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Sirigu-Toro, addio per forza

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Le rivendicazioni e gli scatti di rabbia del portiere hanno minato il rapporto con Cairo, la società e alcuni compagni. Giampaolo però farà un tentativo

Sirigu-Toro, addio per forza
© /Agenzia Aldo Liverani S.a.s.
 Camillo Forte mercoledì 5 agosto 2020

TORINO -La possibilità che Salvatore Sirigu lasci il Toro è concreta. Molto alta, a questo punto. Tra lui e la società granata il rapporto si è incrinato da tempo, via via deteriorandosi nell’ultimo periodo fino a giungere al punto di prossima rottura. Aspettative non soddisfatte e il caso del taglio agli stipendi venutosi a creare durante i mesi del lockdown, con il portiere nel ruolo di “sindacalista”, sembrerebbero essere alla base della frattura creatasi con i vertici del club, in particolare con Cairo. Vero che Sirigu ha ancora due anni di contratto (scadrà nel 2022) ma la sua personalità è ormai considerata troppo ingombrante per una società che non è riuscita prima a capirlo e poi gestirlo. Due modi (forse due mondi) di vedere le cose completamente diversi che si sono scontrati facendo spesso danni fuori dal campo, e a volte pure dentro (vedi certi litigi plateali), al di là dell’inestimabile bonus di parate che ha contribuito in maniera determinante alla conquista del 7° posto prima e della salvezza poi. Negli stadi vuoti si è sentito spesso il numero uno (anzi, 39) urlare contro i compagni entrati a turno nel mirino della sua irritabilità. L’ultimo è stato De Silvestri che lo aveva invitato a raggiungere i compagni radunati in cerchio per festeggiare con Longo la vittoria-salvezza sul Genoa. Evidentemente per il Salvatore (di nome e di fatto) non c’era nulla da festeggiare visto che gli obiettivi - almeno i suoi - erano ben altri: nel momento in cui aveva prolungato gli erano state consegnate delle certezze su un Toro più forte e ambizioso, in grado di lottare per l’Europa e non chiamato a salvarsi a due giornate dalla fine.

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Pesano, poi, promesse non mantenute. Si è cominciato dal premio per la qualificazione all’Europa League, non corrisposto perché - l’argomentazione di Cairo - giunta grazie all’esclusione del Milan. Poi altre situazioni poco chiare che hanno urtato la suscettibilità del portiere il quale in campo ha mostrato tutta la sua insofferenza sotto forma di nervosismo. In questa stagione è stato visto e sentito litigare con Izzo e Lyanco, ma ha avuto battibecchi un po’ con tutti: due anni fa, a Empoli, perfino con Belotti, per tacere del virulento muso a muso con Rincon al Filadelfia, emerso solo perché casualmente qualcuno da un balcone aveva ripreso la scena con un telefonino. Ma già da parecchi mesi, in seno al Torino, ci si premurava di far notare come certi eccessi caratteriali del sardo creassero situazioni di tensione o anche solo di imbarazzo, non solo nello spogliatoio. Sia chiaro e ribadito: Sirigu in questa disgraziatissima stagione è stato il migliore al solito Belotti. Con un altro al suo posto il Toro sarebbe con ogni probabilità retrocesso. [...]

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