Petrachi a muso duro con i tifosi Toro: "Ambiente depresso. Basta alibi"

Le dichiarazioni del direttore sportivo sulla protesta contro Cairo, che si protrae ormai da anni, stanno facendo discutere e arrabbiare il popolo granata
Petrachi a muso duro con i tifosi Toro: "Ambiente depresso. Basta alibi"

Ho ritrovato un ambiente depresso, non sano, da un certo punto di vista molto disfattista. Un ambiente molto complicato”. Hanno fatto rumore, eccome, le parole di Gianluca Petrachi nell’intervista rilasciata a Sky. Parole che in parte descrivono la situazione attuale intorno al Toro, caratterizzata da una contestazione costante nei confronti di Urbano Cairo. Una contestazione che ha portato anche la parte più calda della tifoseria a disertare lo stadio in segno di protesta. “Anche nel 2010 arrivai in un momento difficilissimo, ma la contestazione era figlia dei risultati sportivi che non arrivavano”, ha poi aggiunto il direttore sportivo spiegando la differenza tra la situazione attuale e quella di sedici anni fa. Non che all’epoca Cairo non fosse al centro di critiche comprensibili: il Toro era retrocesso e in B faticava (ci sono voluti tre campionati per tornare in A), ma la situazione ambientale era certamente differente, come sottolineato dal ds, la tifoseria stessa era più spaccata rispetto a ora dove il fronte di chi chiede la cessione della società è ampio, rumoroso (perché anche il silenzio che ha contraddistinto lo stadio semivuoto nelle ultime settimane ne ha fatto molto di rumore) e unito. La dimostrazione plastica è arrivata nelle partite contro Lecce, Bologna, Lazio e Parma. Si dice che per fare una prova servano tre indizi: qui di indizi ne abbiamo addirittura quattro... “Oggi c’è un malessere più profondo (come dicevamo, ndr) che sinceramente è difficile da vivere, ma sarei presuntuoso se pensassi di ricompattare l’ambiente da solo. Bisogna affrontare il malessere che c’è con coraggio, cercando di cambiare questo malpensiero - ha poi aggiunto Petrachi -. Io ce la sto mettendo tutta per infondere senso di appartenenza e “tremendismo”, elementi che mi hanno fatto amare questa piazza e che sono fondamentali in un momento come l’attuale in cui non c’è l’appoggio della gente, non c’è l’appoggio della Maratona”.

"Al Toro la colpa è sempre dell'altro"

Lo dirà il tempo se sarà riuscito nel suo intento, certo è che non basterà qualche risultato positivo, come sosteneva Cairo a inizio stagione, a mettere fine a una contestazione che prosegue con forza dall’estate del 2024. I risultati saranno però necessari, perché dovranno portare il Toro alla salvezza il prima possibile. “La salvezza è ora un obiettivo molto importante. So che c’è chi dice che sia meglio ripartire dalla B per cambiare le cose, ma per me questo è inaccettabile”, ha aggiunto Petrachi. E chi ha il compito di mantenere la formazione granata in Serie A è ovviamente D’Aversa. “Roberto deve anche isolare la squadra dalla situazione ambientale attuale. Situazione che non deve diventare un alibi. Sono stato calciatore e so che i giocatori difficilmente si assumono le proprie responsabilità e purtroppo al Toro l’alibi c’è, perché la colpa è sempre di qualcun altro”. E se D’Aversa dovesse chiudere in maniera positiva la stagione, potrebbe anche rinnovare il contratto in scadenza. “Quello che verrà dopo si vedrà. Ora l’importante è raggiungere l’obiettivo”, ha però risposto il ds sull’argomento. A proposito di futuro del Toro, Petrachi non dovrà occuparsi solamente della questione allenatore, ma in estate dovrà costruire anche la squadra del prossimo campionato (squadra che non potrà limitarsi a giocare per non retrocedere in B).

"Nel mio Toro lo zoccolo duro fatto da italiani"

Nella mia prima esperienza al Toro ho creato uno zoccolo duro composto da giocatori italiani: c’erano Sirigu, Darmian, Moretti, Bovo, Vives, Gazzi, Belotti, Immobile. Ora mi piacerebbe ricreare un gruppo simile, per questo a gennaio ho preso Prati (è arrivato in prestito con diritto di riscatto a 6 milioni dal Cagliari, ndr). Poi si può aggiungere qualche straniero e ogni tanto ho pescato in Sud America o da altre nazioni”, ha spiegato il ds. Per ricreare uno zoccolo duro di italiani ci sarà molto lavoro da fare, considerato che al momento gli unici calciatori nostrani sono Paleari, Siviero, Marianucci (in prestito e tornerà al Napoli), Biraghi (fuori dal progetto e sul mercato), Prati e Casadei (entrambi in bilico). L’importante sarà non sbagliare le scelte, a differenza di quanto fatto la scorsa estate (ma non solo la scorsa) dal suo predecessore, Vagnati, in collaborazione con Cairo. “La scelta di Baroni non è figlia della mia gestione, ma questo non c’entra. È un bravo allenatore ed è anche un amico. L’esonero? È stato difficile, ma quando si arriva a un certo punto bisogna prendere decisioni difficili, credo che anche Marco abbia capito che il Toro avesse bisogno di una scossa. Ora mi piacerebbe realizzare un progetto vincente, ma servono tanto lavoro e unità di intenti. Lo dirà il tempo se alla guida di questo progetto ci sarà D’Aversa o un altro allenatore, io ora voglio ricreare un sistema unito”. E il tempo dirà anche se Petrachi riuscirà nel proprio intento.

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