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Torino, riapre il Fila: e Longo lo psicologo libera i giocatori

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Troppi discorsi e pastoie tattiche: Moreno si è reso conto che la squadra, isolata al Fila, è andata in confusione. I due giorni di riposo sono solo la sua prima mossa

Torino, riapre il Fila: e Longo lo psicologo libera i giocatori
© Alessandro Falzone/Agenzia Aldo Liverani sas
 Camillo Forte marted√¨ 11 febbraio 2020

TORINO - Aria nuova, aria fresca. L’apertura (dei cancelli) confermata al Filadelfia - oggi, ore 15 - aiuta a togliere il senso di oppressione ai giocatori del Toro che cominciano la settimana lavorativa senza pensare di essere all’interno di un bunker. E’ questa la prima mossa di Moreno Longo per liberare la testa dei granata che nell’ultimo periodo era diventata pesante come un macigno portando a blackout continui durante le partite. E ci torna in mente come Mazzarri - per cercare di trovare i rimedi ad una situazione che si faceva sempre più drammatica - cercasse di innescare delle novità continue durante gli allenamenti. Lui stesso nelle conferenze pre-partita e in quelle dopo i match spesso ripeteva: «Evidentemente non sono stato bravo io, forse i ragazzi non mi hanno capito, di sicuro dovrò inventarmi qualcosa di più forte per farmi comprendere».

Sempre gli stessi errori

Ricordate? Mazzarri è un professionista meticoloso alla ricerca della perfezione e di questo bisogna dargli atto. Il problema è che (molto probabilmente) i continui cambiamenti di programma alla ricerca della soluzione hanno confuso i giocatori. Gli stessi tifosi, dopo le sconfitte in serie, non riuscivano a capire i motivi del ripetersi di certi errori: sempre uguali, puntuali e purtroppo fatali. Situazioni che i giocatori hanno fatto presente a Longo sin dal primo giorno, schiacciati dalla crisi e dalle contestazioni della gente. Vedere le camoniette della polizia fuori dal Fila con gli agenti in assetto antisommossa non aiutava certo il gruppo a trovare la serenità giusta, ma in quel periodo nel Torino non si vedeva una soluzione alternativa al chiudersi in un bunker. Nessuno poteva fare da parafulmine. La gente ce l’aveva con Mazzarri, oltre che con Cairo. Il primo per i risultati negativi, alcune dichiarazioni fuori luogo (su tutte l’autogol-Chiellini), i toni delle lamentele di quando metteva le mani avanti prima di qualsiasi partita e qualsivoglia avversario, e anche per essersi rimangiato la promessa di un Filadelfia aperto il primo giorno della settimana, indipendentemente dai risultati; il presidente, invece, per un elenco di ragioni (anche se non soprattutto extracalcistiche) qui più volte sviscerate. I giocatori, poi, ci hanno messo del loro. Fatto sta che pareva tutto irreale.

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