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Torino, quanti sì per i 5 punti. Ma anche i no valgono
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Torino, quanti sì per i 5 punti. Ma anche i no valgono

Chi vota contro o non è granata o non crede più nella società di Cairo

di Andrea Pavan giovedì 14 novembre 2019

TORINO - Considerato che il sito web di Tuttosport è frequentato in stragrande maggioranza da juventini, non deve stupire che ci sia una percentuale non proprio insignificante di tifosi internauti (un 30% scarso) che hanno votato NO al manifesto redatto e lanciato online dai nostri giornalisti riuniti. Nessuno più dei bianconeri - ormai da lustri (almeno quelli della reggenza Cairo) abituati a guardare con snobistica indifferenza i granata, mortificati da uno score penoso nei derby - può augurarsi un mantenimento dello status quo.

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Le caratteristiche dell’attuale, anche se ormai lunghissima, gestione societaria sono la miglior garanzia di avere comunque un avversario in meno: non già per le zone alte della classifica (quelle il Toro non le vede dagli anni del primo Mondonico), ma anche solo per la certezza di sentirsi in tasca sei punti a campionato nei due confronti diretti; quelli che un tempo, invece, erano quantomeno equilibrati o combattuti, e spesso partorivano dei ribaltoni, a volte magari occasionali, a volte però decisivi per le sorti del torneo (la Juve ha perso più di uno scudetto a causa del derby, quando il derby era una cosa vera). Ci sta quindi che i fans della Juve abbiano detto di non essere d’accordo con i nostri 5 punti dettati a Cairo & C. Così come ci sta, d’altro canto, che una fetta di tifoseria granata sia ormai talmente disillusa da non credere possibile un ravvedimento dei reggenti del Toro, in campo e soprattutto in società. E quindi abbia votato NO per scetticismo, o addirittura per manifestare - almeno così molti argomentavano ieri sui social - un auspicio di cambio radicale dei quadri del club, di un ribaltamento a 360 gradi, di un passaggio di proprietà che mai come nelle ultime settimane di tristezze granata è tornato a essere invocato di bocca in bocca, pur nella consapevolezza che trattasi di speranze, almeno per il momento, velleitarie e destinate a essere disattese. Malgrado i recenti striscioni di sgradimento a Cairo, gli umori e i cori captati allo stadio, i comunicati contro Mazzarri (con cui il patron continua a farsi scudo) abbiano lasciato tracce di contestazione latente ben più pregnanti del sollievo provocato dall’inevitabile vittoria di Brescia. Un risultato importante contro l’Inter, alla ripresa del campionato, quello sì potrebbe forse ammorbidire tale ruvido scenario.

A favore del "manifesto"

Dopodiché - e qui passiamo all’analisi del 70% di chi ha invece votato SÌ - è chiaro come la delusione del popolo granata vada ben oltre la recente striscia di risultati negativi precedenti la mattanza del Rigamonti. La squadra, peraltro, riassume giusto uno dei 5 punti del manifesto. Perché la squadra discende dal resto, ne è specchio fedele: e se il resto non funziona - o addirittura non sussiste, vedi gli altri 4 capisaldi - può vivere al massimo di exploit estemporanei e certo non può garantire continuità né soddisfazioni a medio-lungo termine. Dalla struttura portante alle scelte degli uomini, dalle politiche di mercato all’ambizione (finora inesistente, in controtendenza rispetto al trend di quasi tutti i club, anche meno prestigiosi) di avere uno stadio di proprietà, dal rapporto con la tifoseria alla ricerca di un gioco propositivo e garibaldino che rappresenti il marchio di fabbrica dell’orgoglio granata e ne riassuma lo spirito di appartenenza: nel nostro manifesto c’è tutto ciò che manca. Non è questione di potere. Solo di volere.

Torino

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