Torino, il metodo Juric: i cinque accordi

In meno di quattro mesi il tecnico croato ha già centrato un grande risultato: questa squadra non ha nulla a che vedere con quella delle ultime stagioni

Torino, il metodo Juric: i cinque accordi© LAPRESSE

L’aveva quasi invocato alla vigilia come una formula magica, il risultato positivo da centrare per allineare alla bontà del lavoro svolto il conto numerico. Ivan Juric prima di affrontare il Genoa voleva una cosa soltanto: superare i rossoblù per tornare a vincere dopo quattro partite e salire in classifica a quota 11. Eccolo, il dato in grado di appoggiare con forza la tesi, anzi le tesi che sostengono la discussione di laurea del tecnico croato. Vicino dopo appena una manciata di mesi in granata a guadagnare galloni da professore. L’età, per un tecnico, è da dottorando - 46 anni - ma Juric la attraversa con l’esperienza maturata in fretta tra Mantova e Crotone, Genoa e Verona.

Toro rivoltato come un guanto da Juric

Ora c’è il Toro, rivoltato come un guanto come tutto l’ambiente sperava, dopo la cancrena che si stava mangiando i granata nelle precedenti due stagioni. Una guarigione in atto anche grazie all’appeal esercitato su Cairo e Vagnati: un appeal che, all’occorrenza, si trasforma in acceso confronto (si torni ai pugni battuti sul tavolo in sede di mercato). A funzionare non è un aspetto a dispetto un altro, magari il gioco a scapito dei rapporti, le capacità motivazionali a detrimento della proposta tattica. Il metodo Juric, perché tale è dopo una serie di controprove, inizia a germogliare a 360°, nel Toro. Si parta proprio dalle motivazioni. Stimolate in virtù di relazioni chiare dalle quali non ha più derogato. Ha punto chi ha ritenuto necessitasse del bastone, ha integrato chi aveva bisogno della carota.

La strategia

Una strategia precisa, capace di conferire autostima a chi ha aderito al progetto, scremando chi invece s’è messo a guardare altrove. E così da una parte ha recuperato Rodriguez e Djidji e dato fiducia a Milinkovic e Lukic, dall’altra ha messo di fronte alle proprie responsabilità i vari Izzo e Baselli, Verdi e Zaza. Qui si innesta l’altra colonna del metodo Juric: i confronti individuali anche stimolati pubblicamente (si pensi a Belotti). Il tecnico ha preso uno per uno i granata per indagarne la voglia di mettersi in discussione, con il Toro. Non gli ci è voluto molto, per battezzare i singoli dopo aver posto una semplice domanda: «Ci credi? Perché io qui voglio solo gente motivata».

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