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Torino al bivio, Cairo e Mazzarri: decide Brescia
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Torino al bivio, Cairo e Mazzarri: decide Brescia

Striscioni contro il presidente. Ad agosto, “per iscritto”, lo avevano già contestato gli Ultras. L’indice di popolarità sta crollando anche tra i tifosi comuni 

di Marco Bonetto venerdì 8 novembre 2019

TORINO - Striscioni in tre posti diversi seppur vicini tra loro in zona Lingotto, verso il Po, tra sottopassaggi e cieli aperti. Più striscioni, dunque, esposti in due tra le arterie principali di tutta una gran parte di Torino. Striscioni contro, striscioni identici nel messaggio: «Cairo vattene». Sono comparsi nella notte tra mercoledì e giovedì. Ieri mattina, difatti, ci siamo svegliati in tanti con un gran tam tam sul telefonino, tra fotografie e collage fatti poi circolare su migliaia e migliaia di profili Facebook, Instagram e WhatsApp: un gigantesco passaparola social con le sue classiche dinamiche di diffusione, mentre sono sempre più numerosi i tifosi del Toro che usano come immagine per i loro profili su Fb l’icona fissa «Cairo vattene». Il tutto, dopo che a fine agosto, al Filadelfia, era già comparso uno striscione di critica a Cairo. Ricordate? «Grazie presidente per questo mercato stupefacente». Non aveva ancora comprato nessuno, Cairo: ed era il 25 agosto, una settimana prima della chiusura del mercato. E quello striscione era di emanazione Ultras.

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Quelli della scorsa notte, invece, non si sa con certezza. In primo luogo perché non sono stati firmati. In secondo luogo perché nessun gruppo ufficiale della Maratona o di altri settori li ha rivendicati a posteriori, fino a prova contraria. Il pissi pissi popolare li associa comunque a esponenti della curva Primavera: che, da anni, è sicuramente molto più critica nei confronti di Cairo, rispetto ad altre aree dello stadio. Lo contesta apertamente in specie quando le cose vanno male. Anche con cori ripetuti durante le partite: e se ne era avuta la riprova più recente nella gara contro il Cagliari, pre-Lazio e pre-derby: una decina abbondante di giorni fa. Poi, dopo il deludente 1 a 1 con i sardi, tutti i gruppi della Maratona, Ultras in testa, avevano diffuso un comunicato in cui chiedevano l’esonero di Mazzarri, ma in coda criticavano parzialmente anche l’indecisionismo di Cairo, sul caso Chiellini. Quindi, a Roma, lo sciopero della trasferta e del tifo: meno di 150 tifosi presenti all’Olimpico alla disfatta contro la Lazio. A seguire, il severo e lungo confronto dialettico al Fila tra Mazzarri, il ds Bava, Belotti e una rappresentanza degli Ultras. Infine, al derby, il blocco delle coreografie in curva: rimaste fuori, a dispetto dei desideri dei tifosi (introduzione ed esposizione vietate: permessi non accordati).

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