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Auto Elettriche, allarme occupazione: possibile calo del 30% dei posti di lavoro

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Con la produzione su larga scala di auto elettriche si prevede un calo degli occupati e una diminuzione delle ore di lavoro. Questo lo scenario delineato in un convegno tenutosi al Politecnico di Torino

Auto Elettriche, allarme occupazione: possibile calo del 30% dei posti di lavoro
lunedì 24 febbraio 2020

Il seminario “Mobilità sostenibile al lavoro. Occupazione e produzione industriale per la mobilità del futuro”, organizzato dalla Fiom Piemonte con le 49 associazioni ambientaliste di Sbilanciamoci e tenutosi all’Energy Center del Politecnico di Torino ha ipotizzato una possibile crisi occupazionale con una riduzione del 30% dei posti di lavoro con la produzione su larga scala delle auto elettriche. 

Dall'incontro è stata proposta anche una possibile soluzione al problema:  l’industria italiana, ancora in forte ritardo sulla sperimentazione elettrica, deve cambiare modello di sviluppo.

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Auto Elettriche e crisi occupazionale: lo scenario

I dati esaminati durante il seminario non lasciano scampo ad altre interpretazioni. Bosch infatti ha rilevato che con il passaggio dalla produzione dei motori benzina e Diesel a quello elettrico si scenderà da 10 a 1 solo occupato. Volskwagen sttima che la produzione di vetture elettriche porterà il numero di ore di lavoro a una riduzione del 30 %. In Germania, infine, dai 2,8 milioni di posti attuali tra costruttori e fornitori andranno a perdersi non meno di 410mila unità.

Le possibili soluzioni per l'industria italiana

Per rispondere alla problematica, arrivano le proposte direttamente dal seminario torinese. Come spiega Giulio Marcon, presidente di Sbilanciamoci, "con l'auto elettrica ci sarà meno occupazione, ma cambia l'idea di mobilità. L'auto da prodotto diventa servizio con il car sharing o il car pooling, la rivoluzione digitale può creare nuovi posti di lavoro. Bisogna sviluppare la produzione in ambiti nuovi come quello delle batterie, ma serve una regia pubblica". Gli fanno eco le parole di Giorgio Airaudo di Fiom Piemonte: “Se si vuole gestire la transizione a Torino abbiamo bisogno di un prodotto che abbia volumi, una nuova Punto su piattaforma Peugeot, e di una nuova fabbrica di batterie. Ne nascerà una al sud, ma ne vogliamo una anche al nord. Il mondo dell'impresa torinese si svegli"

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