"Pulici e Graziani gemelli in campo, fuori meno"
Pallavicini: Io raccolsi 4 presenze quell’anno... Noi giovani riserve guardavamo questi campioni, io ho imparato tantissimo da loro. Era impossibile rosicare. Dividevo l’abitazione con Patrizio, anche se lui poi andava ad allenarsi da Militare, 2 o 3 giorni tutte le settimane… Patrizio Sala: Sì, io non c’ero mai a casa, ma poi arrivavano delle bollette del telefono da paura… “Ma Palla chi è che chiama per spendere così?” Me lo chiedevo tutte le volte... Pallavicini: E tu in ritiro? Stavi al telefono fino alle 2 o alle 3 di notte! Patrizio Sala: In ritiro? Ma tu sogni! Io al telefono stavo 5 minuti al massimo! Pecci: Io abitavo in Lungo Po Antonelli. Proprio lì, al 55, ci aveva abitato Bearzot e quando lo vedevo in Nazionale mi chiedeva se nell’appartamento ci fossero ancora quelle ciliegie, in uno scaffale di quelli con la vetrinetta… Ecco, erano ancora lì! Tuttosport: Pulici e Graziani, i Gemelli del Gol. Una vera coppia o un’etichetta giornalistica? Claudio Sala: Avevano caratteristiche diverse. Sì, in campo erano una coppia, ma fuori dal campo non tanto. Avevano una maniera di attaccare la palla che io non avevo visto mai in altre punte. Io dribblavo, poi mettevo la palla in mezzo e sapevo che uno andava sul primo palo e l’altro sul secondo. Ciccio ha vinto una classifica cannonieri senza battere un calcio di rigore e segnando 21 gol. Da lì ha cominciato a perdere i capelli, perché io gli mettevo sulla testa questi cross, queste palle cariche di effetto, e il suo ciuffo ammortizzava la palla che girava e girava... ma gli portava via anche i capelli, con l’effetto che ci davo...
"Pulici odiava Bearzot"
Tuttosport: Renato, parlaci di quando Pupi si presentò al Fila con un ghepardo, la foto è pazzesca... Zaccarelli: È tutto vero! Pulici era diventato amico con Ermanno, il titolare del ristorante Macumba di Pinerolo, che teneva in gabbia anche animali esotici. Pupi vinse una scommessa, e lui gli portò al Fila un ghepardo, un giorno noi entrammo e trovammo quell’animale dentro agli spogliatoi, legato a un termosifone con una catena... Claudio Sala: Adesso Pupi racconta che faceva le gare di corsa con lui... Salvadori: Ci sono tante leggende metropolitane... Pupi un po’ le alimenta anche! Pecci: In realtà quella al Fila era la cuccia di Paolo, e il ghepardo andava libero per la città! Patrizio Sala: Ancor oggi è tutto uno spettacolo, Pupi. Anche a raccontare le cose. È ancora un bambinone, un bambinone puro, puro come pochi. Un ragazzo d’oro. Salvadori: Era anche un grande bricoleur, aggiustava tutto, sapeva fare tutto... Una volta andai a casa sua e lo trovai in cima a una scala che aggiustava una tapparella, era tutto contento di spiegarmi come si faceva... Tuttosport: Pulici era anche in grado di far stare di tutto dentro a una valigia... Claudio Sala Verissimo! Ai Mondiali del ‘78 in Argentina, quando siamo stati eliminati, Pulici fece la valigia per tanti giocatori! Era bravissimo a mettere dentro tutto quello che avevamo comprato. Ha fatto la valigia a noi compagni del Torino, poi ai giocatori della Juve, ha fatto la valigia a Zoff e Scirea, ma poi basta, non ne ha più voluto sapere perché gli altri non meritavano che lui facesse loro la valigia! Era stato convocato ai Mondiali del ‘74 in Germania, poi a quelli del ‘78, ma non ha giocato neanche un minuto alle fasi finali. Io dico: l’allenatore doveva dargli una soddisfazione, Pupi la meritava. Difatti, dopo l’Argentina, Pulici odiava Bearzot. Persino Patrizio Sala ha giocato ai Mondiali! (Altre risate).
"Ferrini parlava con gli occhi"
Tuttosport: In Argentina, Zac segnò un gol bellissimo alla Francia. Claudio Sala: Non facciamo neanche il tempo a sederci in panchina e loro segnano con Lacombe. Era già una Francia con tanti campioni... Six, Platini, Tresor... Poi pareggiò Paolo Rossi. A fine primo tempo Bearzot mi dice: “Dai, preparati perché entri tu al posto di Antognoni”. Poi, durante la ripresa, viene fuori una bellissima azione, mi arriva questa palla, non ci penso un attimo, tiro al volo e la colpisco non bene ma benissimo... Il portiere è rimasto spiazzato, in controtempo... Tuttosport: Torniamo a parlare di Giorgio Ferrini. Una vita nel Toro, da capitano dei capitani, poi arriva l’anno in cui smette di giocare, diventa vice di Radice e vince lo scudetto. Cristiana Ferrini, ci racconti gli occhi di tuo papà in piedi su quel balcone della sede, dopo il trionfo, con tutti i tifosi sotto, per strada? Cristiana Ferrini: Mio papà parlava poco, ma parlava con gli occhi. Dopo lo scudetto era andato in sede, c’era questa balconata, c’erano tante rose, lui e i calciatori salutavano i tifosi, gettavano loro i petali. Io ero in un angolino, lo fissavo e ogni tanto ci passavamo uno sguardo tra noi, lui controllava cosa stessi facendo. Io lo guardavo e vedevo la felicità, poi guardavo giù i tifosi... c’era dappertutto un solo colore, ovviamente granata... Era bellissimo, poi a un certo punto Io e papà ci siamo guardati… E ho ancora i suoi occhi qui nel cuore. In quel momento lui aveva raggiunto il massimo della sua felicità. Così felice non l'ho visto mai ed è avvenuto tutto su quel balcone nella sede del Torino, con lo scudetto vinto e i tifosi sotto.

