Gossip Prova Tv, Cristiano Militello: «Simulatori? Dida resta il numero 1»

Abituati a raccontare, meno a raccontarsi. Non è più così, perché prima o poi toccherà a tutti. Conduttori e giornalisti televisivi, quelli più noti al grande pubblico, intervistati da TuttoSport. Oggi è il turno dell'inviato di "Striscia la Notizia"
Gossip Prova Tv, Cristiano Militello: «Simulatori? Dida resta il numero 1»
TORINO – Attore, scrittore, autore, presentatore, speaker radiofonico: Cristiano Militello è una sorta di umanista dell’era moderna. Ok, forse non se la caverà granché con le arti classiche, ma nessuno può negargli il fatto di essere diventato una vera e propria icona di Striscia la Notizia, nonché portatore sano di un calcio che forse ci piaceva di più.

Chi è Cristiano Militello? Domanda introspettiva, un po' marzulliana...
«Col mestiere che faccio di intro- c’è poco, è quasi tutto estro-.Diciamo un artista che tenta di sfuggire, detestandole, alle etichette.
Un privilegiato che ha avuto modo di mettere a frutto le sue grandi passioni (calcio e comicità) per il dream team della tv italiana. Uno che ha amato Carosello - spartiacque tra la veglia e il sonno della mia infanzia - e che ora è diventato il “Carosello” dei bambini di oggi. Uno che ha fatto di tutto: dal postino al laureato, da scrivere i testi per Topo Gigio al ballare la break dance, dalle pubblicità per i caseifici al coach per animatori turistici, dalle selezioni di Miss Italia alla fiction più vista della storia della tv (Papa Giovanni - ndr).
Un saltimbanco idealista in un mondo senza quasi più ideali, uno che fa fatica a dire no e lo paga caro. E comunque…. i sogni aiutano a vivere meglio».


Conosciamo la tua biografia, il tuo percorso, sappiamo cosa fai. Non è una minaccia, ma è che proprio non c'è a sul web del Militello privato.
«Ed è giusto così. Ciò che di mio è pubblico è già troppo. Tra radio, Striscia, teatro, serate e social direi che restano da condividere solo gli esami del sangue. E’ doveroso “transennarsi” degli spazi.
Vivo (e vegeto) a Milano, ho 2 figli piccoli e 2 mutui, uno per ciascuno, così non litigano. Mondanità ridotta alle riviste nelle sale d’attesa. Serve altro?»


"Giulietta è 'na zoccola", quando non esistevano i social, deve esser stato un lavoro duro. Quel famoso striscione esposto dai tifosi del Napoli ai veronesi dopo gli insulti razzisti dell'andata, è ancora l'emblema dell'ironia che si può trovare nei nostri stadi?
«Per me è stato un piacere. Nato da una passione vera, quella per la mia collezione di “fototifo”. L’idea è nata per motivi… domestici. Rimettendo finalmente in ordine il magma di scatti che avevo accatastato ho pensato che fare un’antologia degli striscioni più forti sarebbe stata un’idea divertente. E infatti fu un libro fortunato (il primo dei tre ha avuto 6 ristampe) e a seguire ci fu la chiamata a Striscia. Ora invece, pensa te, con tutti i guai che ha il pallone italiano i capoccia dicono che gli striscioni sono uno dei “mali del calcio”. Come parlare di forfora in un lebbrosario».

"Vengo in pace", è forse il tuo motto per "Striscia lo striscione". Sbaglio o sei l'unico inviato di Striscia che non è stato mai menato? Sei libero di toccar ferro.
«E ne vado fiero. Andare per stadi con una telecamera e appena una sessantina di chili in dote può mettere pensiero, in realtà conosco l’ambiente e ancora meglio come ragiona la gente che lo frequenta. Bastano pochi accorgimenti. Io non ho mai cercato scoop, non ho mai dato sòle, ho mostrato striscioni e curiosità di tutte le tifoserie, anche le più esigue. Quando non è aria lo capisco da solo e prevengo. Spesso, poi, noi di Striscia siamo stati tra i primi – e tra i pochi - a dare spazio a certe battaglie di buon senso dei tifosi, sovente trattati dai media come ultima ruota del carro e dalle società come meri consumatori, e questo – giocoforza - mi ha reso ben accetto pressoché ovunque. L’unico schiaffo lo presi, non documentato, alla mia terza esterna (a oggi sono intorno alle seicento): vedendomi con una camera appresso, un gruppetto di tifosi mi accerchiò e mi chiese chi fossi: quando risposi che ero di Striscia uno di questi, forse pensando che lo prendessi in giro, si alterò e… “non sono scene che fanno bene al calcio” (cit. Gialappa’s band)!»

Ma tu uno striscione allo stadio l’hai mai portato?
«No io sono sempre stato un cane sciolto. Ma ne ho ispirati diversi…»

Rapporto coi social? Sei attivo su Twitter, ormai le segnalazioni arrivano anche da lì.
«Se è per quello anche su Facebook, sono stato obbligato: c’erano 4 o 5 Militelli farlocchi che parlavano in prima persona a migliaia di fans e allora per “marcare” il territorio mi sono esposto in prima persona. La prima cosa che postai fu la mia carta d’identità. Dopo un paio di anni di attività il bilancio è in attivo per ciò che riguarda i messaggi in entrata (affetto e segnalazioni appunto), purtroppo così non è per i contenuti in uscita: appena uno esce dal seminato, anche con una semplice considerazione, c’è una cospicua porzione di utenti che è livorosa, pretestuosa, aggressiva e per la quale “vale tutto” che, di mestiere, in modo direi militante, aspetta al varco il Vip. E pretende di incasellare il tuo pensiero in uno schema, in una fazione, per avere così modo di appoggiarti o darti addosso, anche se tu magari hai semplicemente detto la tua… sul giardinaggio! Diciamo che vent’anni di talk show non hanno aiutato e così ora i social sono per molti uno “sfogatoio”. Legata a questo aspetto c’è la deriva della nostra improvvisa tuttologia: siamo divenuti tutti esperti di cucina, critici musicali, fotografi, sociologi, scrittori. E’ amaro ma è così: meglio limitarsi a fare ciò che si sa fare e cioè, per fortuna, dell’ironia, che è sempre ben accetta. I social non sono fatti per il confronto».

Panino e bibite da stadio. Qual è quella del tifoso medio? Ogni città ha le sue “abitudini culinarie”.
«Il tempo in cui le partite si giocavano tutte alle 14.30 e arrivavi allo stadio ore prima è finito ma il panino resta un must. Le bibite poi vivono davvero un periodaccio. Sai, bisogna togliere i tappini meticolosamente, specialmente ai padri di famiglia perché è pieno di gente nel mondo perita per lancio di succhi di frutta. Poi va bene che l’acqua la vendano dentro a 3 euro e che il main sponsor della Champions sia una birra. In bottiglia».

Sport praticati?
«Tennis, nuoto, sci, full contact e calcio: prima portiere, poi terzinaccio ruviderrimo».

Capitolo simulatori: chi è il migliore?
«Cominciamo col dire che anche i campioni simulano, ed essendo tali simulano… da campioni. Cristiano Ronaldo, Ibra, Totti, Del Piero, Ronaldinho, Chiellini, Gilardino, Zanetti, Toni, Robben, Balotelli… sono degli artisti anche quando ci provano. Tra quelli davvero fastidiosi, per essere spessissimo in terra, direi Neymar, Jovetic e Cuadrado. Anche se il jolly te lo può calare chiunque, a memoria ricordo delle perle assolute di Taddei, Pizarro, Cascione, Riise, Pandev, Semioli, Radu, Domizzi, Lichtsteiner… la simulazione della vita resta comunque quella di Dida a Glasgow tramortito da un buffetto».

Sei in teatro con “Mi saluta…Cristiano Militello?” Il prossimo appuntamento è a Casale Marittimo (Pisa) il 26 giugno . Di che si tratta?
«Di un ritorno alle origini. Io ho cominciato in teatro a 16 anni con Proietti. Durante il mio percorso spesso, per “disintossicarmi” dalla tv, mi sono rifugiato in teatro. Trent’anni dopo l’esordio eccomi in scena con un one-man-show, un esilarante viaggio nel backstage della mia carriera e quindi della mia vita. Rimangono tutti molto sorpresi, porto in scena il Militello sommerso, il… Militello ignoto insomma».

Devi farti un selfie. Con chi?
«Innanzitutto non mi posso fare un selfie perché non ho – volutamente - smartphone. Ma potrei farmi fare una bella foto, ecco. Recentemente l’ho chiesta a due miei idoli totali: Bisio e Servillo. Ma non le ho nemmeno pubblicate. Se proprio devo, dico Papa Francesco. E’ fortissimo, rivoluzionario, anche mezzo ultrà se vogliamo. Quando capiremo a fondo che dono ci è stato fatto, sarà già il momento di rimpiangerlo».

Ce lo saluti il direttore Vittorio Oreggia?
«Perbacco! E non posso nemmeno sbagliarlo: Amici un caro saluto per V I T T O R I O  O R I G G I A e tutte le teste di cacciucco di Tuttosport, ho detto bene? Ottimo. Linea allo studio!».
 

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