Ilic: "Toro, diventerò presto Ivan il Cattivo"

Intervista al centrocampista serbo: "Juric mi ripete di essere molto più feroce. E poi devo segnare su punizione, mi sto esercitando. Le tirerò io"
Ilic: "Toro, diventerò presto Ivan il Cattivo"© Marco Canoniero

È il preferito di Juric che a gennaio lo volle a tutti i costi per migliorare il Toro e Cairo lo accontentò. Via Lukic, che cercava un club più ambizioso che disputasse le Coppe (ma alla fine è andato al Fulham…), e dentro Ilic.

«Con lui è arrivata più qualità», ha detto in più di una circostanza il tecnico croato. E in effetti il giovane serbo ha portato qualcosa in più. E molto ancora potrà portare, soprattutto se continuerà a giocare al fianco di Ricci. Ciò che auspicava Vagnati nella conferenza dell’altro giorno, nonché tutti i tifosi granata. Ma questa è un’altra storia che lo stesso serbo non vuole prendere di petto. Si limita ad aspettare le decisioni della società, non vuole in questo particolare momento esprimere una posizione precisa. Però guarda al futuro con ottimismo, si è perfettamente calato nella parte. Sentiamolo, dunque.

Ivan Ilic, come va dopo questa prima settimana di ritiro? 
«Allenamenti durissimi: stiamo lavorando con grande determinazione e sotto l’aspetto tattico cerchiamo di correggere gli errori della passata stagione».
 
Con Ricci forma una coppia giovane e forte. Teme che il suo compagno possa essere ceduto? 
«Non dipende da me. Queste cose le decidono il mister e la società, noi giocatori siamo a disposizione».
 
Cosa le ha detto Juric in questi giorni?  
«Che devo essere più cattivo: lui la definisce “la gamba forte”. Sto lavorando per questo. Con lui si impara, c’è sempre qualche cosa di nuovo da recepire e questo per un giocatore è il massimo».
 
Si sta esercitando nelle punizioni e i risultati cominciano a vedersi. È pronto per tirarle anche in campionato? 
«Sì, toccherà a me: sono pronto».

A Verona spesso le calciava.
«Ma erano talmente poche…». E sorride.
 
Lo sa che il Toro non segna su punizione dal 2017?
«Sì, sì, me l’hanno detto: speriamo quest’anno di cambiare rotta. Ci stiamo esercitando anche in questo».
 
Obiettivi come squadra?
«Dobbiamo crescere, giocare meglio dello scorso anno e, come ho detto prima, qui in ritiro stiamo imparando ciò che non abbiamo fatto bene nei mesi scorsi».
 
Il segreto per diventare ancora più forti?
«Il gruppo, l’amicizia tra noi. Quello che c’è al Toro. Perché se si è amici fuori dal campo, poi ti aiuti di più e disputi partite bellissime. E noi dobbiamo alzare l’asticella».

In rosa sono rimasti parecchi giocatori dello scorso anno: lo zoccolo duro c’è già. È importante?
«Le risposte le dà sempre il campo. Insisto nel dire che il nostro obiettivo è far meglio dello scorso anno».

Si sente un leader, viste le sue qualità tecniche e caratteriali?
«No, siamo tutti leader». 
 
Suvvia... Qualche consiglio ai compagni lo può dare, no?
«I consigli si danno e si ricevono e servono per migliorarsi. Se ho vicino a me Gineitis e vedo che ha sbagliato qualcosa, glielo dico. Ma altrettanto deve fare lui con me. Questa si chiama forza del gruppo». 
 
Il Toro di Juric gioca sempre con una punta sola: a volte non sarebbe meglio presentarne due, magari a partita in corso?
«In questi giorni d’allenamento quassù a Pinzolo stiamo provando diverse soluzioni, cerchiamo miglioramenti sotto tutti i punti di vista. Dipende anche contro che tipo di squadra giochi: a seconda delle caratteristiche dell’avversario puoi cambiare».
Lei si trova meglio ad avere davanti un attaccante o due?
«È uguale, credetemi: non ho problemi. Nel calcio conta sempre il collettivo. Noi siamo in grado di giocare in tutti i modi, nelle partitelle i nostri schemi variano sempre».
 
Ha un campione come modello?
Non ci pensa due volte: «Modric». E ride, senza aggiungere altro.
 
Un pensiero per i tifosi? 
«Li ringraziamo. Ci sono vicini, anche a Pinzolo ci stanno seguendo con affetto, non ci lasciano mai soli. Vogliamo regalare loro grandi soddisfazioni. Dopo pochi giorni di ritiro abbiamo iniziato vincendo contro una squadra di Serie B. E vincere fa sempre bene, tira su il morale, fa lavorare ancora meglio».

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