"Chiamatemi Bodo"
Zaccarelli: Sì, un provino di nascosto, sotto una tettoia di un distributore di benzina appena fuori dall’albergo dove eravamo in ritiro. Radice mi fa scaldare, poi mi dice: “Adesso prendiamo il pallone, fai un po’ di esercizi, un po’ di palleggi, poi prova a calciare”. E dopo: “Fai dei bei contrasti con Giorgio”. Tuttosport: Il grandissimo Giorgio Ferrini, che da quell’anno non giocava più, era viceallenatore. Zaccarelli: Sì. Feci quel supplemento di provino con Giorgio, il piede mi faceva ancora male, comunque poi giocai, e casualmente segnai proprio con quel piede, è vero. Un grandissimo momento, importante nella corsa scudetto. Avevamo espugnato San Siro! Tuttosport: In tanti gol in quella stagione c’è stato lo zampino di Faina, detto così per la sua astuzia, cioè Bodo. Ecco, appunto… Roberto, tra Bodo o Faina il tuo vero soprannome è il primo. Salvadori: Sì. Faina fu un soprannome giornalistico, Bodo invece me lo aveva dato Agroppi anni prima… E tutti mi chiamavano e mi chiamano Bodo, infatti. Tuttosport: Per voi il presidente Pianelli era anche come un papà. Salvadori: Vero. Non ti metteva mai in soggezione. Era, non dico un papà, ma un po’ uno zio, lo zio buono della famiglia. Lui era molto, molto disponibile. Parlava poco, non cercava la ribalta a tutti i costi e con noi era molto in sintonia. Aveva i suoi due gioiellini, Claudio Sala e Pupi: se li guardava con tanta ammirazione… E poi parlava in dialetto con il suo compagno di scorribande, Pecci in romagnolo, mentre Pianelli gli rispondeva in un misto di piemontese e mantovano… Loro due giocavano anche a carte assieme e si prendevano in giro così. Pianelli era un personaggio importantissimo per noi.
"Pianelli un vero granata"
Claudio Sala: Pianelli amava tantissimo il Torino, il Toro gli riempiva davvero il cuore. Patrizio Sala: Proprio così. Era un uomo tanto buono. Un uomo vero. Un vero granata. Piergiorgio Re (consigliere di amministrazione, all’epoca): Orfeo si dimostrava anche un presidente molto generoso, quando i giocatori andavano a trattare con lui i premi… Lo ricordo in tribuna il giorno dello scudetto, eravamo vicini… Era talmente emozionato che non riusciva a proferire parola. Pecci: Quando Zaccarelli, tanti anni dopo, una volta diventato dirigente del Toro, come atto di gentilezza e stile gli spedì l’abbonamento allo stadio a casa sua in Francia, a Villefranche, Orfeo si commosse, felice come un bambino. Ricordo quando il presidente mi raccontò questa cosa, ero andato a trovarlo a casa sua, era già malato. Orfeo amava il Toro. E io sono stato contento di aver corso per Zaccarelli anche per questo gesto… Pianelli se lo meritava, eccome. Claudio Sala: Ero il capitano, in più il presidente stravedeva per me, è vero... Era naturale che facessi le contrattazioni sui premi… Gli ho detto, a nome di tutti: “Presidente, noi rinunciamo ai premi per il pareggio, però lei ci dà il doppio in caso di vittoria in casa”. E ne vincemmo 14 su 15! E come giocavamo bene... Pecci: Sul campo, a seconda di dove andavamo io, Claudio Sala e Zaccarelli, Patrizio doveva spostarsi.
"Ma questa è birra!"
Patrizio Sala: Ma era un bel ballare con dei compagni come voi! Anche se Bodo ce l’ha con me perché continua a dire che io gli ho portato via il numero 4! Non è colpa mia… Radice poco dopo il mio arrivo mi chiese: “Tu dove ti vedi?” E mi è venuto spontaneo: “Beh, al posto del numero 4!”. (Altre risate. Si ride spesso e volentieri, i giocatori stanno al gioco, ogni tanto si prendono affettuosamente in giro, i tifosi in sala pendono dalle loro labbra…) Salvadori: Mi sono consolato diventando il miglior terzino sinistro… Claudio Sala: Comunque hai ragione! E quando non creavi tu un’azione pericolosa, o Eraldo o Renato, ci pensavo io con le mie finte… Salvadori: Proprio così. Doppia o tripla finta. E mettevi il pallone in area solo da spingere in gol. Tuttosport: Ecco sul maxischermo, adesso, la foto di tutta la rosa di quella stagione. Pecci: Uuuuu, guardate lì con Radice e Ferrini... C’è Ciccio Sentimenti, altra bellissima persona! Faceva le partitelle con noi ed era sempre al punto giusto, dove doveva essere. Aveva un senso tattico meraviglioso. Allenava i portieri... Un giorno Cazzaniga e Castellini misero della birra al posto dell’acqua, nella loro borraccia che tenevano dentro la porta. E tra un esercizio e l’altro andavano a bere. Ciccio Sentimenti faceva i cross per allenarli... A un certo punto, stanco, va a prendere l’acqua, proprio la borraccia del Giaguaro e di Cazzaniga... Beve e urla: “Ma questa è birra!”. E allora tutti e due, Castellini e Cazzaniga, si sono messi a urlare... “Miracolo, miracolo!” (tutti ridono, i tifosi applaudono, l’umorismo di Pecci e dei suoi compagni è sempre più contagioso...). Torniamo seri, ora: rivolgiamo un pensiero anche ai nostri compagni Lombardo, Gorin e Garritano, ci hanno lasciato anche loro e ci mancano tanto... (applausi, ndr).

