altri confermati, tutti esperti ma soprattutto molto motivati. La formula è la seguente: un bel mix. Lo scudetto?  Noi del Toro siamo sobri e non dichiariamo un bel niente. Anche perché siamo anche superstiziosi. Fatturiamo circa 60 milioni e ne spendiamo altrettanti, abbiamo una distanza notevole dalla prima in classifica per incasso in materia di diritti tv (la Juve, ndr), abbiamo un quarto delle entrate del Milan e un quinto di quelle della Juve. Sono per la riforma della distribuzione dei diritti tv?  «Sì, così potremmo apparecchiare un campionato più combattuto e perciò anche più interessante».

IL KO COL CARPI - «Pensavamo di diventare re almeno per una notte, e invece niente. Non ci siamo accesi quella sera. Ebbene lo confesso: ci sono rimasto male, anche se può capitare nel calcio». Rassicura i tifosi: «La regola della casa è la seguente: se c’è una grande offerta e l’interessato fa pressioni per partire, non ci opponiamo. Darmian voleva andar via già l’anno precedente, così è successo con Cerci e con Immobile. E lo sa che adesso Ciro è pentito d’aver lasciato il Toro? Poi nel calcio, lo dimostra la Juve con Vidal, non puoi tenere un calciatore contro voglia. Quest’anno Maksimovic e Peres non li ho ceduti».

IL FILA «Sabato mattina faremo la posa simbolica della prima pietra del nuovo Filadelfia con l’intervento del sindaco Fassino e del presidente della Regione Chiamparino. Mi sono innamorato dell’idea che si possa concludere l’opera entro il 3 dicembre del 2016 in modo da festeggiare in quella struttura i 110 anni del club e il compleanno numero 90 del Filadelfia».





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