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Torino, favola Parigini: dal no alla Juve al sì di Mazzarri
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Torino, favola Parigini: dal no alla Juve al sì di Mazzarri

In estate lo volevano tanti club ma lui ha fatto di tutto per restare in granata. Dall'ultimo gol con l'Under 21 alle trattative: Cairo lo blinderà

 Marco Bonetto giovedì 13 settembre 2018

TORINO - Da un gol (splendido) a un contratto (nuovo). Vittorio Parigini è tornato a Torino sull’onda del successo. L’altra sera, a metà del secondo tempo, ha sostituito Orsolini sul risultato di 1 a 1 contro l’Albania e ha dato subito una scossa all’Under 21, fino a realizzare una rete di pregevole fattura nei minuti di recupero, con uno scatto e una sassata precisa nell’angolino più lontano.

Esterno offensivo, jolly della trequarti, ala, mezzapunta. E una storia nata nel Toro dopo aver detto no alla Juve. A 22 anni, Vittorio sta vivendo un momento particolarmente felice, e la scansione del tempo gli consegna ora anche la possibilità di firmare un nuovo contratto destinato a sancire il raggiungimento di un primo, grande traguardo: il diritto e l’onore di ritagliarsi anche lui uno spazio da protagonista nel Torino del presente e del futuro, quando fino a pochi mesi fa pareva che il suo destino potesse e dovesse continuare a crescere lontano, perennemente in prestito, fino a una cessione a titolo definitivo. C’è qualcosa di fiabesco nel percorso di questo ragazzo, cresciuto in una terra (Pancalieri) che è nota in tutta Italia per le sue colture di erbe aromatiche. Essenza sorprendenti. Profumi di talento.

Parigini è arrivato a conquistare un sì speciale, quello di Mazzarri, al culmine di un’estate che sembrava l’ennesimo conto alla rovescia prima di un viaggio da intraprendere. Il primo è datato 2013: aveva solo 17 anni, ma già veniva prestato alla Juve Stabia, in serie B, campionato in cui riusciva non solo a mettere il piedino, ma anche a mettere assieme 14 presenze. Poi, l’anno dopo, il Torino lo affittò al Perugia, continuando a disegnare attorno a lui un processo di crescita: due stagioni in Umbria ancora in B, con una cinquantina di gettoni e 8 gol. Quindi il prestito al Chievo, in serie A, ma senza avere la possibilità di giocare con un minimo di continuità. Poi il passaggio al Bari a metà stagione, di nuovo in B, per poi disputare la sua prima vera annata nella massima serie con il Benevento, sino allo scorso maggio. Una ventina di presenze, elogi, ma un futuro nuovamente stoppato sul nascere, perché il suo riscatto sarebbe diventato obbligatorio solo in caso di salvezza.

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