Kimi Antonelli come Ascari! Perché vincere il titolo è più che possibile

Il giovanissimo pilota italiano si sta divertendo a togliere polvere a vecchi record e con quest’auto ha nel mirino il grande bersaglio

Quando per pesare la grandezze delle imprese servono i numeri, vuol dire che è il momento del pennarello rosso per mettere il circoletto sul giorno del calendario. Vuol dire che ci troviamo di fronte a qualcosa di significativamente importante. Epocale. È il caso di Kimi Antonelli, capace di vincere due Gran Premi di fila: l’ultimo pilota italiano a riuscirci il milanese Alberto Antonio Ascari, al volante di una Ferrari. Ovviamente l’elettronica per le auto non era stata manco immaginata e quei bolidi viaggiavano velocissimi soprattutto se il pilota aveva talento.

Dal 1953 a oggi: il record di Ascari e i 73 anni di attesa

Correva il 1953 e alla fine della stagione Ascari firmò il suo secondo Mondiale consecutivo. E allora eccolo il numero che dobbiamo avere ben stampato in mente per capire la storicità del trionfo di Kimi nel Gran Premio del Giappone: 73! Sono dovuti passare 73 anni per rivedere un nostro formulista salire sul gradino più alto del podio per due gare consecutive. Giusto per renderci conto di quanta acqua sia passata nel frattempo ecco alcuni scatti dell’epoca. Il 1953 fu l’anno in cui per la prima volta l’uomo salì sul tetto del mondo, l’Everest, morì Stalin, in Inghilterra venne incoronata la regina Elisabetta II, si registrò l’inagurazione a Roma dello Stadio Olimpico con la partita Italia-Ungheria e cominciarono le trasmissioni televisive. Appunto, un’era geologica fa. Ascari e Antonelli per due imprese lontane tra loro non solo per lo spazio temporale che le separa. Due vittorie differenti. Per il milanese, pilota maturo di 34 anni, si trattava della seconda stagione al vertice dopo essersi laureato iridato la stagione prima, sempre al volante della Rossa. Per l’emiliano, baby asso patentato da poco maggiorenne, siamo all’anno dell’esplosione con fuochi d’artificio che fanno allegria.

Il futuro di Antonelli: sogno mondiale e nuovi primati italiani

La speranza è che nella scia di Ascari il nostro Kimi resti a lungo. Perché significherebbe riuscire a conquistare il titolo Mondiale che non vinciamo appunto dal 1953 con il grandissimo Ascari, il pilota buono soprannominato Ciccio per le sue guance piene anche se aveva sposato una vita da atleta per essere sempre al top della condizione. Un soprannome datogli dal papà, anche lui pilota. Dunque Kimi il predestinato ha cominciato a riaggiornare i primati dei piloti tricolori. In Cina, sulla pista di Shanghai, una pole made in Italy che mancava dal 2009 (17 anni) con Fisichella a Spa. Poi il trionfo nel Gran Premio che ci mancava da 20 anni, sempre targato Fisichella, e ora questa doppietta che non gustavamo dal 1953. Di questo passo è lecito immaginare che Kimi Antonelli possa togliere altra polvere da vecchi primati che gli appassionati italiani di motori da troppo tempo devono sopportare. Certo, avere Antonelli mondiale sulla Rossa sarebbe il massimo. Ma serve tempo per tutto. Anche per i sogni. Per il momento godiamoci questa bellissima realtà. Che può diventare iridata.

 

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