Toro, quando Giampaolo dipingeva i sogni Samp

Tre anni con i blucerchiati tra progressi e un senso di incompiutezza

Toro, quando Giampaolo dipingeva i sogni Samp© Marco Canoniero

GENOVA - «Dobbiamo dare l’ultima pennellata, altrimenti il quadro resterà incompiuto». La storia di Marco Giampaolo alla Sampdoria (3 anni, dal 2016 al 2019) è tutta qui: una bellissima torta senza la ciliegina. Alla sua squadra è mancata solo l’Europa, complici finali di stagione che non hanno rispettato le aspettative. Il rimpianto più grande è non aver raggiunto un obiettivo che sarebbe stato meritato per l’organizzazione e il bel gioco espresso: «Un po’ ho forzato, un po’ ho avuto la sensazione di starci dentro. Non ho bluffato su quello che era il percorso per l’Europa», aveva detto a fine stagione. Perché nella mente dei tifosi blucerchiati non ci sono solo tutti i derby vinti («Rinuncerei a qualsiasi cosa per vincere il derby, non ha prezzo, sono disposto a pagare per portarlo a casa - ripeteva prima di una stracittadina -. Non oso immaginare cosa voglia dire perderlo. Posso capire, ma mi auguro di non vivere mai quella sensazione»), ma anche il calcio di una Sampdoria che giocava a memoria e batteva le big.

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E sapeva valorizzare tanti giocatori che il presidente Ferrero (il patron ha avuto il merito di credere in lui e non esonerarlo dopo un inizio negativo nel 2016) poteva rivendere, realizzando una plusvalenza dopo l’altra. Un’alchimia quasi perfetta, quella di Giampaolo in Liguria: serio e chiuso come i genovesi che lo hanno amato anche per il
suo carattere. Del resto era lo stesso allenatore abruzzese a ripetere: «Io qui sto bene perché Ferrero mi ha consegnato le chiavi di Bogliasco». Scelta obbligata, perché era il primo ad arrivare e l’ultimo ad andare via. I tanti pranzi passati nel suo ufficio del Mugnaini a vedere i video, mentre una piccola concessione era il sigaro fumato in passeggiata a Nervi. Il mare, sua grande passione. Non a caso l’altro svago era una visita al salone nautico di Genova ad ammirare le barche: «Ma io stacco solo a fine stagione, durante l’anno sono concentrato unicamente sul calcio e sulla mia squadra». [...]

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