Dakar, diario di viaggio: la caotica Lima

Inizia il viaggio e subito superata la prima impresa: uscire dalla capitale peruviana
Dakar, diario di viaggio: la caotica Lima

La cosa più difficile da fare, quando sei a Lima e ti devi muovere in macchina, è uscire dalla città. E per fortuna era domenica. Un delirio, dove non esistono regole, anzi una sola. Fare il prima possibile. E quindi, nonostante il gruppo comprenda una colonna-convoglio di 8 Mini Countryman, si va di slalom con rischi e pericoli. E un paio di volte ce la vediamo davvero brutta perchè quando un pullman di quelli grandi decide di girare all’ultimo momento o sei concentrato e reattivo oppure ti fai il segno della croce. La Panamericana Sur (sud) in questo primo tratto scorre a quattro corsie (2 e 2), quelle di emergenza ci sono ma sono optional come le frecce.

Occupate da nugoli di ciclisti in mountain bike e caschetto che si fermano ogni 50 metri ad uno delle migliaia di chioschi che vendono gelati e pane artigianale, frutta come se piovesse. Una maniera intelligente per “coprire” quello che c’è dietro. Una baraccopoli senza fine, fatta di case di fango e povertà infinita, che però non toglie umanità a queste persone meno fortunate che ti salutano col sorriso in ogni momento. Agglomerati che si susseguono intervallati da qualche elegante residence con portoni…medievali e mura di cinta con la sicurezza in bella vista con tanto di pistole e mitragliette. In Perù e’ estate e potrebbe essere una domenica di esodo di partenza per le vacanze, quelle da bollino rosso. E infatti il traffico resta intenso anche se si comincia a sciogliere dopo 120-150 chilometri.

Ne mancano quasi 350 all’arrivo e pensi di respirare. Invece no, perchè le corsie si dimezzano e inizia un calvario senza fine. I camion. In Perù praticamente non esiste il traffico su rotaia e nemmeno la legge che come da noi vieta la circolazione dei camion la domenica. Morale, dopo aver attraversato i caotici centri abitati simili sempre a bidonville, di Ica e Nazca, ci ritroviamo in questo deserto scuro, cupo come il cielo di queste parti. Ma per arrivare alla nostra destinazione finale, San Juan de Marcona a ridosso dell’Oceano alla fine trascorrono quasi 8 ore al netto di un paio di soste…fisiologiche. Estenuante!

Tuttosport

Abbonati all'edizione digitale di Tuttosport

Scegli l'abbonamento su misura per te

Sempre con te, come vuoi

Edizione digitale
Edizione digitale

Commenti

Loading...