Toro, in quindici sul mercato: anche Zaza in vendita

Cairo mette pressione al ds. Prima di comprare vuole incassare

© ANSA

TORINO - I tormenti di Vagnati fanno rima con le pressioni di Cairo. Più Urbano punta il dito, più l’altro si ritrova spinto nell’angolo. Tutti uguali i presidenti. Qualcuno è anche più uguale degli altri. Di certo Cairo è sempre uguale a se stesso: come certe sue dichiarazioni all’acqua di rose. «Ho preso Vagnati come ds perché è giovane, ha voglia ed è aziendale, è molto ambizioso e si impegna a 360° gradi. Conosce i calciatori, sa chi andare a prendere. Ha voglia di fare bene», diceva Cairo neanche troppi giorni fa. E siccome il miele non basta mai quando bisogna inghiottire una medicina, non manca neanche la ciliegina: «Mi piace molto come lavora. Moltissimo». Vale lo stesso discorso degli elogi per gli allenatori. Tutti maestri, quando firmano per il Toro. Un po’ meno, quando perdono già in autunno. Irritanti addirittura, quando non vincono abbastanza in estate o a gennaio, col mercato aperto, e hanno pure l’ardire di chiedere rinforzi: ora tra qualche alibi di troppo, ora tra giustificazioni e necessità oggettive. Presidenti, allenatori, direttori sportivi, ovviamente giocatori: ognuno tira l’acqua al proprio mulino, anche a costo di trivellare la verità. In questa attività Cairo è un’idrovora, altro che la ruota del Mulino Bianco. Sempre ottimi i rapporti tra Cairo e Vagnati, anche dopo 4 mesi di lavoro assieme. Ottimi, ottimissimi, come si diceva una volta secondo l’Accademia della Crusca.

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Troppi esuberi, ma nessun che compra

Però questo ds non era ancora riuscito a vendere nessuno, ohibò, sino a ieri: quando finalmente è decollata fino alla chiusura la trattativa per la cessione di Aina al Fulham, di cui si dava già conto nei giorni scorsi (sotto, i dettagli dell’operazione). Tutti i ds incontrano più o meno lo stesso problema, al soglio di Urbano. Sbattono regolarmente contro un parco di auto usate da vendere: carrozzerie di tutti i modelli, pistoni usurati, prototipi sbagliati o comunque macchine che consumano troppo. Inutilmente, per il portafoglio di Cairo: un attentato. Tanto per dire: il buon Iago Falque, che mica ha colpe specifiche. Professionista serio, ragazzo tranquillo. Pure con i piedi buoni, ma adatto solo a un organico che giochi col tridente offensivo. Ha già 30 anni, un po’ troppo spesso nelle ultime stagioni ha picchiato contro infortuni muscolari e le sue caratteristiche tattiche non combaciano con le esigenze di Giampaolo. Tutti lo sanno, sanno che è in vendita e sanno anche che ha un contratto fino al 2022 da 1,8 milioni netti a stagione. Il Benevento l’ha chiesto in prestito: strada chiusa. Difficile cederlo, guadagnandoci dei soldi.

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Situazione Zaza

Servirebbe un estimatore specifico pure per Zaza: l’ultima sorpresa. Vagnati è pronto ad ascoltare offerte. In caso di cessione, il ds si è già portato avanti nelle trattative per ottenere in prestito Piatek, in pubblica uscita dall’Hertha Berlino: ex centravanti di Giampaolo al Milan, entrambi felici di rivedersi, potendo (però c’è anche la Fiorentina in azione, come per Torreira). Con gli ammortamenti delle ultime 2 stagioni, per Zaza basterebbe un’offerta da 8 milioni abbondanti per evitare al Toro minusvalenze: la parola maledetta da evitare come il diavolo. Guadagna grossomodo 2 milioni netti, Simone. Dunque non è cristalleria per tutti. [...]

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