La rinascita di Buonocore: "Dopo l'incidente mi vergognavo a mostrare la protesi, lo sport salva la vita"

Il capitano della Squadra Amputati Insuperabili: "Ora amo la mia compagnia, la mia storia non è finita con l'incidente di sette anni fa. Sono anche una persona migliore".

Basta un attimo. E poi nulla è più come prima. A volte è sufficiente una notte per ribaltare completamente una vita, un secondo per cancellare certezze costruite in anni. Ma serve una forza immensa per rialzarsi, guardarsi allo specchio e scegliere di ricominciare.
Sette anni fa la vita di Marco Buonocore è cambiata per sempre. Una notte di metà ottobre, dopo una serata spensierata con gli amici di sempre, un sonno improvviso durante il tragitto verso casa lo ha portato a risvegliarsi non nel suo letto, ma in un quello di un ospedale. Da quel momento, nulla è stato più come prima: un incidente, l’amputazione di una gamba e l’inizio di un lungo percorso di rinascita.
"La disperazione è stata enorme – racconta Marco – mi sono svegliato e mi mancava un pezzo. Vedevo quel lenzuolo scendere dal lato sinistro, dove non c’era più la mia gamba. La cosa che mi faceva più male era pensare a quanto dolore avessero provato i miei cari".

La rinascita

Eppure, oggi Marco sorride. È il capitano della squadra amputati di Insuperabili e giocatore della Nazionale Italiana Amputati, un esempio di resistenza, energia e amore per la vita.
"Non volevo uscire, mi vergognavo di mostrare la protesi – racconta – ma poi ho capito che le mie cicatrici non erano un segno di debolezza, bensì una firma indelebile del mio nuovo percorso".
Oggi Marco mostra la sua amputazione senza pregiudizi, cammina, fa sport, partecipa a eventi e incoraggia gli altri a non nascondersi. Ha scoperto il piacere della solitudine e imparato a stare bene con se stesso: "Spesso esco da solo, e sto benissimo. Ho imparato ad apprezzare la mia compagnia".
Lo sport è diventato la chiave di volta della sua rinascita. Marco, che già prima dell’incidente giocava a calcio, non ha mai voluto smettere: ha deciso di continuare, ma in modo nuovo, trasformando il suo ostacolo in una forza. Oggi è il leader degli “Insuperabili”, la squadra amputati con cui scende in campo insieme a persone che, come lui, hanno vissuto esperienze difficili e le hanno trasformate in energia e determinazione. È anche giocatore della Nazionale Italiana Amputati e promotore del movimento sportivo dedicato all’inclusione, impegnato a diffondere un messaggio di speranza, coraggio e rinascita attraverso lo sport.
"Fare sport è la vera chiave della felicità. Ti aiuta a riscoprire il tuo corpo, la tua energia e la tua voglia di vivere. La mia vita non è finita quel 14 ottobre del 2018, ma ne è iniziata una nuova, diversa, sotto molti aspetti persino migliore".

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