Pagina 2 | Valentino Rossi e lo shock Simoncelli: “Ca**o, eravamo 22 in quella pista…”

Tra un impegno motoristico e la vita da papà, Valentino Rossi ha trovato il tempo per raccontarsi senza veli al podcast di Giacomo Poretti, il "Giacomino" del Trio Aldo, Giovanni e Giacomo. Partendo dal principio rivela: "Da piccolino io per tutti ero il figlio di Graziano, un pilota e lui per giocare con me mi portava in moto. Era la cosa che ci piaceva di più fare insieme e quindi io ho sempre voluto essere un pilota di moto. Dunque mi è capitato di farmi questa domanda, ‘se mio babbo avesse fatto il calciatore o il tennista e io avessi iniziato a giocare a un anno e mezzo, sarei diventato forte anche a calcio a tennis?’. Sinceramente non so quantificare l’importanza del talento e quanto questo faccia la differenza. La cosa di cui sono certo è che per uno sportivo di livello top la vera differenza la fa la disponibilità a dare tutta la propria vita a quello sport. Iniziare a due o tre anni e dedicarti solo a quello dando tutto te stesso...".

 

Valentino e le gag per festeggiare le vittorie

Tante vittorie (115), altrettante, più o meno, le gag per festeggiarle: "Per me negli anni '90 già pensare di poter correre nel Motomondiale era come entrare in un cartone animato, mi sembrava qualcosa di impossibile pensa poi riuscire a vincere. - commenta -. Però mi è sempre sembrato che i piloti dopo la vittoria fossero tutti un po' scarichi, insomma il giro con la bandiera, lo champagne e lì ho pensato che sarebbe stato bello fare qualcos'altro. E visto che si vinceva spesso e volentieri le occasioni erano tante nei primi anni di carriera e il divertimento era proprio pensare a cosa invertarsi per festeggiare la vittoria successiva ed è così che sono nate tutte queste stupidaggini coi ragazzi del Fan Club... Cose da bar di Tavullia con un taglio provinciale e devo dire che è stata una figata. La mia preferita? La bambola gonfiabile forse, perché è stata una delle prime e la gente rimase proprio scioccata quando la vide". 

 

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Valentino e la morte di Simoncelli

Il Dottore, poi, ricorda la morte di Marco Simoncelli avvenuta a Sepang il 23 ottobre 2011: "Il Sic era troppo simpatico, era uno sanguigno, un romagnolo doc. Era sempre una ‘comica’ nel senso positivo stare con lui. Se la sua morte mi ha fatto pensare di smettere? No, lì per lì è stato veramente uno shock perché ho perso un amico ma soprattutto sono stato parte dell'incidente in cui ha perso la vita e quella è sempre stata una cosa che mi è spiaciuta un sacco... Se ci pensate ‘Ca**o eravamo in 22 in pista e in quel momento sono stato proprio io a centrarlo...’. Però non ho pensato di smettere perché mi sono fatto un esame di coscienza e alla fine la realtà è che non ho potuto fare proprio niente per evitare questa fatalità e da lì ciò che è rimasto è solo il rammarico per aver perso un grande amico con cui dal 2006 ho trascorso tanto tempo insieme.... Mi piaceva allenarmi con un pilota forte come Marco che poi è diventato un mio rivale ed è da quell’esperienza che due anni dopo è nata la scelta di creare l’Academy, l’idea di creare qualcosa che potesse aiutare i piloti italiani ad arrivare in MotoGp e a vincere. È un bell'impegno perché i piloti di base sono tutti delle teste di c***o e gestirli è difficile ma dà un gran gusto".

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Valentino Rossi e l'Academy

Una delle cose di cui va più fiero è la sua Academy: "Passare tanto tempo con i ragazzi giovani è bello perché ti permette di restare giovane, inoltre a me piace proprio fare il tifo per loro e quando guardo le loro gare è proprio una sofferenza. Qual è il mio compito nell’Academy? Fino a quando correvo il mio compito era allenarmi con loro e passare gran parte del tempo insieme in pista e in palestra, oggi la mia mansione è seguire gli allenamenti in moto. Decidere dove andare a girare e poi partecipare alle sedute correndo insieme e sfidandoli".

I riti scaramantici prima delle gare

"Il mio rapporto con la scaramanzia? Io sono scaramantico quasi all'estremo - rivela -, ora che non corro più in moto lo sono molto meno. Ma credo che lo sport è fatto di rituali, routine e dunque si presta molto a questo tipo di pratiche. Alla fine servono a darti sicurezza, anche se nel corso della carriera ho avuto mille volte la riprova che non funzionano finiva che le facevo comunque. Qualche esempio? Quando preparo la valigia i calzini rigorosamente neri, mi metto a guardarli uno a uno e li scelgo o scarto a seconda di come era andata nella gara. Poi vabbè la routine dell'ora prima della gara negli anni è sempre stata uguale. Cyclette sempre alla stessa ora nel motorhome e in sottofondo ogni domenica sempre il disco Bollicine di Vasco Rossi rigorosamente dalla prima traccia...".

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Barcellona 2009 e il sorpasso a Lorenzo

Infine come non ricordare il successo a Barcellona 2009 con il sorpasso a Lorenzo all'ultima curva: "Quella è la gara in cui ho goduto di più. Lì è stata proprio una botta di adrenalina pazzesca. Quel sorpasso l’avevo già fatto con Stoner l’anno prima al penultimo giro ma lui mi aveva risorpassato e fu vano ma memore di quel ricordo mi sono detto ‘proviamoci’. La curva prima gli sono uscito attaccato, poi c’è il momento più bello il in cui dici mi butto dentro e dici provo, lì per lì visto quanto è serrata la battaglia il mio pensiero è stato ‘se casco, spero di far cascare anche lui’. Lì per lì ho visto che non ci stavo e così mi è venuta l’idea di scalare una marcia, farla in seconda invece che in terza e ho sentito che ci stavo e riuscivo a stargli davanti e completare il sorpasso e a quel punto ho dato gas e ho realizzato che da lì non mi avrebbe potuto più passare. In quei sei secondi è stata l’apoteosi, un’autentica esplosione".

 

 

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Valentino e la morte di Simoncelli

Il Dottore, poi, ricorda la morte di Marco Simoncelli avvenuta a Sepang il 23 ottobre 2011: "Il Sic era troppo simpatico, era uno sanguigno, un romagnolo doc. Era sempre una ‘comica’ nel senso positivo stare con lui. Se la sua morte mi ha fatto pensare di smettere? No, lì per lì è stato veramente uno shock perché ho perso un amico ma soprattutto sono stato parte dell'incidente in cui ha perso la vita e quella è sempre stata una cosa che mi è spiaciuta un sacco... Se ci pensate ‘Ca**o eravamo in 22 in pista e in quel momento sono stato proprio io a centrarlo...’. Però non ho pensato di smettere perché mi sono fatto un esame di coscienza e alla fine la realtà è che non ho potuto fare proprio niente per evitare questa fatalità e da lì ciò che è rimasto è solo il rammarico per aver perso un grande amico con cui dal 2006 ho trascorso tanto tempo insieme.... Mi piaceva allenarmi con un pilota forte come Marco che poi è diventato un mio rivale ed è da quell’esperienza che due anni dopo è nata la scelta di creare l’Academy, l’idea di creare qualcosa che potesse aiutare i piloti italiani ad arrivare in MotoGp e a vincere. È un bell'impegno perché i piloti di base sono tutti delle teste di c***o e gestirli è difficile ma dà un gran gusto".

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