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Coronavirus: Verona, Donato: "Nessun sintomo di allarme"

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Il responsabile sanitario dell'Hellas: "Per ora stanno tutti bene, ma devo dire che è ancora presto per dire con certezza che il pericolo è scongiurato"

Coronavirus: Verona, Donato:
© LAPRESSE
venerdì 13 marzo 2020

VERONA - Il dottor Dario Donato, responsabile sanitario del Verona, è intervenuto ai microfoni di Radio Verona per fare il punto della situazione in casa scaligera nei giorni dell'allerta Coronavirus, dopo l'isolamento volontario di giocatori e staff a seguito della positività al Covid riscontrata a Gabbiadini della Sampdoria (contro la quale l'Hellas ha giocato la scorsa domenica) "Le condizioni di staff e squadra? Per ora i membri dello staff tecnico e dirigenziale e tutti i giocatori stanno bene: nessuno ha registrato sintomi di allarme, come possono essere febbre, tosse o disturbi alle vie respiratorie, ma devo dire che è ancora presto per dire con certezza che il pericolo è scongiurato. Il tempo di monitoraggio dell'isolamento volontario? Le canoniche due settimane rimangono un tempo affidabile per poter dire che la squadra è sana. Chiaro che, se dopo dieci giorni, non si presenteranno sintomi, allora sarà altamente improbabile che qualcuno abbia contratto il virus".

L'isolamento

"Quanti fra calciatori e staff dell'Hellas al 'Ferraris'? Si parla di circa una quarantina di persone: è stata messa in isolamento tutta la squadra, i membri dello staff e i dirigenti al seguito, che in questi giorni lavorano da casa. Il contatto con il calciatore della Sampdoria risultato positivo non è stato così stretto per tutti: alcuni dovranno stare più attenti durante questo autoisolamento, agli altri ho invece consigliato di rimanere più tranquilli. Se ho sentito il Responsabile Sanitario della Samp riguardo alle condizioni di Gabbiadini? Ci siamo sentiti ieri sera e lo sentirò nuovamente oggi: mi ha rassicurato dicendomi che il ragazzo sta bene e che la situazione è sotto controllo. Pare che la febbre sia anche rientrata e che, comunque, i sintomi siano lievi. Noi medici della Serie A ci sentiamo tutti i giorni e ci teniamo aggiornati, seguendo l'indicazione, valida per tutti, ovvero quella di tenere monitorate le temperature corporee dei calciatori e dei membri dello staff. Finché un soggetto è asintomatico non si può eseguire il tampone, ma i controlli sono quotidiani e gli atleti vengono contattati tutti i giorni, in modo che possano dirmi se hanno sintomi. L'importante, in questo momento, è che non si manifestino sintomi nuovi rispetto a domenica: in quel caso sono chiamati a comunicarlo immediatamente, così da permettermi di coordinarmi con il Reparto di Malattie Infettive dell'Ospedale di Negrar".

Il morale

"Il morale della squadra? Tutti i giocatori erano preoccupati al momento della notizia: il nostro compito è stato quello di rassicurarli sul basso rischio di contagio, perché il contatto è avvenuto all'aperto e per un lasso di tempo non prolungato. Adesso il morale mi sembra buono, aldilà di un po' di noia dettata dall'isolamento, ma tutti stanno vivendo questo periodo con serenità. Bisognava fermarsi prima? Con il senno di poi è facile dirlo. Io penso di sì, ma il problema, nel caso dei contagi, è la percezione del rischio da parte delle persone. Se non viene vissuta, è difficile capirne la gravità, ma fermare tutto prima avrebbe evitato di mettere noi medici in difficoltà nei nostri ruoli di responsabili delle squadre, perché il controllo su questo virus non è facile".

Futuro del calcio

"Che succederà nel mondo del calcio? Il timore è che in questi giorni vengano resi noti altri casi positivi, ma io rimango fiducioso in queste manovre di contenimento, perché possano portare ai risultati sperati. Significherebbe avere un autentico controllo della diffusione di questo virus e nel caso in cui competizioni europee e internazionali venissero rimandate, ma non spetta certo a me deciderlo, potremmo avere il tempo di tornare in campo con la preparazione adeguata. Noi intanto ci atteniamo alle norme che ci sono state date, sperando abbiano un buon effetto nel contrastare questa epidemia".

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