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Torino, grande Mazzarri: un maestro del calcio vero
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Torino, grande Mazzarri: un maestro del calcio vero

 Alessandro Vocalelli mercoledì 22 maggio 2019

In attesa che si scateni il mercato dei giocatori - che poi è quello capace di trasformare davvero una squadra - tutte le attenzioni si stanno concentrando sugli allenatori. La Juve, gestendo l’addio nel migliore dei modi, ha aperto ufficialmente il dopo Allegri. L’Inter aspetta solo la fine del campionato e la qualificazione in Champions per annunciare - come dicono tutti gli esperti - l’arrivo di Conte. Il Milan tra un ripensamento e l’altro sta aspettando di capire succederà in società, anche per definire la posizione di Gattuso. L’Atalanta e la Roma stanno incrociando il loro destino su Gasperini, giustamente celebrato per la sua annata strepitosa. Inzaghi, grazie al successo in Coppa Italia, ha visto salire vertiginosamente le azioni personali, con Juve, Milan, la stessa Atalanta e la Sampdoria in vigile attesa. In tutto questo nessuno parla di Walter Mazzarri, che sicuramente però merita un posto nel podio dei migliori tecnici di questa stagione.
Nessuno ne parla solo perché il suo rapporto con il Torino e con Cairo è indissolubile? Forse, anche per questo. Ma non solo per questo. La sensazione è piuttosto che l’allenatore granata sia - e non da oggi - “vittima” di questa moda che si è impossessata del pallone e ha imposto un nebuloso concetto di modernità al centro del dibattito. Perché, parliamoci chiaro, è un po’ quello che è successo con Allegri, negli ultimi mesi messo in discussione - più ancora che dalla sconfitta con l’Ajax - dalla presunta incapacità (!) di offrire un gioco spettacolare. Su questo si è dovuto confrontare per mesi, addirittura verrebbe da dire per anni, mentre continuava a inanellare scudetti. Un po’ come successe a Capello che al Milan continuava a infilare vittorie in campionato mentre impazzavano i nostalgici di Sacchi. Tutto questo per dire che forse non esiste un solo modo di fare calcio, come non esiste - è sufficiente pensare a profili completamente diversi anche tra gli attori - un solo modo di fare spettacolo. Solo che nel calcio - forse perché serve piuttosto a riempire di contenuti il ruolo dei critici - paradossalmente si tende a estremizzare un concetto: chi gioca in maniera più spregiudicata è moderno, chi preferisce l’equilibrio, esaltando le caratteristiche dei singoli, è invece superato. A questa scuola è appunto iscritto Mazzarri, che però anche quest’anno ha aggiunto alla sua brillante carriera un capitolo di grandi soddisfazioni. Il Torino, costretto a pagare tra l’altro alcuni evidenti errori arbitrali, se l’è degnamente giocata con tutti. Così come hanno sempre fatto le squadre di Mazzarri, dalla Reggina dei miracoli al Napoli capace - oltre a conquistare la Coppa Italia - di andare costantemente in Champions e nella stessa Champions - particolare non trascurabile - di fare anche ottime figure. Qualcuno ricorda che nel suo girone di ferro eliminò il Manchester City e poi fu fermato soltanto dal Chelsea, destinato ad alzare la Coppa? Insomma, di Mazzarri non si parla mai - per i motivi che abbiamo detto - ma il Torino sa di avere tutte le basi e le potenzialità - aggiungendo qualche pedina di alto livello - per continuare a giocarsela con le migliori. E con quegli allenatori che godono solo di maggiore pubblicità. Perché il calcio è anche questo

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