
Il futuro del Toro al Museo: "Che grande emozione"
GRUGLIASCO - C’è un filo invisibile che unisce un ragazzo con la borsa da calcio a tracolla e gli eroi di un’epopea senza tempo. Ieri, quel filo, si è fatto improvvisamente tangibile nelle sale di Villa Claretta Assandri, sede del Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata che, dopo aver aperto le sue porte alla prima squadra (dopo un assenza di addirittura 15 anni) ha ora accolto le formazioni del vivaio. Una giornata interamente dedicata alle radici granata, strutturata in due momenti distinti: la mattinata ha visto protagonista esclusiva la Primavera, arrivata intorno alle 10, mentre il pomeriggio è stato riservato a una vera staffetta delle categorie giovanili, con l'ingresso scaglionato delle formazioni dall'Under 15 fino all'Under 18.
Il Grande Torino, il vecchio Fila
All'arrivo, i ragazzi sono stati accolti con calore dallo staff e dai volontari dell’associazione Memoria Storica Granata, che hanno aperto l'esperienza con una breve ma intensa introduzione. «Noi pagheremmo per indossare la vostra maglia e sputare sangue durante la partita», hanno immediatamente affermato le guide del Museo. Pochi minuti per inquadrare il valore sacrale del luogo e quanto la storia presente al suo interno sia importante per ogni tifoso granata, prima di dare il via al percorso tra le sale espositive. Lungo i corridoi, i giovani calciatori del Toro hanno potuto ammirare alcuni dei cimeli più importanti della storia granata. Davanti a scarpini indossati dai campioni del Grande Torino, ai palloni di cuoio, alle maglie sgualcite, ai frammenti storici del vecchio Filadelfia e quelli dell’aereo del tragico incidente di Superga, l'emozione si è fatta palpabile, come ha raccontato il tecnico della Primavera, Francesco Baldini, al termine del percorso mattutino.
Il peso della maglia
«I ragazzi sono apparsi sinceramente colpiti e coinvolti dalla visita al Museo, hanno colto il senso profondo di appartenenza che questo club trasmette. Giornate così rappresentano una tappa fondamentale per fare gruppo e cementare anche l’unione dello spogliatoio», ha spiegato l’allenatore granata. L’esperienza si è rivelata preziosa in particolare per i volti nuovi e i giovani calciatori stranieri, che grazie al contatto diretto con cimeli e racconti hanno potuto toccare con mano cosa significhi indossare la maglia del Torino, comprendendone il peso, l’orgoglio e la responsabilità. Nel pomeriggio, lo stesso percorso di scoperta ha coinvolto in successione i ragazzi delle Under 15, 16, 17 e infine 18, rinnovando quell’ideale passaggio di testimone tra le varie generazioni. Lasciando poi il Museo, al termine della visita, i giovani calciatori granata sono tornati a casa con una consapevolezza maggiore che giocare per il Toro non è come indossare una qualunque altra squadra, ma è una promessa di passione e lealtà verso una storia immortale.
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