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Pordenone, Lovisa deluso:
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Pordenone, Lovisa deluso: "Raccolta fondi? In tanti hanno parlato e basta..."

Il presidente dei friulani: "Il crowdfunding? Non è stata colta un'opportunità unica. Io e i miei soci abbiamo giurato fedeltà al territorio, restistendo alle sirene di mercato."

sabato 15 giugno 2019

PORDENONE - Il progetto Pordenone, culminato con la storica promozione in serie B, ha nel presidente Mauro Lovisa il suo alfiere più impegnato: "Il 19 giugno si concluderà l’esperienza di Pordenone 2020, il progetto di crowdfunding con cui abbiamo cercato di coinvolgere in modo innovativo il territorio - esordisce il patron dei ramarri - Tre giorni ancora, da lunedì a mercoledì, in cui mi auguro in tanti verranno al Centro De Marchi. La raccolta, comunque, raggiungerà i 2 milioni 200 mila euro, somma importante (e portante) per affrontare nel migliore dei modi la prossima storica stagione di serie B. Lo farà però, e bisogna dirlo chiaramente, grazie ai 'soliti': a chi c’è sempre stato e chi ci sarà sempre, dal tifoso che con grandi sforzi ha messo la quota minima a chi, a titolo personale, sostiene il Pordenone senza chiedere nulla in cambio, lontano dai riflettori. A chi è già, insomma, vicino alla proprietà, a chi realmente ha il neroverde a cuore e nel cuore".

Lovisa amaro: "Il nostro è un progetto di tutti, in tanti hanno fatto spallucce al momento dei fatti"

Un filo di delusione trapela evidentemente dalle parole di Lovisa: "Lo dico chiaramente, senza giri di parole, e con grande rammarico: non è stata purtroppo colta l’opportunità, unica, di vestire a tutti gli effetti questa maglia, entrare nel club e contribuirne, non solo con risorse ma anche con idee, alla crescita della società. Un progetto, il nostro, non di Mauro Lovisa, ma di tutti: di Pordenone e di un territorio intero, per Pordenone e per un territorio intero. Le istituzioni e le associazioni di categoria ci hanno seguito, hanno tifato e tifano per noi: tanti, però, hanno parlato e basta, si sono fatti belli con il Pordenone e la serie B, e al momento di dimostrare attaccamento con i fatti si sono chiamati fuori. Hanno fatto spallucce. 3 mila persone allo stadio con la Giana, 3 mila persone in piazza: possibile che solo in 250 abbiano deciso di diventare soci? Una risposta troppo fredda da una città dal grande potenziale, e penso in particolare all’imprenditoria, che può e deve dare di più in termini di appartenenza e coinvolgimento. Non solo finanziario".

Legame saldissimo con il territorio

Il numero uno del Pordenone prosegue: "A questo territorio, a questi colori io e i miei soci abbiamo giurato fedeltà. Negli scorsi mesi, com’è noto, altre sirene avevano risuonato. E forte. Nuove sfide, non l’abbiamo mai nascosto: a livello economico erano più convenienti. Abbiamo detto no. Per chi si è fatto chilometri tutto l’anno per stare vicino alla squadra, per chi è sempre presente, per chi ha versato una quota attingendo magari dal salvadanaio, per chi è tornato a versarne un’altra, per chi si è fatto ambasciatore di tifo con parenti e amici. Rinunciando, insomma, a qualcosa (tempo e denaro) di proprio per investire nei nostri colori, i suoi colori. Pordenone – ci siamo detti io, la mia famiglia e i miei soci – meritava di proseguire questa splendida storia per queste persone. Una storia di cui tutti noi siamo protagonisti. Archiviato il crowdfunding, si aprono nuovi orizzonti: mantenere la serie B, strutturarci per un salto di qualità a 360 gradi, lavorare per il nuovo stadio, confermarsi con il Settore Giovanile ai vertici nazionali e organizzare le attività del Centenario. Noi siamo pronti, ma lo dobbiamo essere tutti! Ci sono dunque nuove sfide davanti, stavolta da vincere: la campagna abbonamenti e le presenze allo stadio, pur consapevoli delle difficoltà di giocare fuori casa, e il sostegno generale al nostro progetto ci diranno se abbiamo fatto bene, e se facciamo bene, a credere sempre e comunque in Pordenone”.

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