Pazzini saluta il Verona: "Percorso bellissimo, ma speravo nel rinnovo"

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L'attaccante scaligero: "La società con me è stata corretta. I tifosi mi hanno dato molto di più di quanto io ho dato loro". D'Amico: "Se Giampaolo tornerà da noi lo farà dalla porta principale"

Pazzini saluta il Verona:
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martedì 28 luglio 2020

VERONA - Il Verona, alla vigilia della penultima partita di campionato contro la Spal, ha organizzato una duplice conferenza stampa: davanti ai giornalisti si sono presentati Giampaolo Pazzini e il ds Tony D'Amico. Esordisce quest'ultimo: "Abbiamo convocato questa conferenza per comunicare che dopo cinque anni bellissimi, a fine stagione terminerà il rapporto con Giampaolo. Ci sembrava doveroso essere al suo fianco. Tutta la squadra avrebbe voluto essere presente, ma per le normative anti-Covid non è stato possibile. Penso che Giampaolo sia una persona molto intelligente, oltre ad essere un grande professionista. Credo che per le sue capacità potrà intraprendere la strada da grande che vuole percorrere. Per la sua caratura umana penso che dovrà entrare dalla porta principale, in qualsiasi veste lui voglia. Creare un ruolo di rappresentanza non sarebbe stato sufficiente. Se io avrei avallato il prestito di Giampaolo al Levante? Non credo sia giusto rispondere, oggi sarebbe troppo semplice farlo".

"Non ho parole per l'affetto dei tifosi"

"Sono molto emozionato. Già da tempo lo sapevo, ma in cuor mio non ci pensavo. Ma l'ultima volta che sono andato allo stadio ho capito che eravamo alla fine. Sono stati cinque anni intensi, tra alti e qualche basso. È stato un percorso bellissimo, sono contento di averlo finito in Serie A. È stato un percorso bello, intenso. Verona e i tifosi mi hanno dato molto, mi hanno sempre supportato, dal primo anno, quando le cose andavano male e quando andavano bene. Nei momenti di difficoltà è stata l'unica cosa che mi ha fatto andare avanti, perché so che riponevano tanta fiducia in me. Ringrazio la città, che ha accolto me e la mia famiglia. Mi ha fatto sentire uno di Verona, sempre. Non ho parole per tutto l'affetto che mi avete dato, l'Hellas resterà sempre nel mio cuore".

"Rinnovo? Speravo me lo proponessero"

Come è normale che sia, all'ex centravanti di Sampdoria e Milan (tra le altre) viene chiesto cosa farà ora: "Ho sempre pensato giorno per giorno. Domenica mi sono reso conto che era l'ultima. È stata un'annata bellissima, mi sono dimenticato di ringraziare i miei compagni. Finisce il rapporto con l'Hellas, la società ha fatto le sue scelte. Io ho un'idea abbastanza precisa in testa, ma voglio finire l'anno, stare con la mia famiglia, e a mente lucida cercare di capire cosa voglio fare da grande. Non ci sono state offerte per me, se non qualcosa dall'estero. Ho un'idea, ma voglio valutare con calma. È stata un'annata bella, inaspettata, un'escalation di emozioni. La gente di Verona dopo anni tribolati avrebbe meritato di vedere allo stadio questa squadra. Abbiamo creato un bel gruppo, ci siamo aiutati a vicenda". Pazzini avrebbe voluto rinnovare il contratto: "In cuor mio ci speravo. Sapevo di non poter più fare quaranta partite, ma a Verona sto da Dio. Stiamo valutando di fermarci qua, quindi non è una cosa detta così. Ma con me sono stati corretti, quando uno è sincero per me va bene. Bilancio finale? Estremamente positivo. Anche nei momenti difficili c'era un affetto incondizionato, e questo mi ha ripagato di tanto, di qualche atteggiamento non all'altezza. Ho cercato di immedesimarmi nel tifoso, e penso che la città abbia capito la mia persona. Ho sempre dato tutto, e Verona mi ha dato molto di più".

"In campo domani? Ci sarò, se il mister non vuole entro uguale"

"Mio figlio è cresciuto a Verona, ha otto anni e mezzo e siamo qui da cinque. Ha la cadenza veronese (ride, ndr). Qui ha tutti i suoi amici, questa è casa sua. Stiamo valutando, noi a Verona stiamo molto bene. Domani ci sono. Anche se il mister non vuole, entro lo stesso (ride, ndr). Prima dell'Inter avrei dovuto giocare, poi ho avuto un piccolo problema. Ma domani ci sono. Sassolini nelle scarpe? Non ho detto tutto. Ci ho pensato, ma parlando cosa raggiungerei? Ho la coscienza a posto. Quando uno finisce un percorso a testa alta, perché si è sempre comportato bene, per me è un grandissimo motivo d'orgoglio. Quello che mi dispiace è non poter salutare i tifosi allo stadio". Su Juric: "All'inizio ero in ritardo. Alla terza conferenza sono andato a parlargli, e abbiamo avuto un dialogo schietto. Penso che il mister abbia capito che qualcosa poteva evitare. Gli ho detto che ci sarei sempre stato, per dargli una mano. Da lì è nato un rapporto più sincero, perché il mister è così con tutti. Da lì sono stato contento di aver potuto dare una mano". Momento amarcord: "Mi restano impresse quelle positive, come le due promozioni o la serata di Cesena. L'altra col Cittadella, sono stati dieci giorni bellissimi. La ciliegina è la partita con la Juve, aspettavamo da tanto di ottenere una vittoria così, e il bello è stato che sia arrivato con un mio gol. Ai tifosi dico che sono stati fantastici, mi hanno dato moltissimo. Io ho dato tanto, ma loro di più. Non smetterò mai di ringraziarli, tutte le emozioni che ho provato mi riempiono d'orgoglio. A volte sentire così tanto affetto di ripaga del rammarico che uno può avere. Prima o poi le luci si abbassano, e quello che resta è l'affetto, le emozioni che uno ha vissuto".

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