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F1 Hamilton: "Il mio mondo in silenzio davanti alla morte di Floyd"

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Il campione del mondo britannico torna sui fatti di Minneapolis lanciando parole pesanti nei confronti del Circus

F1 Hamilton:
© /Agenzia Aldo Liverani S.a.s.
lunedì 1 giugno 2020

LONDRA – “Vedo quelli di voi che stanno zitti, alcuni di voi sono delle superstar, eppure state in silenzio in mezzo all'ingiustizia”. Ci mette come sempre la faccia Lewis Hamilton anche in una questione molto delicata come quella riguardante la morte di George Floyd. Il pilota inglese non si tira indietro e attacca pesantemente il suo mondo, quello della Formula 1.

Nessun segnale

Il sei volte campione del mondo, già nei giorni scorsi, aveva parlato dopo i fatti di Minneapolis scrivendo “in un mondo come quello in cui viviamo, chi si assumerà la responsabilità di tutto questo? Sono sicuro che nessuno di questi poliziotti lo farà". Ora invece, attraverso Instagram, attacca il Circus delle quattro ruote, che afferma essere “dominato dai bianchi” e per questo rimasto in silenzio sull' “assassinio” (così l'aveva definito) di Floyd.
Nessun segnale da gente del mio settore che ovviamente è uno sport dominato dai bianchi: lì io sono una delle uniche persone nere, ma sono solo. Avrei pensato che qualcuno volesse vedere perché questo accade, e dire qualcosa al riguardo, ma non puoi stare al nostro fianco. So solo chi sei e ti vedo" le parole di Hamilton.

Il campione britannico ha specificato di essere al fianco di chi protesta in modo pacifico e non violento: “Non può esserci pace finché i nostri cosiddetti leader non cambiano. Questa non è solo l'America: è il Regno Unito, la Spagna, l'Italia e dappertutto: devono cambiare la maniera in cui vengono trattate le minoranze e il modo in cui educate le persone dei vostri paesi su uguaglianza, razzismo e classismo. Siamo nati tutti uguali, non siamo nati con il razzismo e l'odio nei nostri cuori è insegnato da coloro che guardiamo”.

Hamilton conclude affermando come voglia “davvero, in qualche modo, far parte del cambiamento, lavorando in collaborazione con la F.1 e la Fia. Non so perché non ci siano abbastanza studenti universitari, ingegneri, meccanici e nemmeno operatori dei media provenienti da contesti più diversi: è sempre stato così come è oggi, ma vedo una reale opportunità di far parte del cambiamento”.

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