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Verstappen rimane, la Red Bull cambia

Rivoluzione culturale: da un uomo solo al comando (Horner) a più capi con più peso della parte austriaca

Beatrice FrangioneBeatrice Frangione

Pubblicato il 01.08.2025, 06:15

4 min

Una metamorfosi. Come il Gregor di Kafka, anche il ruolo di Christian Horner in Red Bull si è trasformato, diventando qualcosa di diverso dalla sua natura originaria: da guida brillante e propulsiva a figura totalizzante, percepita col tempo come un peso che limitava il cambiamento e l’agilità del team. Il suo addio, tuttavia, è solo il primo passo di una ristrutturazione ben più ampia e complessa, una trasformazione strutturale e culturale che segna il passaggio da un modello fortemente personalistico a un modello più distribuito e industriale nella gestione della squadra di Formula 1. Una ristrutturazione che però ha un punto fermo: Max Verstappen. Ieri a Budapest l’olandese ha confermato quello che ormai si sapeva: resterà in Red Bull almeno il prossimo anno. «Non ho mai detto nulla a riguardo perché ero concentrato solo a parlare con la squadra su come potevamo migliorare le nostre presta-zioni e sulle idee per l’anno prossimo. Credo che sia però giunto il momento di mettere fine a tutte queste voci, per me è sempre stato abbastanza chiaro che sarei rimasto in ogni caso».

Horner-Verstappen, parla Marko

Anche con Horner? Secondo Helmut Marko, consulente della squadra austriaca, la decisione di separarsi dall’ex team principal è stata presa internamente da Oliver Mintzlaff, uno dei tre CEO del gruppo, delegato alle attività sportive dopo la scomparsa di Dietrich Mateschitz. Marko ha raccontato come Horner sia stato informato a Londra, ringraziato per i vent’anni di successi e gli otto titoli mondiali conquistati, ma ritenuto ormai inadatto a garantire la competitività di un team chiamato a rinnovarsi. Il trend degli ultimi mesi ha visto la squadra passare da dominatrice a inseguitrice, complice anche la perdita di figure tecniche fondamentali che avevano contribuito ai trionfi recenti. Per Marko, è necessario riportare ordine, chiarezza e controllo nelle aree strategiche: «Stiamo rivedendo ogni aspetto per ottenere la massima efficienza» ha spiegato, sottolineando come l’eccessiva centralizzazione avesse finito per rallentare alcune decisioni cruciali.

La duplice sfida

A raccogliere l’eredità è Laurent Mekies, ingegnere con lunga esperienza in F1 che ne negli ultimi mesi ha guidato la Racing Bulls attraverso un percorso di crescita tecnica e organizzativa. Pur mantenendo formalmente il doppio ruolo di CEO e team principal, Mekies non avrà la stessa concentrazione di potere di Horner: molte responsabilità saranno affidate a fi gure dedicate nei diversi reparti, consentendogli di focalizzarsi sull’attività in pista e sull’evoluzione tecnica della monoposto. Marketing, Powertrains e progetti speciali avranno nuovi responsabili, mentre la sede austriaca del gruppo assumerà un ruolo più diretto nella supervisione strategica. È un cambio culturale importante per una squadra che, per due decenni, aveva ruotato attorno alla figura di un solo uomo. La sfida ora è duplice: recuperare terreno nel Mondiale e prepararsi alla rivoluzione tecnica del 2026, quando il nuovo motore dovrà dare conferme. Il licenziamento di Horner non è solo la fine di un’era gloriosa, ma l’inizio di un ambizioso progetto di rinnovamento che punta a riportare Red Bull ai vertici della F1 con una struttura più agile, tecnica e meno personalistica.

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