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Torino-Roma 0-1: decide una punizione di Kolarov
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Torino-Roma 0-1: decide una punizione di Kolarov

Seconda sconfitta nelle ultime 4 partite per i granata, con in mezzo i brodini inaciditi dei pareggi contro Verona e Crotone. La classifica piangetwitta

domenica 22 ottobre 2017

di Marco Bonetto

TORINO - Vince la Roma, meritatamente ma senza neanche strafare (l’unico vero squillo di qualità e prepotenza è il gol su punizione di Kolarov, a metà ripresa), e il Toro sprofonda. Seconda sconfitta nelle ultime 4 partite, con in mezzo i brodini inaciditi dei pareggi contro Verona e Crotone. La classifica piange: altro che rimanere agganciati al treno per l’Europa. La crisi di risultati è aperta, e quello che resta è il senso di una squadra psicologicamente in caduta libera, nonché estremamente limitata nella creazione del gioco (Alisson non ha dovuto compiere neanche una parata!). Gli infortuni pesanti (in testa Belotti), i dubbi sul modulo e l’inefficacia di troppi giocatori (da Niang a Iago a Sadiq) sono macigni sulle spalle di Mihajlovic. Lo stadio ha preso a fischiare: e soprattutto ma non solo Niang. Mercoledì, la Fiorentina: e le preoccupazioni aumentano. Nessuna svolta, né per orgoglio né per fattura spettacolare. Il Toro è malato, e non sa più neanche reagire, una volta colpito da un pugno in faccia (il gol di Kolarov al 24’ st). La cronaca, ora.

SI PARTE - Si parte: giallorossi carichi dall’impresa di Londra, granata decisi a invertire il trend delle ultime 3 giornate. Roma col consueto 4-3-3, ma con Nainggolan alto a destra, dalle parti di Dzeko, e con El Shaarawy sull’altra estremità del tridente (Perotti in panca, come l’ex granata Peres: in difesa gioca Florenzi al suo posto). Granata senza sorprese, a loro volta, attorno al 4-2-3-1 d’ordinanza. Con Sadiq pivot, confermato sulle mattonelle di Belotti, e presto pericoloso con una volata in contropiede, fermato con le brutte in extremis da Juan Jesus (se Damato avesse fischiato fallo, ci sarebbe stata anche l’espulsione).

RIMPIANTO SADIQ - La partita è discretamente giocata, con intelligenza dalle due squadre, seppur a lungo povera di emozioni. Toro più portato al gioco di rimessa, ripetutamente tentato in velocità, con Sadiq particolarmente reattivo e combattivo, e una buona cura degli equilibri difensivi anche da parte di Niang e Iago, mentre la Roma offre una manovra più ragionata, e controlla maggiormente il pallino, pur se si rende davvero pericolosa solo una volta, al 23’, con un colpo di testa di Dzeko, fuori. L’equilibrio sostanziale caratterizza la partita, anche perché gli esterni offensivi delle due squadre non esasperano gli affondi, e trovano varchi limitati. Finché, al 39’, il Toro ha per davvero la palla per passare, dopo una lunga fase di gioco giudiziosa, votata alle ripartenze: Ljajic libera alla perfezione Sadiq, che si invola verso Alisson, ma al dunque sparacchia troppo alto. E pochi secondi dopo il nigeriano, alla ricerca di un dribbling di troppo in area, sprecherà anche un altro contropiede. Il Toro prende comunque fiducia ed esce alla distanza, perché da qualche minuto pure Niang aveva cominciato a provare ad andare via in progressione, seminando in un caso anche lo scompiglio dalle parti di Florenzi e compagnia. Il finale di tempo si chiude comunque con due brividi grossi come una casa per i granata: dapprima Sirigu deve deviare sopra la traversa un tiro del laterale giallorosso, poi, da angolo, Strootman non trova la deviazione giusta, da due passi. In definitiva: Toro in palla, strutturato tatticamente, con buona intensità agonistica, e Roma più sorniona, ma sovente insidiosa quantomeno sulla trequarti, se non in area, in virtù di una maggiore cifra tecnica generale.

QUELLA SPINTA INUTILE... - Ripresa subito di marca giallorossa, tra tiri alti da lontano e un’opera più evidente nel pressing, col Toro costretto sulle difensive, insidioso solo in una circostanza estemporanea (tiro a lato di Ljajic, all’11’). Di Francesco scarica sul prato Under, in luogo di Pellegrini (18’ st), per avere più freschezza sul centrodestra in mediana. Miha reagisce subito: entra Barreca, post pubalgia (non giocava da oltre un mese: Torino-Sampdoria) al posto di Molinaro, stanco e sotto pressione, sulla fascia sinistra granata. Adesso le due squadre si affrontano a viso aperto, con meno tatticismi. E al 24’ la Roma passa: inutile spinta di De Silvestri su Nainggolan, punizione dai 25 metri, lo specialista Kolarov azzecca il tiro alto a effetto e Sirigu, partito tardi, è bucato, 0 a 1. E da quel momento il Toro, nei fatti, sparisce.

FISCHI PER NIANG - Esce Niang (sotto una marea di fischi, anche se non è stata questa la sua peggior partita in granata!) ed entra Boyé. Ma il Toro ha accusato la botta, appare improvvisamente demoralizzato, non riesce più a cambiare marcia. Ed è una colpa, un freno, non certo una scusante. Di Francesco prova a disegnare il colpaccio definitivo, con Perotti in avanti, al posto di El Shaarawy, mentre Mihajlovic sostituisce Baselli con Valdifiori. Ma Ljajic rimane sempre troppo solo, palla al piede. E Alisson non è mai impegnato, davanti a un Toro spuntato, povero di idee, proteso in avanti più per reazione di nervi che altro. Difatti, a questo punto, vengono fuori anche tutti i limiti della squadra granata: pure caratteriali. Dentro anche Peres per Florenzi, per la Roma. E il brasiliano impegna presto Sirigu con una sventola in corsa, deviata in angolo. Poi la fine. Roma vittoriosa, col minimo sforzo. E Toro arrotolato in una crisi, ormai, non solo di risultati.

TORINO-ROMA, TABELLINO E STATISTICHE

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