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Torino, il caso Verdi dopo il Fila: buchi e buche

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Le spine di Mazzarri: non solo Mister 23 milioni. Strutture non all’altezza: la mensa “fantasma”

Torino, il caso Verdi dopo il Fila: buchi e buche
© Marco Canoniero
di Marco Bonetto martedì 14 gennaio 2020

TORINO - Ricordiamo bene le lamentele pubbliche (sacrosante) di Mazzarri nella scorsa stagione, quando i due campi del Filadelfia lo facevano penare mettendo a dura prova la regolarità e il buon sviluppo degli allenamenti, nonché a repentaglio le caviglie e le ginocchia dei giocatori. Ma ricordiamo ancor meglio, ovviamente, le parole del tecnico dispensate a Roma nella notte post vittoria, due domeniche fa. Per la serie: «Qui all’Olimpico su questo terreno perfetto abbiamo anche potuto far vedere tante belle giocate e manovre di qualità». E lo disse con una smorfia sulle labbra che cogliemmo subito, pensando alla gruviera che intanto era diventato il terreno del Grande Torino. Sono da mesi, infatti, che il campo dei granata lascia a desiderare. E la situazione è persino peggiorata a cavallo delle festività. Lo sfogo di Sirigu di alcuni giorni fa, clamoroso per toni e contenuti, va infatti letto come una pentola a pressione infine esplosa («Da mesi abbiamo un campo su cui non è possibile giocare: non possiamo effettuare determinate giocate e anche questo non ci rende sereni. Alcune volte guardo per terra e non capisco che cosa mi faccia andare avanti, quale sia la motivazione. Perché se quando giochi hai difficoltà anche solo a stoppare il pallone o sai che un tiro può rimbalzare male e ti può passare sotto la mano, è dura. E’ giusto che la gente sappia: protestiamo da mesi e nessuno dice nulla»). Poi, dopo il Bologna, ha messo la faccia anche Belotti: «Sono d’accordo con Sirigu. Le condizioni di questo campo sarebbero da migliorare. Non è sicuramente facile sentire i tifosi fischiare già solo per un passaggio sbagliato». E nessuno più e meglio del Signore dei Miracoli (in porta) e del Gallo (a tutto campo) può parlare così apertamente ai tifosi, senza il rischio di venir frainteso o di sortire l’effetto opposto: anche quando si invoca la fine dei mugugni sugli spalti («aiutateci!»).

Certo, la società che si occupa di manutenzione del campo ha già rizollato alcune parti del terreno, negli ultimi tempi (le aree): ma non è abbastanza. E’ lapalissiano: il problema è stato sottovalutato ed è stata sbagliata la tempistica, se no non saremmo arrivati a questo punto («protestiamo da mesi e nessuno dice nulla»). E siccome il Torino è responsabile anche delle condizioni del terreno di gioco, oltreché dell’ordine e della sicurezza sugli spalti, il flop è complessivo: con ordini di gravità ben differenti, ovviamente, dal momento che in curva Primavera contro l’Inter si è rischiata la vita e non solo l’integrità di un’articolazione o la linearità di un passaggio.

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