Insuperabili Genova, se il cambiamento passa dal campo

I due referenti, Fazzalari e Melotti: “Inclusione vera? Si pratica e non si dice. Facendo squadra e con impegno la crescita è continua”
Insuperabili Genova, se il cambiamento passa dal campo

Genova spinge forte. La sede Insuperabili del capoluogo ligure – tra le prime nate sul territorio – continua a macinare attività, progetti e risultati, con un’idea chiara: lo sport come motore di cambiamento reale, dentro e fuori dal campo.
A guidare il gruppo ci sono Stefano Fazzalari (Referente) e Chiara Melotti (Coreferente)
. Entrambi psicologi, uniti da una visione comune: lavorare sulla persona, non solo sull’atleta. “Ci siamo trovati subito: andavamo nella stessa direzione. La nostra formazione ci aiuta ad avere un pensiero condiviso e una visione globale”, spiegano.

La “firma” Insuperabili: la persona al centro

Il punto di partenza è sempre lo stesso: inclusione concreta, non di facciata.
“Insuperabili guarda la persona nella sua totalità: lavoriamo per migliorare sia a livello sportivo che umano. È questo che ci rende unici”, sottolinea Fazzalari.
E Melotti affonda: “La differenza sta nel praticare l’inclusività, non nelle parole”.

Da un’esigenza a una sede: com’è nato tutto

La scintilla nasce in modo semplice, quasi “da spogliatoio”: un bisogno, una soluzione trovata… e poi un progetto che decolla.
Un’estate cercavo un’attività per un ragazzo con disabilità che seguivo. Ho scoperto Insuperabili e li ho contattati per trovare una soluzione. Da lì il colloquio con Davide Leonardi, Ezio Grosso e Annalisa Cerrone, e la scelta di aprire una sede a Genova. È stato tutto molto spontaneo”, racconta Stefano. Poi l’ingresso di Chiara, con un percorso già tracciato: “Partivo da una tesi su sport e disabilità: quando sono arrivata al campo mi sono innamorata del progetto. Era quello che cercavo”.
Crescita, struttura e… campo: “È lì che succede tutto”.

Nel frattempo i ruoli si sono evoluti. Fazzalari oggi si occupa anche di consulenza psicologica per le prime squadre nazionali: “È stata un’evoluzione continua. Credo nel lavoro di squadra: mi arricchisco nello scambio e nelle relazioni”.

Melotti è stata decisiva nell’organizzazione della sede: “Con la crescita sono aumentate le esigenze. Ho strutturato di più l’attività e riprogettato anche la parte dedicata a bambini e silver (atleti a bassa funzionalità). Però la parte di campo resta la mia preferita: crescono gli atleti, ma cresciamo anche noi”.

Scudetti e torneo internazionale: “Emozione fortissima”

Genova pesa anche sul piano dei risultati. E il 2024/2025 (sportivamente parlando) ha lasciato il segno:
“La vittoria degli scudetti di I e II Livello FIGC-DCP, con diversi ragazzi di Genova coinvolti, è stata un’emozione fortissima. Nello stesso weekend abbiamo vinto anche il torneo internazionale ‘Tutti in Gioco’, a cui siamo molto legati”, evidenzia Stefano.

Obiettivo: entrare nelle scuole e raggiungere più famiglie

Il prossimo step è allargare ancora il raggio d’azione, oltre il rettangolo verde:
“Vogliamo sviluppare sempre più attività fuori dal campo, raggiungere più famiglie, entrare nelle scuole e far capire l’importanza dello sport fin da piccoli”, guarda avanti Chiara. “Siamo tutti diversi, e ognuno può avere la sua eccellenza”.
Chiusura con un messaggio che sa di spinta, non di retorica:
“Il confronto con le persone con disabilità mi insegna che siamo tutti diversi e che possono esserci eccellenze in ognuno di noi. La strada è lunga, ma stiamo andando nella direzione giusta”, dice Fazzalari.
E Melotti completa: “Vedere i bambini in campo e i genitori sugli spalti è il motore per iniziare, attraverso il gioco, un cambiamento reale”.

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