Toro, non puoi finire così: due punti persi, 14 un anno fa. Juric riparte dall’attenzione

Nella passata stagione i granata hanno subito 12 gol dopo il 35’ del secondo tempo. Il problema ha radici lontane: e da oggi al Fila il tecnico torna ad affrontarlo
Toro, non puoi finire così: due punti persi, 14 un anno fa. Juric riparte dall’attenzione© /Ag. Aldo Liverani Sas

Il problema ha radici ben radicate e lontane: indubbiamente Juric da quando è arrivato a Torino ha saputo mettere mano a una squadra frastornata dopo le stagioni con Mazzarri e Longo, quindi con Giampaolo e Nicola in panchina, guarendo i granata da tante patologie. Fin qui non ha però saputo far sì che il Toro mantenga una concentrazione per tutta la durata dell’incontro. La tematica riguardava già il tecnico di San Vincenzo. Nella stagione 2019-20, quella in cui Mazzarri dopo aver subito un’imbarazzante sconfitta interna contro l’Atalanta (0-7) lascia il club in seguito al 4-0 incassato a Lecce, sono 7 i gol - sui 38 totali - presi dal Toro dopo l’80’. Questo prendendo in esame le prime 22 partite, appunto quelle con Mazzarri in panchina. Meglio va con Longo, mentre la questione torna d’attualità con Giampaolo. L’attuale allenatore della Sampdoria allena i granata per 18 giornate prendendo una marea di reti: ben 35, pressoché due in ogni incontro di media. Con circa il 25% dei gol (9) presi nell’ultima frazione, quindi sempre dal minuto 35 della ripresa in avanti. Anche in quel campionato il discorso si alleggerisce con Nicola, protagonista di una difficile salvezza come già lo era stato Longo ereditando da Mazzarri un Toro a pezzi.

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La statistica si fa ancora più evidente con Juric, il quale fin dalla sua prima annata in granata ha il merito di trovare un equilibrio tra fase difensiva e offensiva: la differenza reti si chiude infatti con un +5, frutto dei 46 gol segnati a fronte dei 41 subiti. Dodici dei quali, però, dall’80’ in avanti. Un calo palese che costa parecchi punti in classifica: uno sull’altro sono 14. Non è con i se o con i ma che si va in Europa, ma per rendere l’idea sommando ai 50 reali i 14 punti ipotetici il Toro avrebbe chiuso il torneo a quota 64, al quinto posto appaiato alla Lazio.

Nel campionato in corso la statistica inchioda alle proprie responsabilità i granata per numero di gol (5 su 7 dopo l’80’), più che per punti persi. Che sono due, uno smarrito a Milano contro l’Inter a causa del gol di Brozovic - favorito dall’errore nella marcatura del croato da parte del 18enne Ilkhan e dall’uscita a mezza strada di Milinkovic - un altro sabato in casa contro il Sassuolo. Contro i neroverdi sbagliano prima Zima e Singo - assai pigri sul cross di Rogerio - poi Buongiorno, in evidente difficoltà anche in precedenza, vaga per l’area lasciando spazio e tempo ad Alvarez di saltare indisturbato e mettere alle spalle di Milinkovic. In precedenza aveva segnato Mota Carvalho a Monza, ma a gara quasi conclusa, e Sernicola a Cremona. Spaventando un Toro che allo Zini aveva espresso il miglior gioco della sua stagione, se non dell’intera epoca Juric, con la rete che aveva portato i grigiorossi sull’1-2. A Bergamo è ininfluente il rigore di Koopmeiners (arrotonda il punteggio al 39’ st), quindi tocca a Brozovic e Alvarez strappare i punti al Toro.

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A questo punto resta da chiedersi come possa intervenire Juric per affrontare la questione. Il tema non è tattico, visto che gli errori non sono legati a un problema di posizioni tenute in campo. In parte è tecnico - e qui l’allenamento può parzialmente incidere - per quanto i valori del singolo in definitiva quelli siano: si può migliorare, ma il campione tale resta e il buon giocatore pure. E di campioni nel Toro non ce ne sono. Ciò su cui si può quindi lavorare è l’aspetto mentale. Da questo punto di vista i granata hanno mosso passi da gigante, a partire dall’inizio della scorsa stagione, ma l’opera va completata. Per restare al recente passato le amnesie di Ilkhan a San Siro e di Buongiorno al Grande Torino possono essere sanate. Da qui ripartirà oggi Juric, deciso a lavorare principalmente su due aspetti in queste preziose settimane di allenamenti al Filadelfia che arrivano per lasciare spazio alle Nazionali. L’allenatore potrà tuttavia tornare sugli errori commessi da Buongiorno, ma perderà altri 14 giocatori. Una situazione certo non ideale, ma d’altronde comune alla maggior parte delle squadre di A. Tre i difensori centrali che resteranno a Torino, quattro comprendendo nel gruppo anche Adopo, riserva ai centrocampisti, ma pure sesto difensore dei granata. Il primo è appunto Buongiorno: «Punto alla Nazionale, cerco di fare il meglio possibile sperando in una prossima chiamata di Mancini - ha dichiarato colui che contro il Sassuolo ha indossato la fascia di capitano. Per poi parlare, con onestà, dell’errore commesso -: dovevo marcarlo meglio, mi spiace ma mi servirà di lezione. Ci sono mancate due cose: cattiveria sotto porta e concentrazione nel finale di gara». Gli altri sono Schuurs, che a sua volta vuole fare bene in granata per guadagnare una prossima convocazione nell’Olanda, e l’ivoriano con cittadinanza francese Djidji. Zima e Rodriguez - se quest’ultimo recupererà dallo stato febbrile - si incroceranno in Repubblica Ceca-Svizzera di martedì 27.

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