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Chiambretti: «Ventura? L’Alex Ferguson italiano»

Il presentatore tifosissimo granata: «Il nostro tecnico sta valorizzando giocatori comprati a poco e venduti a tanto. A Cairo non si può non dire grazie»twitta

venerdì 23 ottobre 2015

TORINO - «Con l’arrivo di Ventura, l’Alex Ferguson italiano, non solo la squadra è risalita in A, ma sta valorizzando giocatori comprati a poco e venduti a tanto. A Cairo non si può non dire grazie». Parola di Piero Chiambretti intervistato a "I Laziali Sono Qua", trasmissione radiofonica in onda dalle 10 alle 13 dal lunedì al sabato sugli 88.100 FM di Elleradio: «Sono sempre stato contro i più forti - spiega Chiambretti - e dalla parte dei più sfigati. Mi sono forgiato in una Torino dove tutti tifavano Inter o Juventus ed è proprio per questo che mi è scattata la voglia di stare dall’altra parte. Inoltre rimasi molto colpito dalla morte di Gigi Meroni. Da quel giorno decisi di diventare tifoso del Toro. Ricordo che Meroni morì di domenica sera dopo un Torino-Sampdoria. La settimana dopo andai allo stadio a vedere il derby contro la Juventus, il primo senza di lui, che probabilmente da lassù ci diede una mano. Vincemmo 4 a 0 contro una Juve irriconoscibile. Il quarto gol lo segnò un certo Carelli, proprio con la maglia di Meroni. Cairo? E' arrivato 10 anni fa come un salvatore della patria, ha fatto molti errori all’inizio perché inesperto e perché circondato da figure che l’hanno consigliato male su chi comprare e su come gestire la squadra. La società è ripartita dalla bancarotta e piano piano si è riformata. Con l’arrivo di Ventura, l’Alex Ferguson italiano, non solo la squadra è risalita in A, ma sta valorizzando giocatori comprati a poco e venduti a tanto. A Cairo non si può non dire grazie. Anche se a Torino c’è chi pensa che sia un manager interessato solo ai soldi, il bilancio societario è sanissimo. Prendiamo Torino-Milan della scorsa giornata. I rossoneri hanno speso 90 milioni sul mercato e nonostante questo hanno rischiato di perdere. Io dico grazie al presidente e gli auguro altri 10 anni così. Ventura? E’ stato spesso troppo sottovalutato, anche se fortunatamente negli ultimi anni gli è stato riconosciuto ciò che merita. E’ un grande allenatore, una persona intelligente che ama il gioco del calcio ed ha una sorta di tocco magico. Molti giocatori persi si sono ritrovati a Torino. Cito ad esempio Ogbonna, Cerci, Immobile e Bianchi. Una volta venduti sono tornati nell'anonimato».

NUOVO STADIO - «Pianelli, che fu un grande presidente, disse in tempi non sospetti che il termometro della salute del Torino era il Filadelfia, cioè il vecchio stadio in cui la squadra dei gemelli del gol, Pulici e Graziani, si allenava nel 1976 quando vincemmo lo Scudetto. Per un certo periodo il Filadelfia è stato distrutto, diventando un campo nomadi. Oggi rinasce nell’anno in cui il Torino Primavera vince lo Scudetto. Inoltre, negli ultimi tempi, la prima squadra ha ritrovato un gioco, una squadra, una società ed è perennemente nel lato sinistro della classifica. E’ una cosa molto importante, perché in quello stadio, il grande Torino vinse 6-7 scudetti. Ci hanno giocato delle leggende come Loik e Valentino Mazzola e rappresenta la storia del calcio italiano».

TELECRONISTA - «Il mio passato di radiocronista delle partite del Torino? Purtroppo è stata un’esperienza breve, che non ho potuto coltivare perché ero troppo impegnato in televisione. Pur mantenendo la mia fede calcistica, giocavo sempre sull’ironia, scherzando anche sui giocatori del Torino. E’ stata una parentesi deliziosa, seguivo la squadra anche in allenamento. Ero un radiocronista brillante».

LAZIO - «La Lazio è una squadra strana. Sembra fortissima, ma poi si perde. Viceversa, nel momento in cui sembra debba capitolare, riparte fortissimo. Personalmente credo che abbia dei buoni giocatori e un buon allenatore, ma sicuramente manca qualcosa. Non so se dipenda dal feeling tra Lotito e i tifosi, oppure dall’assenza di qualche grande giocatore in più. Della Lazio vorrei Antonio Candreva, mi piace come gioca e come si danna. Sa fare tutte le fasi. E' bravo nell’impostazione, nel tiro, nell’aggredire gli spazi. E’ un giocatore di prima fascia, non a caso è in Nazionale. Io tifo sempre per gli italiani, quindi anche se la Lazio ha tanti stranieri forti, io prenderei lui. Differenze con il Torino? La differenza con la Lazio sta nel fatto che i biancocelesti giocano a Roma, la capitale d’Italia, una città che unisce tanti valori, non solo sportivi. Il Torino ha vinto pochissimo rispetto alla Lazio e ha sempre vissuto all’ombra della Juve. Per questo noi tifosi granata siamo più simpatici di quelli bianconeri. Quando vinci sempre diventi antipatico».

FUTURO - «Mi piacerebbe fare un porgramma sportivo con un po’ di ironia. Anni fa ho avuto la possibilità di condurre "La Domenica Sportiva", ma non essendo un giornalista la mia candidatura cadde. Diciamo che vorrei essere Ilaria D’Amico. Anzi... Vorrei essere dentro il suo vestito!».

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