Toro, chat di squadra tra aiuti e ansie

Mai come adesso i giocatori, seppur privilegiati, sono simili a noi

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TORINO - Era il 1999. Scoprimmo in un libro una citazione meravigliosa. Risalente al 1850 prima di Cristo, 4 mila anni fa. Una frase trovata su un papiro egiziano a Tebe. E ci colpì così tanto che la riscrivemmo a penna nella prima pagina bianca del volume, non appena girata la copertina. In calce indicammo le date: 1850 AC, ma anche 1999. E 2020, aggiungiamo adesso. E chissà quale scriba, e perché, vergò su quel papiro: «E’ bene parlare al futuro: il futuro ascolterà».

E chissà che balzo nel cuore provò lo studioso di geroglifici che per primo riuscì a tradurre quel concetto. Quella frase dimenticata l’abbiamo riscoperta ieri, casualmente, sfogliando quel libro sull’Egitto: perché caduto a terra dalla libreria, spostando i volumi in cima a una scala, in cerca di tutto un altro saggio. La vita va avanti. Si sposta da sola. Cammina anche tra le tragedie dell’umanità per consegnarsi di generazione in generazione. E ogni volta si riscopre. Ci viene alla mente una foto vista 2 mesi fa: di Belotti e Sirigu che si abbracciano fortissimamente dopo una vittoria di sofferenza. Toro-Bologna 1-0: 12 gennaio. E’ una foto simbolo. E non c’è distinzione tra chi lotta per lo scudetto e chi per non retrocedere, in tempi di virus. E non c’è più differenza, nel cuore, anche tra tutti noi comuni mortali e loro: i giocatori pur privilegiati, ricchi, ricchissimi. Blindati dentro ville e appartamenti di lusso. Tra mille confort. E con la possibilità di risolvere quasi tutto col denaro. Ma quasi, per l’appunto. E in quel quasi ci sono le paure del mondo.

Hanno una chat su whatsapp Longo, i suoi collaboratori e i giocatori. Poi ne hanno altre più ristrette. A gruppetti. I francesi, per esempio: Meité, Djidji e Nkoulou, camerunese ma francese per adozione sportiva. Poi ci sono le amicizie più strette e datate: Belotti e Baselli, per esempio. Famiglie comprese. E ci sono i “battutari” di professione. Come chi ha scritto a un compagno: «Sei così brutto che il coronavirus scappa, se ti vede». Si tirano su anche prendendosi in giro. Oppure Rosati, con un bicchiere di vino: «Alziamo i calici, uniti ma distanti, per brindare che tutto andrà bene». Mentre il Gallo e la moglie si ritraggono in giochi di società: sfide in videoconferenza tra compagni e famiglie. Pure a colpi di palleggi in salotto.

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