"Ma chi crede a Cairo? Alla deriva da 20 anni, cori Juve il punto più basso"

Bruno e Bresciani: "Siamo arrivati ad ascoltare i tifosi bianconeri che cantano per invitarlo a rimanere"
"Ma chi crede a Cairo? Alla deriva da 20 anni, cori Juve il punto più basso"© LAPRESSE

«Come gira le frittate lui, nessuno! Quando parla... e sempre molto volentieri lo fa dopo le vittorie, come stavolta dopo Empoli... è sempre bravissimo a raccontare la sua verità. Ma chi gli crede più? Chi lo ascolta ancora? Sono i fatti a contare, non le parole». Dalla finale Uefa del 1992 a oggi: Pasquale Bruno e Giorgio Bresciani di nuovo insieme (non capitava da parecchi anni, ormai) grazie alla semina granata del Toro Club Valle Bormida dello storico presidente Franco Leoncini e dei suoi numerosi, appassionatissimi soci.

Come si fa a trasmettere a una squadra infarcita ogni anno di nuovi giocatori, molti dei quali oltretutto stranieri... una squadra ripetutamente smontata... quei valori granata che avevano sempre rappresentato lo spirito e la forza speciale del Torino?

Bresciani: «Intanto bisognerebbe riportare in società gente che ha fatto la storia nel Torino... potrei dire Zaccarelli, Cravero, Ezio Rossi, Camolese, Benedetti... e ovviamente anche tanti altri. Potrebbero far rivivere e trasmettere l’idea di che cosa sia il Toro nella sua essenza. Il tremendismo granata, il Filadelfia, Superga, la storia, il rispetto delle speranze dei tifosi... Oggi tutto questo non pare quasi esistere più. Questo Torino li ha persi da anni questi valori e il primo responsabile è il presidente. Una nuova proprietà dovrebbe ripartire da qui, prima di tutto. Dai valori granata. Ai miei tempi, fin dal vivaio, avevamo grandi maestri che ci insegnavano il Toro e il club aveva uno dei settori giovanili più forti d’Europa. Basti dire che nella rosa del 1991-’92, quella che poi arrivò alla finale Uefa, c’erano ben 7, 8 giocatori cresciuti al Fila. Significa far crescere i giovani nello spirito che il Toro ha sempre avuto. Lo si vedrebbe anche in campo. Ma i valori granata li può trasmettere soltanto chi li ha vissuti, li ama e li conserva. Mi pare che questa società sia scarsa, sotto questo punto di vista. Noi ragazzi nati al Fila avevamo uno spirito diverso. Oggi la Juve vince nettamente i derby, pressoché di continuo, e dimostra anche di avere più valori e più grinta di noi. Vien da dire che lo spirito Toro che c’era ai nostri tempi non esiste più».

Bruno: «Speravo che a Natale si fosse già materializzato il cambio di proprietà, invece... Ha ragione Giorgio: una squadra forte può essere costruita solo da una società forte. Ai nostri tempi c’erano grandi giocatori, ottimi giovani e una struttura dirigenziale ricca di punti di riferimento. In questo Torino chi sono i punti di riferimento? Mi viene da dire l’allenatore, ma da solo. Quando il Toro perde... e a maggior ragione i derby... non vedo quasi mai comparire in conferenza o in tv il presidente o un dirigente capace di metterci la faccia e di spiegare i motivi della sconfitta, di prendersi anche così le responsabilità. Invece quando il Torino vince, ecco che Cairo torna a parlare... Lo si è visto anche dopo il successo di Empoli. Racconta le sue verità, spesso e volentieri gira le frittate... Parla, parla... Ma la vera forza di una società non si vede dopo una vittoria, ma dopo una sconfitta, nei momenti negativi».

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Cairo, la contestazione Toro

La contestazione è dura, durissima. Da agosto, ormai. Bruno: «Spero e penso che continuerà. Ventiquattr’ore fa ho riparlato con vecchi amici Ultras... Mi hanno detto che continueranno a protestare, naturalmente sempre in modo pacifico, come è giusto che sia. La gente è stanca. Sono 19 anni caratterizzati da una grande povertà sotto tutti gli aspetti. Ciò che fa capire come siamo messi male, come siamo caduti in basso, è anche quanto è avvenuto in queste ultime settimane. Se dopo 24 sconfitte del Toro in 31 derby, con una sola vittoria, i tifosi della Juve cantano, inneggiano a Cairo invitandolo a restare, significa che lo sprofondo è totale. Mai successa una cosa così! Ci sarà un motivo, no?».

Bresciani: «Cairo continua a dire che la maggioranza dei tifosi è con lui. Non è così. Mi sembra invece che la maggior parte dei tifosi non lo sopporti più. E gli altri probabilmente non lo ascoltano nemmeno».

Bruno: «Dice che ha fatto un sondaggio... Ma quale sondaggio? Quale agenzia specializzata l’ha fatto? Qual era il campione dei tifosi intervistati? Dieci persone? Quali sono i risultati precisi? Lo mostri, quel sondaggio. Valutiamolo. Invece ne parla solo genericamente... Possiamo nutrire qualche dubbio, vista la contestazione da mesi, oltre tutto non certo per la prima volta? È una situazione imbarazzante che poi si proietta anche sulla squadra, perché nei momenti di difficoltà, come si è visto in questi ultimi due mesi, i giocatori hanno bisogno di punti di riferimento carismatici capaci di aiutarli. Sono giovani, sono ragazzi... Chi hanno come punto di riferimento? Chi è l’ex giocatore che ha il Toro dentro e può dare insegnamenti, trasmettere grandi valori? Come diceva Giorgio, i punti di riferimento devono essere grandi maestri che hanno il sangue granata, che hanno vissuto, che hanno vinto, gente che ha guardato in faccia il Real Madrid e lo ha battuto, gente che ha vinto lo scudetto, che è stata per tanti anni nel Toro. Cosa spieghi, se no, ai giocatori? Cosa trasmetti? Lo ripeto, la cosa più fastidiosa è proprio vedere che nei momenti di crisi, di difficoltà, la società sembra sparire. Ma non appena si vince, ecco che Cairo torna a parlare... Dopo l’Empoli non solo ha girato la frittata... ha detto anche cose errate o che non stanno né in cielo né in terra, facilmente smontabili. E Vagnati? Mesi fa aveva detto quelle frasi intollerabili su Adams, praticamente ammettendo che siamo diventati una società che fa crescere i giocatori per poi darli alle squadre importanti. Non parla più, adesso? Come mai?».

Perché non esistono questi punti di riferimento? O perché non ci sono più?

Bresciani: «Mi sembra che Cairo non voglia gente che possa fargli ombra o che sia in grado di guardarlo negli occhi e dirgli che sbaglia, quando sbaglia».

Bruno: «Direi che il Torino ha più un proprietario che un presidente. I presidenti innamorati per me sono ben altri, erano altri».

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"Cairo, la stessa frase da un po'..."

«Se arriva qualcuno più ricco e bravo di me sono disposto a vendere». Bresciani: «Sì, adesso Cairo da un po’ ripete questa frase. Ma cosa vuol dire? Cosa significa? L’Empoli, l’Udinese... tanto per fare due esempi senza neanche dover evocare l’Atalanta... sono società più strutturate che insegnano calcio e crescono... e non mi pare proprio che abbiano fatturati più alti... E poi cosa significa più ricco e bravo di me? Domando: quando lui ha acquistato il Torino dai Lodisti nel 2005 chi era? Quanti lo conoscevano? Chi poteva dire quanto fosse ricco e quanto bravo, all’epoca? Io penso che il suo tempo sia finito, che se ne debba andare. Deve mettere un candidato acquirente nella condizione di poter avvicinarsi al Torino e trattare... Speriamo che succeda, adesso, dopo 19 anni di grigiore, di parole e di promesse non mantenute. Parlano i fatti».

Bresciani: «Cairo non manifesta ciò che i tifosi hanno nel cuore. Se non comprende che il Toro è questo...».

Bruno: «Un giovane tifoso, un ragazzino di 10 anni che idea si può essere fatto del Toro se si basasse solo sulle partite che ha visto? Dov’è finita la nostra squadra con una storia leggendaria? È la storia che lui ha ignorato. Perché? E perché continua a insistere, anche adesso?».

Bresciani: «Un’altra sconfitta di questi 19 anni è che a Torino stanno diminuendo i bambini tifosi del Toro. Anche il nostro Toro mica vinceva sempre! Ma davamo tutto, facevamo innamorare i tifosi, ci ricoprivano di affetto e rispetto anche dopo le sconfitte. Perché noi avevamo dentro quegli insegnamenti dei maestri granata».

Bruno: «E comunque vincevamo anche e pure tanto! I derby... la Coppa Italia... il terzo posto in A... la conquista della finale Uefa... C’era la semina granata e c’erano i giocatori, c’erano i punti di riferimento in società e al Fila. Noi eravamo indiani. Invece adesso la curva della Juve canta per farlo restare... È il punto più basso, la prova di cosa è diventato il Torino. Mi chiedo: Cairo non si fa delle domande se siamo arrivati a un simile sprofondo? E non si dà delle risposte? Oggi i tifosi devono vivere di ricordi, purtroppo».

Bresciani: «Sono tifosi stanchi, non ne possono più. E la stanchezza è proprio una brutta cosa se si parla di tifo. La peggiore, probabilmente».

Bruno: «Finora ha dimostrato di voler restare a dispetto di tutto e tutti. Ma come fa a restare in paradiso a dispetto dei santi? Se ha un po’ di orgoglio personale è ora che metta il Torino in vendita e si faccia da parte. Siamo diventati una specie di squadra satellite delle grandi».

Bresciani: «Se una persona pura come Silvano Benedetti, cresciuto in granata, per 20 anni colonna del settore giovanile, a un certo punto dice basta perché evidentemente non ne può più... poi rifiuta di trasferirsi alla Juventus e alla fine dice addio al suo Toro, beh... è molto significativo, no? Ed è anche molto triste».

Bruno: «E gli insulti ai tifosi di quei giocatori a Superga, il 4 maggio? Un fatto gravissimo. Una pugnalata, per chi ama il Toro. Mancanza di rispetto totale per la gente e tanto più davanti alla morte del Grande Torino. Se è successo, è anche perché evidentemente nessuno ha saputo trasmettere i valori del Toro a questi ragazzi. E una volta di più è una prova dell’assenza della società».

Bresciani: «Spero che arrivi un nuovo proprietario e anche in fretta. Ma poi ci vorranno anni e anni per ricostruire un vero Toro, dopo questa lunghissima deriva cominciata 30 anni fa e da 20 continuata con Cairo».

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«Come gira le frittate lui, nessuno! Quando parla... e sempre molto volentieri lo fa dopo le vittorie, come stavolta dopo Empoli... è sempre bravissimo a raccontare la sua verità. Ma chi gli crede più? Chi lo ascolta ancora? Sono i fatti a contare, non le parole». Dalla finale Uefa del 1992 a oggi: Pasquale Bruno e Giorgio Bresciani di nuovo insieme (non capitava da parecchi anni, ormai) grazie alla semina granata del Toro Club Valle Bormida dello storico presidente Franco Leoncini e dei suoi numerosi, appassionatissimi soci.

Come si fa a trasmettere a una squadra infarcita ogni anno di nuovi giocatori, molti dei quali oltretutto stranieri... una squadra ripetutamente smontata... quei valori granata che avevano sempre rappresentato lo spirito e la forza speciale del Torino?

Bresciani: «Intanto bisognerebbe riportare in società gente che ha fatto la storia nel Torino... potrei dire Zaccarelli, Cravero, Ezio Rossi, Camolese, Benedetti... e ovviamente anche tanti altri. Potrebbero far rivivere e trasmettere l’idea di che cosa sia il Toro nella sua essenza. Il tremendismo granata, il Filadelfia, Superga, la storia, il rispetto delle speranze dei tifosi... Oggi tutto questo non pare quasi esistere più. Questo Torino li ha persi da anni questi valori e il primo responsabile è il presidente. Una nuova proprietà dovrebbe ripartire da qui, prima di tutto. Dai valori granata. Ai miei tempi, fin dal vivaio, avevamo grandi maestri che ci insegnavano il Toro e il club aveva uno dei settori giovanili più forti d’Europa. Basti dire che nella rosa del 1991-’92, quella che poi arrivò alla finale Uefa, c’erano ben 7, 8 giocatori cresciuti al Fila. Significa far crescere i giovani nello spirito che il Toro ha sempre avuto. Lo si vedrebbe anche in campo. Ma i valori granata li può trasmettere soltanto chi li ha vissuti, li ama e li conserva. Mi pare che questa società sia scarsa, sotto questo punto di vista. Noi ragazzi nati al Fila avevamo uno spirito diverso. Oggi la Juve vince nettamente i derby, pressoché di continuo, e dimostra anche di avere più valori e più grinta di noi. Vien da dire che lo spirito Toro che c’era ai nostri tempi non esiste più».

Bruno: «Speravo che a Natale si fosse già materializzato il cambio di proprietà, invece... Ha ragione Giorgio: una squadra forte può essere costruita solo da una società forte. Ai nostri tempi c’erano grandi giocatori, ottimi giovani e una struttura dirigenziale ricca di punti di riferimento. In questo Torino chi sono i punti di riferimento? Mi viene da dire l’allenatore, ma da solo. Quando il Toro perde... e a maggior ragione i derby... non vedo quasi mai comparire in conferenza o in tv il presidente o un dirigente capace di metterci la faccia e di spiegare i motivi della sconfitta, di prendersi anche così le responsabilità. Invece quando il Torino vince, ecco che Cairo torna a parlare... Lo si è visto anche dopo il successo di Empoli. Racconta le sue verità, spesso e volentieri gira le frittate... Parla, parla... Ma la vera forza di una società non si vede dopo una vittoria, ma dopo una sconfitta, nei momenti negativi».

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