Comotto: “Toro, con Radonjic si vola”

L’ex granata è stato tra i primi a scoprire l’esterno: “È un giocatore di sconfinata fantasia. Ha l’etichetta di essere umorale ma a Torino per lui c’è l’ambiente ideale”
Comotto: “Toro, con Radonjic si vola”© LAPRESSE

TORINO - L'espressione “salire sul carro” ha origini antiche e venature dispregiative, ma nell'epoca dei social è tornata prepotentemente di moda e con differente accezione. Ecco: Gianluca Comotto sul carro di Nemanja Radonjic non è mai salito. E per un motivo piuttosto lampante: l'ex granata, quel carro, semmai lo guida direttamente. Non certo da oggi e nemmeno da ieri, se si intendono le partite con il Palermo o con il Monza che hanno fatto scoprire il talentuoso serbo al grande pubblico italiano. «La storia risale agli anni in cui ero capo scouting della Fiorentina: ero andato a visionarlo diverse volte quando vestiva ancora la maglietta della Stella Rossa e me n'ero letteralmente innamorato – la confidenza di Comotto, oggi 43 anni, direttore generale del Perugia nelle ultime due stagioni –. Avevo chiesto a Corvino di trovare un modo per prenderlo, qualunque modo, ma oggettivamente l'Olympique Marsiglia per strapparlo alla concorrenza investì una cifra fuori portata».

Il Torino allo sprint mercato. Barrow-caos a Bologna
Guarda il video
Il Torino allo sprint mercato. Barrow-caos a Bologna


Gianluca Comotto, Radonjic al Torino le ispira quindi delle vibrazioni positive?

«Assolutamente: è un giocatore di sconfinata fantasia, nato per far divertire i tifosi. L'unico punto interrogativo che continua ad aleggiare sulla sua testa riguarda l'etichetta di calciatore umorale e discontinuo».

Si spiegano così le sue ultime stagioni, sbalzato tra un prestito e l'altro con poche presenze in campo?

«Direi proprio di sì, ma i giocatori estrosi vanno sempre e comunque aspettati: quando trovano la dimensione giusta, l'ambiente ideale per loro, diventano incontenibili. E il Torino ha dalla sua un certo Juric per stimolare il ragazzo a dovere: difficile pensare a un profilo più adatto».

Ha visto il Torino all'opera nei primi 180' del campionato?

«Sì, e mi sono fatto un'idea anche un po' banale: vedo una grande organizzazione, soprattutto nella fase di pressione sugli avversari, ma manca qualche gol in conseguenza della difficoltà nell'andare al tiro».

E il problema è estemporaneo o strutturale?

«Credo manchino proprio in rosa gli elementi per assicurare una certa quota di gol stagionali. Ora i granata devono fare a meno di Miranchuk, d'accordo, ma tanto il russo quanto lo stesso Radonjic hanno nelle corde più gli assist che le reti».

Rimedi a portata di mano?

«Il mercato non è ancora chiuso e, a fine agosto, i prezzi sono diversi rispetto ai mesi precedenti. Credo che il Torino si muoverà negli ultimi giorni della sessione per completare un reparto offensivo ormai orfano di Belotti».

A proposito, che idea si è fatto della conclusione del matrimonio tra il club granata e il Gallo?

«Con il senno di poi, probabilmente, ha pesato la sopravvalutazione del cartellino del giocatore nel corso degli anni. Se davvero covava l'ambizione di andare via, a quel punto si sarebbe potuto cedere già qualche estate fa senza pensare che valesse 100 milioni o giù di lì».

La sorprende che, al 24 agosto, sia ancora svincolato, per quanto in predicato di accordarsi con la Roma?

«L'evidenza un po' stride, sì, ma credo sia semplicemente figlia delle dinamiche del mercato. Una volta, in ogni caso, era più vantaggioso per un calciatore arrivare a scadenza di contratto: adesso dipende un po' dai chiari di luna della sessione in corso».

Detto del fronte offensivo, facciamo un passo indietro: le piace il centrocampo granata?

«Sì, molto. Ricci è un giovane che mi entusiasma: il reparto, con al suo fianco il reintegrato Lukic, è davvero convincente».

Conosce anche Schuurs, ultimo arrivato in difesa?

«Se ne parla in termini importanti da anni: l'ho visto giocare in diverse occasioni e credo abbia le qualità per fare bene anche in Italia. Per un olandese non è scontato adattarsi subito alla Serie A, soprattutto a livello tattico, ma con un maestro come Juric per lui sarà tutto più semplice».

Schuurs al Torino, il saluto dell'Ajax
Guarda il video
Schuurs al Torino, il saluto dell'Ajax


Quanto l'ha convinta il tecnico croato nella sua prima stagione a Torino?

«Juric secondo me incarna alla perfezione quella che è l'attuale evoluzione del calcio: trovare allenatori che tirino sempre fuori qualcosa in più dai propri uomini e soprattutto dai propri giovani, così da far crescere il valore della rosa e generare plusvalenze sul mercato. Ormai nessun club ne può fare a meno, dal primo all'ultimo».

Come valuta il mercato granata, fatto di investimenti sui più giovani e di prestiti per alzare l'asticella della qualità e dell'esperienza?

«Mi sembra un mercato logico e sostenibile, al giorno d'oggi anche il Real Madrid investe principalmente su 2000, 2001 e 2002. Le rose, mediamente, sono composte da giovani con al fianco 3-4 elementi d'esperienza per gestire i momenti decisivi. Soltanto la Juventus, in questa sessione, ha operato in controtendenza, ma anche i bianconeri arrivavano da anni in cui avevano acquistato quasi unicamente giovani».

Mercato promosso, quindi, nel complesso?

«Sì, perché mi piacciono le idee chiare. E quelle di Cairo, in questo momento, lo sono. Anche se capisco che ai tifosi alcune decisioni possano non piacere».

Organico attuale alla mano, come si può completare l'opera in quest'ultima settimana?

«Manca ancora qualcosa numericamente, alcune alternative per poter gestire le rotazioni. Ma la rosa è appesantita da elementi ormai fuori dal progetto e con stipendi pesanti: il Torino deve riuscire a vendere, ora, per sbloccare ancora qualcosa in entrata».

Ritocchi o meno, dove può arrivare questa squadra a fine campionato?

«Vedo un divario sempre maggiore tra le big che puntano alla zona Champions e le inseguitrici, come Atalanta o Fiorentina. Passo dopo passo, credo che il Torino possa ambire ad avvicinarsi all’Europa proprio come hanno fatto queste ultime società negli anni. L’allenatore giusto al momento giusto è un tassello cruciale: Gasperini ha fatto cose eccellenti a Bergamo, come Italiano lo scorso anno a Firenze. Juric è il tecnico giusto per il Torino: dà l’anima, anche se non è sempre un profilo semplice da gestire!»

Commenti

Loading...