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Sbk, Lowes: «Pensavo solo alle moto, ora mi godo anche la vita»
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Sbk, Lowes: «Pensavo solo alle moto, ora mi godo anche la vita»

Il pilota Pata Yamaha è intervenuto sul sito ufficiale del Mondiale

mercoledì 24 aprile 2019

ROMA - È uno dei personaggi più rappresentativi del WorldSBK, dove corre da cinque anni. Alex Lowes, pilota del Pata Yamaha WorldSBK Team dal 2016, si è raccontato in un lungo intervento sul sito ufficiale del Mondiale Superbike.

NON SOLO MOTO «Negli ultimi anni ho imparato come godermi di più la vita stando a casa. Quando ero più giovane pensavo solo a correre e avevo difficoltà a togliermi quell’idea dalla mente», racconta il 29enne. «Provo ad essere il più normale possibile lontano dai circuiti ma ovviamente l’idea di tornare in pista non si allontana mai dai miei pensieri - continua - Cerco di fare cose comuni come essere un buon marito e amico. Circa due anni fa mi sono sposato con Corrinne. Ovviamente, avendo un fratello gemello sono molto legato a lui, ma ho anche un buon gruppo di amici. Alcuni li ho conosciuti perché appartengono al mondo dello sport, tra i quali c’è chi ha fatto delle competizioni in bici, mentre alcuni sono amici incontrati nel corso della vita quotidiana».

UNA VITA TRANQUILLA Adrenalina della pista a parte, la routine quotidiana di Lowes è piuttosto tranquilla: «In un giorno qualsiasi, appena mi sveglio, mi alleno - continua - Per il resto della giornata mi piace dedicarmi ai miei hobby come giocare a golf, è il mio passatempo preferito. Tutto è iniziato tanto per fare qualcosa di diverso per divertirsi con gli amici ma è un gioco che richiede molta concentrazione, devi focalizzarti su qualcosa e adesso voglio solo cercare di migliorare».

GLI ESORDI Il pilota Yamaha ha poi ricordato i suoi primi tempi a borso di una moto: «Ho iniziato a correre con una moto da cross quando avevo sei anni, avevo una KX60. Ma la mia prima moto è stata una Yamaha T80 trials quando avevo quattro anni. Giravo in giardino, mi sembra che sia passato un sacco di tempo. Mio padre correva e quando ero piccolo mi piaceva molto andarlo a vedere quando gareggiava. Ero solito girare nel campo dei miei nonni e la sfida tra me e mio fratello era per vedere chi dei due sarebbe stato il primo ad usare una BMX senza stabilizzatori, c’è sempre stata rivalità tra noi due. Poi ho iniziato a praticare motocross e sono riuscito a ricavarmi uno spazio per competere, è lì che è iniziato tutto». La svolta è arrivata con l'adolescenza: «Probabilmente avevo 13 o 14 anni quando capii che volevo correre da professionista e provare a diventare campione del mondo. Ovviamente, è qualcosa che ho sempre voluto fare ma prima di riuscirci pensi solo a quanto sia bello correre ogni weekend. Ci sto ancora provando e voglio diventare campione del mondo. Penso di avere ancora qualche anno per provarci».

LA FAMIGLIA Lowes dedica un pensiero anche ai suoi genitori: «Avere due figli che vogliono correre è impegnativo ma avere due gemelli che vogliono correre è ancora più complicato, devo loro molto, sono stati fantastici. Non posso immaginare lo stress che abbiano dovuto sopportare nel crescerci. Quando lasciai la scuola - prosegue - ero un elettricista e lavoravo nell’azienda di famiglia. Non ho goduto nemmeno uno dei giorni trascorsi lì perché sognavo di correre in moto. È stato comunque un bene, perché quell’esperienza mi ha permesso poi di apprezzare ancora di più quello che ho ora. Ho avuto la fortuna di poter fare quello che volevo e continuerò a lavorare per migliorarmi sempre di più». La passione per le moto gli ha prevedibilmente creato qualche problema: «Perdevamo le gare per sostenere gli esami e, in quel momento, odi i tuoi genitori perché l’unica cosa che vorresti fare è correre. Adesso che sono adulto non mi dispiace, in fondo abbiamo un buon livello di educazione e ho imparato a distinguere cos’è giusto e cos’è sbagliato».

GLI IDOLI Infine, una dedica ai suoi idoli: «Mick Doohan lo era quando ero bambino, guardavamo sempre video in cui batteva i suoi rivali, era fantastico. Crescendo siamo diventati fan di Valentino Rossi che vinceva sempre. Era un vincitore spietato, però mi piace molto anche per quel che ha apportato allo sport. Lo ammiro molto, ora ha 40 anni e continua ad essere forte. Negli ultimi 20 anni ha portato le corse di moto in un altro livello e ha fatto aumentare l’audience. Gli sono molto grato per questo», conclude.

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