Toro, Cairo pronto a superare Pianelli: la data in cui si farà la storia

Il numero uno del club granata sta per diventare il patron più longevo del club fondato 118 anni fa
Toro, Cairo pronto a superare Pianelli: la data in cui si farà la storia© ANSA

TORINO - Orfeo Pianelli lasciò la sede del Torino, una lussuosa palazzina di corso Vittorio Emanuele II, alle 21 e 18. Scese lentamente dallo scalone a gomito con l’animo in subbuglio, profondamente commosso, contando i gradini per cercare di ingannare se stesso, rallentando il tempo dei movimenti. Quello stesso scalone oggi lo salgono frotte di persone in accappatoio per dirigersi al piano nobile, dove fanno i massaggi: da anni lì ha sede un noto centro benessere. Terme e quant’altro. Era il 21 maggio del 1982. Pianelli lasciò la sede del Torino e scoppiò a piangere, quando si vide attorniato da un gruppo di cronisti che attendevano da ore. Parlando, rispondendo alle domande, ruppe gli argini agli angoli degli occhi: "Sì, ho firmato, ho venduto. Non mi hanno lasciato neppure un’azione e potete pensare questo cosa voglia dire per me. Una ventina di anni nel Torino sono una vita, ma non c’erano altre uscite. Ho dovuto aspettare tre ore per poter firmare. Ora vi saluto. Ma ci vedremo ancora. Intanto riceverete un comunicato della Pianelli & Traversa, nei prossimi giorni". Si chiudeva un’epoca, quel giorno di 42 anni fa. Ed esattamente quel giorno, sempre in quel giorno, il 21 maggio del 1982, Urbano Cairo compiva 25 anni. Tu pensa le coincidenze: l’addio del più grande presidente granata dopo Ferruccio Novo, e il compleanno di Cairo.

Il Toro di Orfeo Pianelli

Orfeo Pianelli era diventato presidente del Torino il 20 febbraio del 1963. In ogni caso, era già entrato da tempo nei gangli societari. Dieci consiglieri del club si erano riuniti anche quella volta di sera, 61 anni fa, nella sede di via Prati. La riunione, cominciata alle 21, si protrasse sin quasi a mezzanotte. Al termine, la segreteria del club emise un comunicato: "Il consiglio direttivo dell’A.C. Torino (...) ha accettato le dimissioni del ragionier Angelo Filippone e ha eletto nuovo presidente, all’unanimità, il commendator Orfeo Pianelli". Da quel 20 febbraio del 1963 al 21 maggio del 1982 trascorsero 7.030 giorni. In mezzo, la resurrezione del Torino, sino a una nuova parabola discendente a cavallo tra la fine degli Anni 70 e l’inizio degli 80. Citiamo le finali (perse) di Coppa Italia del ‘63 e del ‘64, il 3° posto in A e la semifinale di Coppa delle Coppe nel ‘65, la vittoria della Coppa Italia nel 1968, il bis nel 1971, il 2° posto in campionato nel ‘72, lo scudetto del 1976, i secondi posti in A del ‘77 e del ‘78, le 3 finali perse di fila in Coppa Italia nel 1980, ‘81 e ‘82 (l’ultima delusione giusto il giorno prima dell’addio di Pianelli).

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Quando Cairo "supererà" Pianelli

Si diceva: 7.030 giorni. Beh, il primo dicembre, fra tre mesi e mezzo, Urbano Cairo raggiungerà Pianelli: 7.030 giorni anche lui. Cairo diventò presidente il 2 settembre 2005, dopo il fallimento cimminelliano e il mai abbastanza lodato salvataggio compiuto dai Lodisti, capaci di mantenere in vita la storia e il simbolo del Torino nato il 3 dicembre del 1906. Era sull’orlo del fallimento da anni il Torino preso da Pianelli, risanato e progressivamente rilanciato, riportato persino ai vertici del calcio italiano come non accadeva dai tempi del Grande Torino e poi man mano perduto, negli ultimi anni (la recessione industriale, un insieme di strategie sbagliate e problemi giudiziari sventrarono l’attività imprenditoriale e sportiva del grande, indimenticabile presidente: quando Sergio Rossi gli succedette, dovette affrontare anche lui un realistico piano di risanamento). Il Torino (per quasi un secolo di vita) ha sempre avuto al comando un presidente circondato da un gruppo di grandi azionisti, pronti anche a consigliarlo, non solo ad aiutarlo materialmente, nonché da un esercito di piccoli azionisti. Tutti innamorati. Poi, però, quel concetto di “squadra di tifosi” cominciò a perdersi sempre più, fino al taglio netto compiuto da Cairo. Perché da quando c’è Cairo, c’è soltanto Cairo. "E Cairo non ama abbastanza il Toro, è chiaro, chiarissimo. Altrimenti farebbe di più, molto di più. E a 360 gradi", ci disse l’ex ct del volley Berruto, tifosissimo granata, un paio di anni fa. Certo, è tutto imparagonabile: epoche, uomini, ma soprattutto i costi dell’attività calcio. La forbice tra i top club e le società del livello di quella granata si è aperta a livelli fin mostruosi, quanto a fatturato e potenza di spesa. In proporzione, restano però la lungimiranza, la programmazione e l’amore a far la differenza. Ieri sera, l’Atalanta si giocava la Supercoppa europea. Poche ore prima, Cairo postava una sua foto in mare. A bagno, insomma. Poi, dal 2 dicembre, nessuno come lui: diventerà il presidente più longevo di tutta la storia del Torino.

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TORINO - Orfeo Pianelli lasciò la sede del Torino, una lussuosa palazzina di corso Vittorio Emanuele II, alle 21 e 18. Scese lentamente dallo scalone a gomito con l’animo in subbuglio, profondamente commosso, contando i gradini per cercare di ingannare se stesso, rallentando il tempo dei movimenti. Quello stesso scalone oggi lo salgono frotte di persone in accappatoio per dirigersi al piano nobile, dove fanno i massaggi: da anni lì ha sede un noto centro benessere. Terme e quant’altro. Era il 21 maggio del 1982. Pianelli lasciò la sede del Torino e scoppiò a piangere, quando si vide attorniato da un gruppo di cronisti che attendevano da ore. Parlando, rispondendo alle domande, ruppe gli argini agli angoli degli occhi: "Sì, ho firmato, ho venduto. Non mi hanno lasciato neppure un’azione e potete pensare questo cosa voglia dire per me. Una ventina di anni nel Torino sono una vita, ma non c’erano altre uscite. Ho dovuto aspettare tre ore per poter firmare. Ora vi saluto. Ma ci vedremo ancora. Intanto riceverete un comunicato della Pianelli & Traversa, nei prossimi giorni". Si chiudeva un’epoca, quel giorno di 42 anni fa. Ed esattamente quel giorno, sempre in quel giorno, il 21 maggio del 1982, Urbano Cairo compiva 25 anni. Tu pensa le coincidenze: l’addio del più grande presidente granata dopo Ferruccio Novo, e il compleanno di Cairo.

Il Toro di Orfeo Pianelli

Orfeo Pianelli era diventato presidente del Torino il 20 febbraio del 1963. In ogni caso, era già entrato da tempo nei gangli societari. Dieci consiglieri del club si erano riuniti anche quella volta di sera, 61 anni fa, nella sede di via Prati. La riunione, cominciata alle 21, si protrasse sin quasi a mezzanotte. Al termine, la segreteria del club emise un comunicato: "Il consiglio direttivo dell’A.C. Torino (...) ha accettato le dimissioni del ragionier Angelo Filippone e ha eletto nuovo presidente, all’unanimità, il commendator Orfeo Pianelli". Da quel 20 febbraio del 1963 al 21 maggio del 1982 trascorsero 7.030 giorni. In mezzo, la resurrezione del Torino, sino a una nuova parabola discendente a cavallo tra la fine degli Anni 70 e l’inizio degli 80. Citiamo le finali (perse) di Coppa Italia del ‘63 e del ‘64, il 3° posto in A e la semifinale di Coppa delle Coppe nel ‘65, la vittoria della Coppa Italia nel 1968, il bis nel 1971, il 2° posto in campionato nel ‘72, lo scudetto del 1976, i secondi posti in A del ‘77 e del ‘78, le 3 finali perse di fila in Coppa Italia nel 1980, ‘81 e ‘82 (l’ultima delusione giusto il giorno prima dell’addio di Pianelli).

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