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Clara, figlia di Mondonico: "Papà volava via due anni fa. Oggi farebbe cosi"

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Domenica la ricorrenza della scomparsa di un condottiero non solo per i granata: "Rispettava le regole, soccorreva chi era in difficoltà e faceva tanto volontariato."

Clara, figlia di Mondonico:
 Marco Bonetto mercoledì 25 marzo 2020

CREMONA- Nella cascina del Mondo a Rivolta d’Adda, in provincia di Cremona, terra natale di Emiliano e suo “buen retiro” in famiglia a una trentina di chilometri da Bergamo, c’è anche sempre tutto un grande mondo dentro. E’ quanto ci conferma una volta di più Clara Mondonico, la figlia di questo “condottiero-simbolo” non solo per i granata. E non solo per una Coppa Italia o una sedia alzate al cielo, col Toro di inizio Anni 90. O per una storica qualificazione in Uefa, con l’Atalanta. O per i successi conseguiti da allenatore anche in tante altre piazze italiane. E Clara, si sa, fin da ragazzina era sempre al fianco del Mondo allenatore: in testa il battesimo in curva Maratona al tempo del miglior Toro della storia, dopo quello di Radice. Oggi Clara ha 42 anni. E’ avvocato. E abita sempre a Rivolta, naturalmente. In questi giorni lei e la mamma, la signora Carla, hanno accolto anche Francesca, la sorella maggiore di Clara, con suo marito e i loro due figli.
C’è poco altro dire. Più di tutto, crediamo sia utile ascoltare. «Domenica prossima saranno due anni che papà se n’è andato. Ogni giorno mi manca sempre di più, fisicamente. Ma resta ugualmente dentro di tutti noi. Sento la sua voce nel cuore: e a maggior ragione in momenti tanto tragici, sento anche che mi sta trasmettendo tutta la sua energia». «Papà per vent’anni, gli ultimi della sua vita, ha dedicato tempo, spirito e possibilità economiche per aiutare tanti ex tossicodipendenti, ex alcolisti. Radunati dai volontari dell’Approdo, l’associazione benefica qui di Rivolta che soccorre persone in gravi difficoltà. E le aiuta a reinserirsi nella società. E dopo che mio padre scoprì di avere un tumore, cioè dal 2011, aumentò persino l’impegno. Dopo le operazioni chirurgiche, durante la degenza in ospedale, mi diceva: “Non vedo l’ora di tornare in mezzo a loro, hanno bisogno di me”. Fare del bene aiutava anche lui. Mi ripeteva: “La soddisfazione che provo quando mi dicono grazie è un’emozione unica che mi riempie il cuore”. E mio padre svolgeva attività di volontariato anche presso il carcere minorile di Milano». [...]

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