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Giroud: «Nel calcio impossibile fare coming out»
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Giroud: «Nel calcio impossibile fare coming out»

L'attaccante del Chelsea e della Francia campione del mondo intervistato da Le Figaro: «Ho sempre sostenuto i diritty della comunità gay, ma nel mondo del pallone c'è ancora molto lavoro da fare»

venerdì 16 novembre 2018

ROMA - "Il giorno in cui...". Si chiama così la lunga intervista che Le Figaro, il quotidiano politico francese, dedica a Olivier Giroud, centravanti della Francia campione del mondo. E l'attaccante del Chelsea confessa: «Nel calcio è impossibile dichiararsi omosessuale». La frase riapre il dibattito sul tabù del coming out e lo sport. «Il giorno in cui ho scoperto che l'omosessualità è un tabù per il calcio - racconta Giroud - è stato quando ho visto il tedesco Thomas Hitzlsperger raccontarsi, nel 2014: è stato molto emozionante. È qui che mi sono detto che era impossibile mostrare la proria omosessualità nel nostro mondo. Nello spogliatoio - aggiunge - c'è molto testosterone, si sta tutti insieme, ci sono le docce collettive. È difficile ma è così. Capisco il dolore e la difficoltà dei ragazzi che si raccontano, è una vera e propria prova dopo aver lavorato su se stessi per anni». Giroud, che nel 2012 posò in copertina su una rivista per i diritti degli omosessuali, sottolinea di essere «ultra-tollerante su questo argomento: ho posato per Têtu quando giocavo al Montpellier, all'Arsenal ho detto sì a indossare i "Rainbow Laces" a sostegno del comunità gay. C'è ancora molto lavoro nel mondo del calcio su questo argomento».

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