Davide Grippo, icona del calcio per sordi. L'azzurro della Nazionale nel sangue e un nuovo inizio con Insuperabili: "Non chiediamo la luna, ma di essere trattati come atleti"

Dall’addio alla maglia azzurra alla nuova sfida con Insuperabili: venerdì a Formello il debutto della squadra nel calcio a 11 sordi, tra memoria, responsabilità e pari opportunità
Davide Grippo, icona del calcio per sordi. L'azzurro della Nazionale nel sangue e un nuovo inizio con Insuperabili: "Non chiediamo la luna, ma di essere trattati come atleti"

Ci sono maglie che non si tolgono davvero. Anche quando arriva il momento di salutarle. Anche quando una partita diventa l’ultima e, dentro, non si è ancora pronti a chiamarla così. Per Davide Grippo, la Nazionale Italiana Calcio Sordi FSSI è stata molto più di una squadra: è stata appartenenza, responsabilità, orgoglio. Una seconda pelle.

Capitano azzurro, 45 presenze e 6 gol con l’Italia, Grippo ha vissuto la maglia della Nazionale (sino al ritiro di qualche mese fa) come un punto d’arrivo. Non una tappa qualunque, ma il luogo in cui dare senso a un percorso costruito con sacrificio, tenacia e passione. Oggi quell’esperienza non resta chiusa nei ricordi: diventa il filo che lo accompagna in una nuova sfida, quella con Insuperabili.

Un nuovo inizio

Venerdì 12 giugno, al Centro Sportivo della S.S. Lazio di Formello, Insuperabili farà il suo debutto nel campionato FSSI di calcio a 11 contro ASD Real Roma. Non sarà il debutto di Grippo - veterano della competizione - , ma quello di una squadra che per la prima volta entra nel calcio a 11 sordi. Una prima volta che pesa, perché racconta una crescita, un’apertura, una possibilità in più per tutto il movimento.

“Prima della mia ultima partita con la Nazionale mi avevano già avvertito che ci sarebbe stato un cambio per permettermi di salutare la maglia azzurra. Ma in quel momento, dentro di me, non avevo ancora realizzato che sarebbe stata davvero l’ultima. Mi sono passati davanti tanti flashback: tornei, battaglie in giro per il mondo, compagni, emozioni. Il cuore batteva forte”.

L’azzurro, per Grippo, non è mai stato soltanto un colore. È stato il simbolo di un cammino, di una fiducia conquistata, di un ruolo da onorare. Essere capitano significava guidare, ma anche capire. A volte senza bisogno di parole.

“Nel nostro mondo basta uno sguardo per capire se qualcosa non va. Io ero tra i più grandi e avevo intorno tanti giovani. Ho provato a proteggerli, ma anche a lasciarli sbagliare, perché solo così si impara. Spero di essere stato un buon esempio e di aver lasciato un buon ricordo”.

Tra i ricordi più forti c’è la semifinale contro la Turchia, nel 2017. A fine partita, i tifosi turchi chiamarono gli azzurri sotto la loro curva per rendergli onore. Dissero che l’Italia era stata la squadra che li aveva messi più in difficoltà.

“È uno di quei momenti che ti rimangono dentro”.

Il percorso di Grippo, però, non è stato lineare. Da bambino non ha fatto scuola calcio. Ha iniziato più tardi, intorno ai 14-15 anni, dopo aver praticato diversi sport, soprattutto atletica leggera. Nei momenti liberi giocava nel campetto della chiesa di San Raffaele, nel suo quartiere. Proprio lì un dirigente di una squadra sorda di calcio a 5 di Roma lo notò.

“Da lì è iniziato un percorso in salita. Ma con tenacia e convinzione sono arrivato dove volevo arrivare”.

Una delle svolte è arrivata con i Mondiali di Paestum. Da quell’esperienza è nato il legame con il POK Athens, squadra greca impegnata nella Deaf Champions League. Dieci anni intensi, fatti di vittorie, sconfitte, crescita e consapevolezza.

“Lì sono arrivato al mio apice da giocatore. Ho vissuto un’esperienza bellissima, fatta di momenti diversi, ma tutti importanti. Oggi, dopo aver smesso nel 2025 con la Nazionale e dopo aver conseguito anche il patentino UEFA C, sono direttore tecnico”.

La passione, però, non si è mai spenta. Ha solo cambiato forma. Dalla maglia azzurra al ruolo tecnico, dalla Nazionale a Insuperabili, il filo resta lo stesso: mettere il calcio al servizio di qualcosa che va oltre il risultato.

“Non c’è mai stato davvero un momento in cui ho pensato di dire basta. La passione era troppo grande. La maglia azzurra, per me, era un punto d’arrivo”.

Insuperabili arriva in questo momento della sua vita (ha già disputato il campionato di futsal qualche mese fa) come una nuova responsabilità. Un progetto scelto sapendo di partire da zero, ma anche con la convinzione di poter costruire qualcosa di importante.

“Ho scelto Insuperabili con il cuore. È una società sensibile, ha molta visibilità e può fare bene a tutto il movimento. Noi siamo sordi, ma non siamo incapaci. Possiamo fare tutto, ognuno nelle proprie possibilità. Ma quella possibilità bisogna darcela”.

Il debutto di venerdì, allora, non è soltanto una partita. È l’inizio di una strada. È Insuperabili che entra per la prima volta nel calcio a 11 sordi, portando in campo non solo una squadra, ma un messaggio: lo sport può essere riconoscimento, spazio, futuro.

Grippo lo sa bene. La sua carriera è passata dall’azzurro, dalle competizioni internazionali, dai sacrifici di chi deve spesso dimostrare più degli altri. E oggi quella storia diventa esempio per chi comincia.

Il mondo Insuperabili, racconta, gli ha aperto ancora di più gli occhi. Gli ha fatto capire quanto ogni disabilità sia diversa, con le proprie difficoltà e i propri punti di forza. “Io ho solo da imparare. Le disabilità sono tutte diverse. Ognuna ha i suoi pregi e le sue difficoltà. Una cosa però l’ho capita: la felicità è pari opportunità”.

Per questo la richiesta è semplice, concreta, senza retorica.

“Noi non chiediamo la luna. Chiediamo di essere riconosciuti come atleti, di avere le risorse necessarie e la possibilità di fare il salto di qualità”.

E ai ragazzi, alla vigilia di una nuova prima volta, Grippo lascia il messaggio più importante: non smettere di crederci. Anche quando la strada è complicata. Anche quando ci sono bullismo, pregiudizi, difficoltà.

“Non bisogna mai smettere di sognare. Se si lotta davvero, il risultato prima o poi arriva”.

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