Citroën 2CV, il racconto verso il Raduno del Secolo
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Citroën 2CV, il racconto verso il Raduno del Secolo

Partenza da Milano con destinazione Parigi. A bordo della mitica "Deuche", come la chiamano i francesi, riaffiorano emozioni e ricordi 

 Pasquale Di Santillo mercoledì 17 luglio 2019

Entrare in un tempio a quattroruote con il timore di rovinarlo. Il Centenario di Citroën, il raduno del secolo, la carovana di appassionati che porta diretti dove converge la passione. Tutto bello, ma poi ci si deve sedere, nel tempio, guidarlo e portarlo a destinazione dopo oltre 1.100 chiloetri di strada.

Ecco, l’impatto con la mitica 2CV, la “Deuche” come la chiamano i francesi, imponeva una riflessione più profonda delle solite prove. E quando me la sono ritrovata davanti nella storica sede di Citroën Italia a Milano è stato come un tuffo al cuore, i ricordi della giovinezza, i viaggi senza pensieri con gli amici in quelle estati infinite. 

Quella che ci affidano è una serie speciale realizzata da uno degli artisti più apprezzati di Citroën, Serge Gevin, sulle ceneri di una 2CV Club del 1982. Scocca bianca, parafanghi gialli come cofano posteriore e capote, paraurti bianchi alla stregua dei cerchi, fari rotondi. In più sul bagagliaio il disegno di un salvagente e sulle portiere quello di un cappello da marinaio con pipa. Il primo pensiero che passa per la testa, è quello di una barchetta in mezzo al mare, il sole, ma soprattutto una simpatia innata, travolgente come la voglia di vivere, di guidare, di viaggiare, che è capace di trasmettere.

C’è tanta gente intorno a lei come alle altre vetture alla partenza della carovana: una Dyane, tante Citroën Pluriel e addirittura una Visa Chrono. Ma gli occhi sono tutti per la “mia” 2CV. Interviste, foto, video: sono dettagli. Finalmente si parte. Si deve andare verso Lione: i primi 460 km, la prima tappa di un viaggio che ci farà passare prima per Sevres, poi per Chartres, fino a raggiungere, venerdì, la Fertè-Vidame nella Loira, il luogo scelto per il raduno del secolo.

Sono le 11.38 e il rumore del bicilindrico da 29 cavalli è musica per le orecchie. Inconfondibile. Qualcosa a metà strada tra un macinino e una lavastoviglie. Sarà la colonna sonora - l’unica, in assenza di stereo - del viaggio.

Si esce da Milano aggirando il traffico e si imbocca l’autostrada verso Torino tra la gente che ti affianca sorride e applaude. La nostra 2CV non sembra una macchina, piuttosto una star. Piace a tutti e tutti vorrebbero accarezzarla, oggetto nemmeno troppo nascosto del desiderio di possedere una macchina diversa, originale, invece di una delle tante insignificanti repliche che si vedono sulle strade, tutti i giorni. Ed è incredibile come, una macchina pensata a metà degli anni ‘30 da tale Pierre Jules Boulanger, con una filosofia completamente diversa da quelle di oggi, e poi prodotta in oltre 5 milioni di pezzi dal 1948 al 1990, sappia ancora affascinare e meravigliare.

Una macchina pensata e nata per la campagna (“devono essere quattroruote sotto un ombrello, capaci di ospitare due contadini, col cappello, 50 kg di patate e un paniera di uova  e di viaggiare su un campo arato senza romperne una”, questo il diktat) ancora perfettamente in grado di districarsi con il traffico di oggi. Incredibile.

La 2CV viaggia spedita, 100 anche 110 km/h tra i fari delle macchine e gli strombazzamenti collettivi. Sembra una festa. Prendiamo l’autostrada in direzione Aosta, anzi Monte Bianco che già si intravede nello skyline. Il rumore all’interno è assordante: perchè o chiudi i finestrini, si quelli orizzontali divisi in due che si sovrappongono all’apertura, e puoi tranquillamente morire asfissiato con le temperature, anche rinfrescate di questi giorni, senza comunque avere l’insonorizzazione (inso che???) garantita, oppure scegli la compagnia del rumore dell’aria che entra senza sosta nelle ampie aperture non regolabili con nessuno strumento meccanico....

Si arriva a Courmayeur per una sosta veloce per il pranzo e poi giù diretti veloci verso Lione con la discesa dal Bianco che si trasforma un’esperienza da raccontare. Più che scendere è una sorta di infinito slalom gigante, con la fila di Tir e di macchine in attesa di entrare in Italia che assiste allo show. La 2CV non si guida in queste condizioni, si gestisce. Passiamo accanto all’uscita di Albertville e ci viene facile il parallelo con Alberto Tomba che qui alle Olimpiadi invernali del 1992 vinse l’oro nello gigante e l’argento nello speciale. Le sospensioni della 2CV sono come gli sci di Albertone, come i parabordi di una barca a vela, si poggiano sulle onde, pardon, sulle curve, e ti spingono verso il tratto successivo di strada. Uno spettacolo, davvero.

Il resto è un comodo viaggiare fino a Lione dove arriviamo praticamente all’ora di cena, vagamente stanchi ma felici e soddisfatti per l’esito di questa prima tappa.

Domani si va a Sevres, passando per Clermont Ferrand, casa Michelin. Continuate a seguirci. Con la 2CV il divertimento è assicurato.

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