L'esport in Cina e Giappone si muove contro il coronavirus

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Squadre e organizzazioni delle leghe orientali si mobilitano contro la diffusione del coronavirus

L'esport in Cina e Giappone si muove contro il coronavirus
© Riot Games
venerdì 31 gennaio 2020

La malattia, che si sta rapidamente diffondendo in tutto il mondo, spaventa da un lato e mobilita dall'altro. Il coronavirus sta lasciando la sua impronta nel mondo dello sport, ma anche in quello degli esport.
Se da un lato sono già state spostate le fasi preparatorie delle Olimpiadi 2020 in varie località limitrofe a Tokyo e molte delle competizioni potrebbero venir spostate al chiuso, per gestire meglio pubblico e personale.
Dall'altro sono proprio i diretti interessati della zona considerata l'epicentro di diffusione del virus a mobilitarsi per prendere delle contromisure e ad essere preventivi.

Cina - I FunPlus Phoenix, campioni del mondo cinesi del 2019, hanno donato circa 300 mila dollari per aiutare l'epicentro di diffusione del coronavirus Wuhan. La città è stata messa in quarantena e la scelta della squadra è stata quella di fornire aiuti di tipo materiale, come strumenti di "protezione e salvaguardia" medica, ma anche supporto economico diretto. 

"Abbiamo deciso di posticipare la week 2 delle LPL, finché non potremo garantire la sicurezza e il benessere di giocatori e fan" 

Queste sono le parole della lega cinese, la LPL (LoL Pro League), che in un tweet dichiara le sue contromisure riguardo le esigenze di salute.

Corea - La Corea del Sud è considerata la "patria" degli esport e ne sancisce le regole non scritte. Proprio in Corea sono stati organizzati i primi incontri stampa, media day, sia con la stampa specialista che con il pubblico dal vivo. Quest'anno, però, si seguirà un percorso differente dagli altri: il 5 Febbraio non potrà partecipare il pubblico alla presentazione di una delle più importanti regioni di competitivo. Inoltre, c'è la possibilità che la competizione coreana stessa, la LCK (League Championship Korea), possa venir posticipata.

Così com'è stato per gli incendi in Australia, o per l'eruzione del vulcano Taal nelle Filippine, organizzazioni professionali, e non, degli esport si stanno muovendo a sostegno e prevenzione della situazione umanitaria, a sottolineare, che non si è poi così diversi.

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