Gianni De Biasi: "Abate è ambizioso. Perfetto per il Toro"

L’ex tecnico granata presenta il nuovo allenatore, suo terzino nella stagione 2008-’09: "Ma è importante che condivida con Cairo e Petrachi gli stessi obiettivi. Troppo presto per parlare di Europa: 8 o 9 squadre sono più attrezzate"

TORINO - Poco meno di vent’anni fa Ignazio Abate cominciava la sua prima avventura granata, quella da calciatore. Una sola stagione: era l’annata 2008/2009, l’ultima prima del salto al Milan: in panchina c’era Gianni De Biasi. De Biasi, lei al Toro ha allenato un giovane Abate: che calciatore era? «Era un ragazzo che non aveva ancora fatto chissà quale strada e che era venuto al Torino per mettersi alla prova. Aveva grandi qualità, ma non aveva ancora completamente sviluppato quelle caratteristiche che gli avrebbero poi consentito di fare quello che ha fatto nel Milan nei dieci anni successivi. Era giovane allora quando l’ho conosciuto e lo è anche adesso come allenatore. Ha fatto molto bene quest’anno alla Juve Stabia, dopo un buon percorso di formazione». Avrebbe pensato potesse diventare un allenatore? «No perché era agli inizi, aveva 22 anni, francamente se lui stesso all’epoca mi avesse detto che avrebbe fatto l’allenatore non ci avrei creduto: aveva ancora davanti a sé una vita intera da calciatore, come poi è stato. Credo che nessuno pensasse già in quel periodo lì che potesse diventare un allenatore. Sono cose che spesso si dicono dei centrocampisti, dei registi, perché sono di natura degli organizzatori…». 

"Pressioni completamente diverse"

Invece lui che tipo di giocatore era? «Nasceva come un attaccante che poi ha abbassato il suo raggio d’azione diventando un esterno basso. Era uno che correva molto, che aveva una grande velocità, uno che non si tirava indietro». Il Toro è stato il suo trampolino di lancio come calciatore? «Beh diciamo che si è svezzato da solo, succede ai giocatori che hanno cervello e che hanno qualità. Loro vengono fuori da soli».  Come lo vede a distanza di diciassette anni, in questa nuova veste, in Serie A, col Toro?  «Non so come andrà perché dipenderà da tanti fattori: dalla squadra che costruiranno, dagli obiettivi, da quello che hanno concordato di voler fare. Credo che Abate sia uno discretamente ambizioso e che potrebbe avere qualche aspettativa superiore a quelle che ci aspettiamo». Quali sono i rischi maggiori per lui? «Parliamo di un ambiente, quello granata, che ha aspettative diverse rispetto a quella che è stata la precedente esperienza di Abate. Parliamo di pressioni completamente diverse, ma credo che l'importante sia che riesca ad avere un feeling stretto sia col ds che con il presidente: questo è l'aspetto fondamentale, conta che visione e obiettivi di tutti siano gli stessi».  

"Abate, il nuovo che avanza"

L’ha stupita la scelta della società? «No, Abate rappresenta come altri suoi colleghi il nuovo che avanza, ed è nella normalità delle cose che si possa andare a cercare qualcosa di nuovo, di più innovativo, qualcosa che possa stuzzicare l'immaginario collettivo. Poi, certo, c'è la verifica sul campo, che poi sono i risultati alla fine. Credo che non sia semplice per qualsiasi allenatore che si affacci per la prima volta alla Serie A, che sia col Toro o con un’altra squadra. Poi ovvio, molto dipende dalle risorse a disposizione, in termini di squadra». Torino è una piazza ambiziosa: crede che i tifosi si aspettassero un profilo diverso per avere una squadra in lotta per obiettivi importanti? «Credo che la scelta di Abate sia ottima, perfetta, che dal punto di vista anche progettuale sia in linea con quello che può essere un discorso che riguardi il Toro. Probabilmente l’ambizione non è di andare in Europa, ma di fare un campionato subito dietro alle posizioni che contano». Vorrebbe dire un altro campionato tra il nono e il dodicesimo posto, però… «Fare un discorso sull’Europa adesso, senza che ancora si sia aperto il mercato, è prematuro. Bisogna anche considerare che potenzialmente davanti al Toro ci sono, sulla carta, almeno otto-nove squadre. Serve andare oltre, essere la sorpresa». Urbano Cairo, la tifoseria… Come pensa che il presidente viva la situazione ambientale? «Chiunque al posto di Cairo, costantemente insultato, sarebbe stufo. Io credo che lui abbia una grande tenacia. Se anche il Toro l’avesse, quella tenacia, riuscirebbe a fare qualcosa di importante». 

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