© LAPRESSEMiracolo, finalmente Cairo si muove: e preannuncia una... mossa! In ogni caso, è una svolta per il destini del Torino e del suo stadio, a oggi sempre di proprietà comunale. Ed è una svolta fondamentale, indispensabile innanzi tutto a breve tempo per poter chiedere e ottenere dal Comune una proroga d’affitto e poter iscrivere la squadra al prossimo campionato. Ma il vero nodo della questione è un altro, ovviamente. È come se il club granata avesse alzato il braccio, aprendosi formalmente, burocraticamente e giuridicamente un’autostrada con, come traguardo, l’ottenimento dello stadio in concessione, potenzialmente acquistandone il diritto di superficie (per 99 anni, o avendolo in gestione per diversi decenni: Cairo deve ancora decidere quale strada prendere e lo farà solo dopo gli studi e le valutazioni che gli sottoporrà nei prossimi mesi un’eccellenza mondiale come il Politecnico di Torino: collaborazione siglata). Occorrerà verificare in quale forma il Torino vorrà e potrà insomma mettere le mani sullo stadio (tempi lunghi, diciamolo subito, con vista sul 2027), ma siamo comunque nell’ambito di uno stadio “di proprietà” da ristrutturare (da vedersi, anche qui, in quale forma: se parziale, minima, o più sostanziale).
L'area del Robaldo
L’altra novità che emerge riguarda l’allargamento della manifestazione di interesse anche all’area del Robaldo (il centro sportivo per il vivaio: 4 campi già utilizzati, palazzina da ultimare). L’obiettivo, come da comunicato stampa del Torino: «Riqualificare i due impianti sportivi (stadio e Robaldo, ndr) e, all’interno di un più ampio piano d’ambito, anche i territori circostanti». Traduzione in parole povere: nei piani, anche il nuovo Robaldo sarà ulteriormente migliorato e ampliato, inglobandolo nel progetto stadio Grande Torino, come da Cittadella Granata immaginata e propugnata dal sindaco Lo Russo fin dall’inizio del suo mandato (2021), “passando” anche attraverso il Filadelfia. «Territori circostanti» al Robaldo: spazi ampi (fine periferia Sud di Torino) anche per lo sviluppo di possibili aree commerciali, dunque non solo vicino allo stadio, compresso invece com’è tra un parco pubblico (piazza d’Armi) ed edilizia di varia natura.
Proposta in arrivo nei prossimi mesi
Connettendo giuridicamente ed economicamente in un unico progetto sia lo stadio sia il Robaldo (che il Torino ha già dal 2019 in concessione trentennale, ora migliorabile), il club potrà dunque presentare al Comune nei prossimi mesi (non esistono obblighi di scadenza: si può immaginare tra l’autunno e la fine del 2026) una proposta economica (l’offerta in milioni), comprendente un piano (la tipologia della concessione richiesta, come durata e forma giuridica) e un progetto programmatico (riqualificazione delle due aree sportive con ampliamento dei territori circostanti e creazione di aree commerciali di diversa entità e tipologia). Successivamente, gli uffici tecnici del Comune valuteranno in un tempo limite di 60 giorni la bontà giuridica, la coerenza economica e la fattibilità del progetto. Se sarà approvato, il Comune emetterà poi un bando aperto a tutti (durata media: 40 giorni). Il Torino a quel punto partirà grandemente avvantaggiato, sia per la manifestazione d’intesse già presentata e “validata” a livello economico e progettuale, sia perché (come da deliberà del febbraio 2025) la Giunta Lo Russo ha già ribadito che lo stadio deve essere destinato ad attività calcistica di primo livello. Questo è sommariamente l’iter che si può immaginare, dunque. Nel contempo, il club granata diventa decisamente più appetibile sul mercato internazionale (per fondi di investimento nordamericani o mediorientali o per multinazionali). Queste mosse di Cairo, insomma, potranno rivelarsi strategiche e utili non solo per comprare lo stadio, diciamo così, ma anche per vendere il Torino, volendo.
Il comunicato del Comune
Cogliamo dal comunicato del Comune: il Torino «ha formalizzato alla Città (pec inviata alla Divisione patrimonio, ndr) una manifestazione di interesse preliminare finalizzata alla successiva presentazione di una proposta di partenariato pubblico/privato mediante finanza di progetto relativa allo sviluppo strategico degli impianti sportivi dello stadio e del Robaldo. L’amministrazione comunale, in coerenza con la normativa in materia, si rende disponibile alla valutazione della proposta che seguirà ad opera del Torino». Ora il sindaco Lo Russo, comprensibilmente soddisfatto (da molto tempo invocava anche pubblicamente una mossa di Cairo, finalmente arrivata seppur con un ritardo di mesi e mesi): «Dopo il nostro interessamento che ha portato a liberare lo stadio da un’ipoteca ventennale (luglio 2025, ndr), registriamo con soddisfazione una disponibilità che rappresenta un ulteriore passo avanti per la riqualificazione del bene, all’interno di un più ampio progetto per una città dello sport. Elemento di particolare rilievo l’annuncio dell’intenzione di includere nella futura proposta anche gli impianti del Robaldo. La Città resta in attesa della proposta di partenariato, auspicando che possa essere strategica per la valorizzazione di luoghi davvero importanti per il calcio e per la città di Torino».
La soddisfazione di Cairo
E adesso il comunicato del club granata, che, come detto, ha anche annunciato di aver siglato con «il Politecnico di Torino un protocollo d’intesa finalizzato alla redazione di un progetto di valorizzazione dello stadio e del Robaldo. La collaborazione con l’Ateneo torinese permetterà al Torino di elaborare una proposta di partenariato pubblico/privato mediante finanza di progetto da presentare alla Città per riqualificare i due impianti sportivi e, all’interno di un più ampio piano d’ambito, anche i territori circostanti. Dopo la formalizzazione di una manifestazione di interesse all’amministrazione comunale, questa collaborazione segna un primo passo concreto verso la presentazione di una proposta nel più breve tempo possibile». Cairo: «Esprimo soddisfazione per l’avvio della procedura di evidenza pubblica a cui lavoravamo da tempo. La collaborazione con il Politecnico di Torino, partner di riconosciuta competenza tecnica anche a livello internazionale, è la chiave per sviluppare un progetto credibile e sostenibile, non solo per il Torino, ma per la Città intera. Questo è il primo passo, coerente con l’iter previsto dalla Legge Stadi».
